Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice


Un giro di valzer 4

Posted on febbraio 07, 2010 by Maurice

Le ultime settimane non sono state proprio tranquille. La malattia del nostro piccolo ospite ha coinvolto tutta la famiglia: l’andirivieni dalla veterinaria per diagnosticare, prima, la causa del suo comportamento anomalo ed il seguirlo poi nel rapido consumarsi di ogni linfa vitale – fino alla sua inevitabile partenza – ha assorbito tutta la nostra attenzione. Sembra inverosimile quanto un esserino occupi così prepotentemente la nostra esistenza: ora che non sentiamo più il suo miagolio di saluto ogni volta che qualcuno di noi rientrava a casa, o non ce lo ritroviamo più tra i piedi alla ricerca di una carezza o di una attenzione, le stanze sono stranamente vuote.
Insomma, quindici anni non si cancellano facilmente.

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Negli stessi giorni ha preso forma la decisione di cambiare l’attrezzo con cui sto dando vita a questo post.
Il vecchio computer dimostrava tutti gli acciacchi dell’età, anche lui. Non sono un fanatico della novità a tutti i costi, non solo uno di quelli che se non vede la prima di un film non è contento o che corre in concessionaria a prenotarsi il nuovo modello presentato all’ultimo salone dell’auto. Preferisco sempre che le novità siano testate dagli altri ed affidarmi a cose ormai sicure.
Oltretutto ne va in costi: l’uscita di Windows 7 era stata annunciata per l’autunno, come è stato, ma l’hardware giacente nelle case con il bidone targato Vista doveva prima essere smaltito. Ora anche i prezzi sono scesi ed il momento era opportuno per dare una rinfrescata al sistema informatico casalingo, e questo ha sconvolto anche la sistemazione dell’arredamento.
Qualcuno potrà obiettare: che necessità c’è di cambiare l’intera disposizione di un soggiorno – che è qui dove digito – solo perché va cambiato un computer?
Il ritorno dal laptop al desktop mi ha rivoluzionato tutto. Non avevo più posto per la stampante sopra il tavolo ed un abile lavoro di bricolage mi ha permesso di recuperare un mobiletto Kartell sottoutilizzato; se la nuova soluzione era ottimale, non così il posizionamento della stampante nella stanza.
Un lampo di genio mi ha fornito la soluzione: spostiamo il pianoforte al posto del mobile piccolo, questo lo mettiamo al posto della mia scrivania che va dov’era il pianoforte. Sul mobile piccolo spostiamo la televisione e tutti i collegati, giriamo il mobile grande dov’era prima la tele, ed il gioco è fatto. Convinte della soluzione le mie donne, in tre e con una buona dose di muscoli abbiamo fatto fare un giro di valzer all’arredamento ed, oplà, ne è venuta fuori una stanza nuova, più aperta, più spaziosa, adesso sì distribuita razionalmente.
Le rifiniture al processo di cambiamento mi hanno infine occupata l’intera giornata libera: risistemare quadri e foto alle pareti, riposizionare la lampada a soffitto vicino ai divani (perché anche questi hanno dovuto essere spostati in conseguenza della nuova disposizione della tele), ah papà, visto che ci sei perché non mi attacchi le mie foto sopra il letto?, installare una chiavetta wireless per il collegamento al router al posto del cavo ethernet che non poteva correre per la stanza e, ciliegina sulla torta, una nuova webcam ad alta risoluzione per il collegamento via Skype con il figliolo parigino.
E’ tutta un’altra vita adesso.

A un gatto 0

Posted on febbraio 06, 2010 by Maurice

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Non sono più silenziosi gli specchi
nè più furtiva l’alba avventuriera ;
sei, sotto la luna, quella pantera
che a noi ci è dato percepire da lontano.
Per opera indecifrabile di un decreto
divino ti cerchiamo invano;
più remoto del Gange e del Ponente
tua è la solitudine, tuo il segreto.
La tua schiena accondiscende la carezza
lenta della mia mano. Hai accolto,
da quella eternità che è già oblio,
l’amore di una mano timorosa.
Sei in un altro tempo. Sei il padrone
di un abito chiuso come un sogno.

(Jorge Luis Borges)

Ti sei addormentato tra le braccia della tua padroncina, come sei arrivato a casa così sei partito. Ora riposa.

