Senza dubbio, la classe più competente, e la meno servile, è quella dei cuochi. (George Orwell)

Bistrot Chez Maurice


Il meglio a meno: si può 4

Scritto il 03 luglio 2009 da Maurice

Non interessa a chi l’orticello ce l’ha già - sul quale prima o dopo mi riprometto di parlare - ma solo a chi ama la frutta e la verdura di qualità (ho il vago sospetto che i lettori saranno molto pochi, c’est la vie).
Finalmente anche in Italia sono stati aperti i public market dove è possibile acquistare direttamente dai produttori. All’inizio con diverse incertezze ed errori, ma forse adesso hanno trovato una loro collocazione ed una loro fisionomia ben precisa. D’altra parte anche per il contadino si tratta di cambiare mentalità, passare dal conferimento all’ingrosso alla vendita al dettaglio.
Sempre dall’estero (ma non eravamo noi il popolo pieno di fantasia?) arriva un’altra esperienza, e più precisamente dalla Francia dove - non offendiamoci ed ammettiamolo - i palati sono più fini e più esigenti. La novità riguarda i prodotti biologici.

Il metodo più semplice è quello che ha scelto mio figlio che vive sulla Rive Gauche, ma ne esistono altri. Lui va nel negozio convenzionato sotto casa, mi pare sia un bar, dove raccolgono le prenotazioni: sceglie il cestino da tot euro (vi sono tre possibilità a prezzi differenti) e al giorno stabilito ripassa a ritirare la frutta e la verdura.
Forse qualcuno ricorda un tempo che in edicola si prendeva un pacco di giornalini a prezzo fisso, e dentro si trovava un po’ di tutto. Ecco, in Francia, fanno più o meno la stessa cosa: il cliente paga una cifra fissa ed è il contadino a mettere nel cestino frutta e verdura assortita, a sua scelta.
Il metodo funziona.
Se il contadino fa il furbo perde il cliente, ma se è corretto - come succede - si trova un cliente affezionato che ogni settimana lo gratifica con un nuovo cestino.
I prodotti sono tutti biologici ed il loro sapore e la qualità sono di gran lunga superiori agli equivalenti del supermercato.

A parte le considerazioni sulla freschezza, la qualità, il chilometro zero (ma esistono anche organizzazioni che offrono frutti esotici) e la garanzia delle coltivazioni, il fatto rilevante è che il costo per il cliente è inferiore, mancando gli intermediari vari, e per il produttore è un valore aggiunto che la catena commerciale tradizionale non garantisce.
Mangiar meglio pagando meno, gratificando maggiormente il contadino.

Un altro aspetto rilevante è che, una volta oliato e messo a regime il meccanismo, il produttore può contare su un mercato sicuro, incassando in anticipo il denaro. Questo comporta la possibilità di programmare anche gli investimenti, e non è poco in tempi come questi.
Per il cliente c’è la comodità della merce consegnata praticamente a domicilio, senza slalom fra gli scaffali, merce sempre diversa. Anche questo è un vantaggio, perché obbliga il consumatore a far funzionare il cervello in funzione dei diversi prodotti e l’organismo, non più ingabbiato nelle solite abitudini alimentari.
Una bella idea da copiare.

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Chi ci mette la faccia 2

Scritto il 02 luglio 2009 da Maurice

Nelle ultime ore ha preso vigore una polemica tutta interna al Partito Democratico, dopo la scelta di Debora Serracchiani di appoggiare Franceschini, bollando come "apparato" sia Bersani che D’Alema. Il dibattito è legittimo e ben venga, ma varie dichiarazioni - buttate sull’ironia - sinceramente fanno cadere le braccia: dalla sinistra ci si aspetta una migliore apertura mentale.

Quando la Debora afferma che ha scelto Franceschini perché è più simpatico, mi ha trovato perfettamente d’accordo (in attesa che spunti un terzo candidato/a che sia ancora più "simpatico").
Premettiamo che stiamo giocando sui nomi, come se dovessimo suggerire al CT della nazionale birmana la rosa dei giocatori dei prossimi mondiali. Non conosciamo i programmi di lor signori, ma - stando ai precedenti - qualcosa si può accennare.

Nulla di personale contro D’Alema, di cui ammiro l’intelligenza e l’acume politico. Non mi piace la sua diplomazia: va benissimo come ministro degli esteri, ma non come mediatore con l’altra parte. Bicamerale insegna: si va da soli.
Di Bersani non mi sono piaciute le scelte sulle liberalizzazioni selvagge, quand’era ministro economico. Le liberalizzazioni vanno bene dove esistono cartelli e monopoli, ma ci sono anche settori che devono essere protetti. Penso alle farmacie da una parte, e alla cucina italiana dall’altra.
Entrambi, comunque, sono troppo ex-comunisti, anche visivamente. Chiamparino e Cacciari, pur avendo lo stesso lungo percorso di militanza nel PCI, non hanno il volto dell’"apparato".