Buon viaggio, aristogatto 10

Posted on gennaio 28, 2010 by Maurice

Questa potrebbe essere l’ultima notte per il mio gatto, domani decideremo per la sua eutanasia dopo aver sentito la veterinaria. Non è una decisione facile.
E’ vero che all’ultima visita ci ha in un certo senso sollevato dicendo che la sua fine sarà indolore, perché la malattia lo porterà lentamente dal sopore al sonno, al coma e quindi alla morte. Non soffrirà, ma pensare di vederlo aggirarsi per casa ancora per qualche settimana, forse, con quell’aria stranita e lo sguardo assente, ridotto a sole ossa e pelo, e rifiutare il cibo e bere ogni tanto un po’ di latte o di acqua dal rubinetto, senza nemmeno la voglia di essere grattato dietro le orecchie o sotto il mento, è uno strazio.
MatisseEra nato da poche settimane – quindici anni fa esatti – quando portai mia figlia dall’uscita della scuola elementare dentro il negozio di animali. All’inizio volevamo un cane, ma la madre non era rimasta incinta; poi, riflettendo meglio sui nostri impegni di lavoro e sulle necessità che ha un cane, avevamo dirottato la nostra attenzione su un gatto: più indipendente, casalingo, per nulla esigente in fatto di passeggiate e necessità fisiologiche varie. Fatta la scelta, avevamo pensato ad una femmina, meno irrequieta e più amabile rispetto ai maschi, dicevano i libri consultati.
La nidiata di gattini disponibile nel negozio era tutta al femminile: bianche, nere, a chiazze bianche e nere, con la sola eccezione di un maschietto dal lungo pelo fulvo e bianco ed una macchia nera sulla zampina. Quando mia figlia li vide sgranò gli occhi dalla contentezza. La invitai a sceglierne uno, ma fra una dozzina come si fa a prenderne uno solo, e con quale criterio? Spiegai alla proprietaria che volevamo un gattino affettuoso, coccolone, tranquillo; senza indugi prese l’unico maschio della cesta, il rosso, e lo mise tra le mani della bimba.
Fu un amore a prima vista, nostro verso quel batuffolo di pelo lungo, e viceversa. Se lo mise delicatamente dentro il cappottino ed uscimmo.
Nella cucina del ristorante mia moglie fece le sue rimostranze di rito, ma anche per lei fu subito attrazione fatale.
La mia piccola non ci mise molto a trovargli il nome che non poteva che essere quello di un aristogatto, Matisse, un gatto geneticamente speciale (raramente i maschi sono tricolori) che ci ha distrutto i divani, rifiutato le leccornie che portavamo dal ristorante per i banali prodotti industriali, ma che ci ha accompagnato in questi lunghi quindic’anni.
Anche per lui è arrivata l’ora di partire. Non mi vergogno a confessare che mi viene il groppo alla gola. Ciao, Mati.

Smoking permitted 0

Posted on gennaio 27, 2010 by Maurice

Repubblica_fumo

Calano le vendite di sigarette (-3%) ed aumentano i fumatori (+3,5%) nell’ultimo anno, con un’inversione di tendenza che aveva visto una diminuzione di viziosi del 12%. Un controsenso? Pare proprio di no, visto che è aumentato il contrabbando.
Gli studiosi dicono che è colpa della crisi economica che ha aumentato lo stress, le preoccupazioni, il tempo libero per disoccupati e cassintegrati; messi tutti insieme questi fattori avrebbero portato alla ripresa del vizio in (ex) fumatori. E’ un’ammissione implicita che la sigaretta, se proprio non rende più sereni, ha almeno un effetto placebo sulla tensione fisica e psicologica: non a caso – e sono proprio i crociati anti fumo che lo rivelano – i chirughi si fanno una bella tirata appena usciti dalla sala operatoria per ripristinare lo stato di tranquillità psico-fisica dopo la tensione dell’operazione.
Secondo gli stessi crociati il rimedio è aumentare il costo del pacchetto. Si badi bene: non trovare dei sistemi reali per smettere di fumare o per non iniziare mai (sarà vero che fra due anni avremo il vaccino?), ma incidere sul portafoglio del tabagista. E’ come se, di fronte agli incidenti mortali che avvengono sulle strade, si invocasse l’aumento dei prezzi delle auto.
Al momento di rientrare in Italia dalle ferie io, come gli altri viziosi, abbiamo fatto scorta di sigarette all’aeroporto egiziano: a fronte di 4,5 euro a pacchetto in Italia, lì abbiamo pagato esattamente un terzo. Il che significa che lo Stato incassa due volte il prezzo di mercato di un pacchetto di sigarette.
Ovvio, quindi, che fiorisca il contrabbando. E ben venga: come dice il proverbio, chi troppo vuole nulla stringe.

Trovate le differenze 9

Posted on gennaio 26, 2010 by Maurice

 

Adrià su Corriere

Anche a me piacerebbe ritrovare l’ispirazione. Con la differenza che anche oggi io devo riaprire, come tutti i giorni.
A parte questa, trovate le altre differenze (vietato consultare la settimana Enigmistica). La discussione verrà chiusa al 2° commento.

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