Nella società attuale conta anche questo. Pensiamo alla differenza fra Tony Blair e Gordon Brown: non mi pare ci siano grosse differenze di proposta politica fra i due, ma uno poteva fare la pubblicità della Mini, l’altro al massimo di una bottiglia di gin, ed i risultati in termini anche elettorali si vedono.

La sostanza di quanto detto da Debora è semplice: vogliamo fare e presentarci come un partito nuovo? Bene, mettiamo da parte (che non vuol dire eliminare il loro contributo intellettuale) le vecchie facce, mettiamoci delle nuove che diano maggiore credibilità, anche se - ma è comunque da dimostrare - possono sembrare politicamente più deboli. Molto meglio un David Sassoli che un Antonio Bassolino.

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La carta vincente 5

Scritto il 01 luglio 2009 da Maurice

Nonostante tutto i numeri di Mannheimer gli danno ragione: il 49% gradisce il capo del governo. Questo fa la differenza tra l’Italia ed il resto del mondo, e la ragione sta in una sola cosa.
Non da oggi Berlusconi, in qualsiasi altro paese del mondo, sarebbe a godersi i suoi milioni nelle sue ville: prima il conflitto di interessi, poi le varie leggi ad personam, i sospetti e le condanne giudiziarie, fino agli avvenimenti delle ultime settimane lo avrebbero costretto a furor di popolo a ritirarsi a vita privata, con la stessa velocità con cui è sceso in politica.
Perché in Italia non è successo e non succederà mai?

C’ho pensato molto, cercando di capirne i motivi.
Nessuno - a parte gli amici di merenda - pensa che votandolo diventerà ricco come lui, né il rappresentante che gira di negozio in negozio con il suo carrello di vestitini, né il commercialista che imbosca i redditi dei clienti, né l’industrialotto che abita nelle case popolari e che ha il ferrarino in garage. Tutti lo sanno e nessuno si illude.
Che sia il sex appeal? Neppure. Anche le escort ed il "ciarpame" vario femminile che rallegra le sue notti si siede sulle sue ginocchia o si distende sul suo letto per il fascino del maschio. Non somiglia neppur lontanamente a Richard Gere o a Sean Connery: il suo profumo è solo quello degli euro che mette nelle buste.
Allora è più propriamente il contenuto delle sue proposte politiche, le sue promesse di cambiare il paese che affascina ed attanaglia la casalinga di Voghera come il pastore sardo, il commerciante maremmano come la precaria napoletana.
No, tutti sanno chi è, quanto promette e non mantiene, cosa fa o non fa, e tutti lo giustificano e lo "gradiscono" nonostante tutto.

E’ forse colpa della sinistra - in senso ampio, da quella riformista a quella più oltranzista - che non sa esprimere un leader ed una linea alternativa credibili? Non credo neanche a questo: pur "turandosi il naso" molti gli voterebbero contro. Il motivo dev’essere un altro.

Berlusconi da sempre ha giocato una carta eccezionale, un jolly, che per cinquant’anni ha permesso alla DC di governare, anche lei nonostante tutto e tutti; un jolly, la carta della disperazione, che ogni tanto tira fuori quando le cose si mettono male ed è l’unica che vince su tutte le altre: l’anti comunismo.

Fossimo l’Ungheria o la Cecoslovacchia, che il comunismo l’hanno vissuto sulla loro pelle, sarebbe plausibile un tale odio, ma mezzo secolo di lavaggio mentale del Vaticano e del suo braccio secolare democristiano hanno convinto metà degli italiani che comunismo è sinonimo di bambini mangiati, di carri armati in piazza san Pietro, di collettivizzazione della propria bottega o del proprio orticello.
Capito questo, il nostro papi ha avuto (ed ha) buon gioco a radunare le truppe sparse attorno alla bandiera della crociata anticomunista. Anche Franceschini, in mancanza di altre possibilità di critica politica o personale, è diventato un cattocomunista, il che lo fa automaticamente un nemico per i miliziani di papi.

Per il 49% degli italiani chiunque può essere un corrotto o un corruttore, un fedifrago, un immorale, un delinquente patentato, basta che odi i comunisti. Non può, poi, inalberarsi perché chi non è con lui lo ricambia con la stessa moneta.

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Un elefante a Topolinia 0

Scritto il 30 giugno 2009 da Maurice

La mancanza di dati certi spesso ci porta a vedere la realtà ingigantita da una lente d’ingrandimento, grazie alla cassa di amplificazione dei media; così una influenza diventa una pandemia.
Pare che recentemente la Lega Nord sia diventato il più grande ed il più importante partito italiano, con una raccolta voti che va dalle Alpi a Lampedusa, travolgendo tutto e tutti. Se guardiamo i numeri, la Lega è passata dal 8,7% dei voti alla Camera nel 1992 - anno in cui si presentò per la prima volta alle elezioni - al 8,3% dell’anno scorso, mentre al Senato è passata dal 8,2% del 1992 al 8,1% dell’anno scorso. Immensi successi.
L’unica volta che superò il 10%, ottenendo il massimo, fu dopo il cosiddetto ribaltone, alle politiche del 1996 (non considero le europee, che poco o niente incidono sul piano della politica nazionale).

Un osservatore attento dovrebbe trarre alcune conclusioni.
Dal 22 novembre 1989, giorno della sua fondazione, la Lega di Bossi in vent’anni non è andata avanti di un solo passo, e quando l’ha fatto è stato perché ha mollato di brutto Berlusconi, con tanto di offese in diretta televisiva da entrambe le parti.
Se, come affermano diversi osservatori italiani ed internazionali, Berlusconi ha i giorni contati e si andrà a nuove elezioni, cosa pensano di portare a casa i padani in più di quello che hanno già, essendo corresponsabili fino in fondo - ed in alcuni casi primi firmatari - di scelte scellerate?

Sul piano economico questo governo ha fatto e sta facendo ben poco per contrastare la crisi. Tremonti, tanto vicino alla Lega, nasconde la testa sotto la sabbia, beccato anche dalla Banca d’Italia per non aver il coraggio di intraprendere azioni decisive. Sullo stesso tenore la Confindustria, la Confcommercio, gli artigiani, l’Ocse, tanto da indurre il capo del governo a chiedere il silenzio internazionale.

Tra festini, escort, minorenni e divorzio Berlusconi ha posto uno steccato tra sè ed il mondo cattolico. La Lega, che fin qui lo ha sempre sostenuto a parole e a fatti, non potrà certo presentarsi ai suoi pii elettori come il difensore della civiltà cristiana contro gli infedeli musulmani. Chi regge il sacco è correo tanto quanto il ladro.

Le "grandi" vittorie politiche della Lega sono state tutte dei flop.
La riforma federalista della costituzione nel 2006 è stata bocciata dagli italiani con il referendum. Il federalismo fiscale è passato, ma finché non ci saranno le leggi attuative è lettera morta. La legge sulla sicurezza non ha risolto nessun problema, e tutto è come prima.

Stringi stringi, attenzione a guardare la realtà attraverso la lente d’ingrandimento. Un topolino rimane sempre un topolino, e non ha alcuna speranza di diventare un elefante.

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Festini rosa in nero 4

Scritto il 29 giugno 2009 da Maurice

Accipicchia, 10 mila euro a botta! Probabilmente ce ne saranno di quelle che hanno anche un prezzo maggiore di Patrizia, però è sempre una bella cifretta. E calcolando che pare fossero sempre una ventina a prezzo variabile, i calcoli sono belli che fatti: 20 x 10.000 (di media) = 200.000 a festino.
Tralasciamo i costi di banketing, affitto auto per andata e ritorno, alberghi, farfalline d’oro e gioiellini simili da regalare, che a vario titolo possono anche essere fatturati. Ma una (venti) escort di sicuro non emettono la ricevuta fiscale al momento del congedo dal letto matrimoniale. E difatti il corrispettivo era ben chiuso in busta, senza contrassegni della Repubblica spero.

Vediamo la faccenda (Barigate, Grazioligate o Cortinagate, come la vogliamo definire) dal punto di vista fiscale.
Nessun umano di buon senso gira con 200 mila euro nel portafoglio: con tutti i neri che girano la Lega insegna che è meglio essere prudenti. In genere la gente si tiene un po’ di argent de poche per i piccoli acquisti, per il resto usa la carta di credito, neanche più gli assegni. Lo vedo bene in ristorante, dove a scontrino fiscale anche di soli 30 euro corrisponde analoga carta di credito. Dicono che Gianni Agnelli, che era Gianni Agnelli, girasse sempre senza una lira in tasca. Ma erano altri tempi.

Ora, 200 mila a festino non fatturabili devono corrispondere a 200 mila in entrata, non fatturati. Chiunque, che può scaricare, lo fa con piacere, anche se si tratta del compenso del giardiniere, dello stalliere o del posto barca. Sono tutte tasse risparmiate. Se non si scaricano è perché non sono scaricabili: o perché corrispettivo di azioni illecite, o perché provenienti da attività illecite, o tutt’e due.
Non so, non mi interessa e non invidio l’aliquota fiscale di papi o delle sue aziende. Pensiamo solo ad una ritenuta d’acconto del 20%: su 200 mila euro (a festino) se i calcoli non sono sbagliati fanno 40 mila euro di tasse, che si potrebbero risparmiare se si potessero denunciare. Non sono quisquilie.
Il che ci riporta al nocciolo della questione: da dove provengono questi fondi neri?

Negli Stati Uniti Al Capone venne arrestato, processato e condannato non perché capo della mafia, non per essere stato il mandante di una miriade di assassinii, ma per evasione fiscale. Prima o dopo è possibile che la nostra Guardia di Finanza arriverà a contestare anche i 200 mila euro di nero (a festino). C’è ancora molto da spiegare.

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