Mar 21 2007

Mitica 500

Published by Maurice at 08:35 under Temps perdu

E’ stata presentata la nuova 500 della Fiat. Bella, bellissima, solo che del vecchio cinquino ha solo il nome e quel profilo che ricorda vagamente qualcosa di già visto: ah sì, la mitica 500. Oggi la prima macchina cos’è? La Golf, la Smart, forse la Yaris. Per quelli della mia generazione è stata la 500. Me la ricordo meglio del mio primo amore. Avevo ottenuto un incarico annuale come insegnante di corsi professionali a 40 chilometri da casa che potevo raggiungere solo con i miei mezzi. Così decidiamo di comperare la macchina, una che costi poco (eravamo appena sposati ed io ero un precario). Con mio suocero andiamo da un rivenditore di usato; passiamo in rassegna decine di modelli, tutti fuori portata. In un angolo buio del piazzale vedo una sagometta buttata lì, abbandonata, come un bastardino in un canile comunale. "Quella quanto viene?" "Novantamila" - era il 1970, forse 100 euro attuali - "C’è da rifare la frizione e sistemare un po’". Aggiudicata. Con santa pazienza, alla sera dopo il lavoro, mio suocero me la rimette in sesto: cambia la frizione, le spazzole dei tergicristalli (grandi come spazzolini da denti), i paraurti arrugginiti, elimina il bloccacarrello dei seggiolini per poterci stare dentro tirando tutte indietro le "poltrone", ma soprattutto la rivernicia tutta, ovviamente in giallo ocra che andava molto di moda (il rosso era riservato alle Abarth truccate, il nero o il metallizzato non esisteva, il bianco era anonimo). Con altre 60 mila lire, manodopera esclusa perchè gratuita, mi ritrovo dentro la mia prima macchina. Tettuccio apribile in tela che, vi assicuro, in estate dava la sensazione di essere su una cabriolet, porte (due) controvento, quelle che si aprivano davanti, poi proibite, cruscotto con un (uno) indicatore di velocità, il resto erano lucette rosse che si accendevano in caso di mancanza di benzina od olio, altri comandi a levette, in su per avviare i tergi, in giù per fermarli. Quella 500, la mitica, aveva un portabagagli che una borsa da tennis era già troppo. Quando facevo retromarcia, se allungavo troppo la mano potevo scottarmi sul motore. Non parliamo del cambio: chi l’ha guidata sa cos’è guidare sul serio, fare la doppietta era un esercizio di abilità che ormai nessuno sa cosa sia e come si faccia (e potrebbe servire ancor oggi sulle nostre auto supertecnologiche in caso di rottura della frizione). Punta-tacco, punta-tacco; per andare a comperare il pane partiva un paio di suole nuove. Era essenziale, ma incontenibile. Ricordo il mio viaggio a Roma, soprattutto il ritorno, quando a Roncobilaccio il Cinquino decide di non proseguire più. Tum, tum.. tum…tum….. morta in un’autostrada deserta (era il ‘70! non il 2006). Mi fermo sulla corsia di emergenza, scendo sconsolato sotto il sole d’agosto, apro il cofano sperando di trovare un cartellino con le istruzioni per rimetterla in vita. Nulla. Guardo dentro, ma c’era ben poco da vedere in un motore ridotto al minimo; però c’era uno spinotto staccato, come mai? Lo rimetto in sede (era una candela, altro che accensione elettronica) e risalgo speranzoso in macchina. Giro la chiave sul cruscotto, tiro la levetta in mezzo ai sedili e… bruuummm, riparte come una ragazzina fresca fresca. L’ho abbandonata con nostalgia un paio d’anni dopo per un’altro cult, la Mini. Due anni vissuti miticamente.

3 commenti a “Mitica 500”

  1. labelladdormentatail 22 Mar 2007 alle ore 20:56

    La 500 l’avevano i miei cugini padovani e con quella hanno partecipato a tutte le feste delle matricole di mezzo nordItalia. Invece con la mini la mia amica Donatella e io ci andavamo all’università, quando suo fratello maggiore si degnava di prestarcela! La portiera destra era mantenuta chiusa da un lungo elastico legato saldamente alla poltroncina sinistra perchè la serratura si era rotta e non si riusciva a ripararla, e comunque i soldi erano troppo pochi per fare cambiare la portiera o anche solo la serratura!

    PS: felice di poterti rileggere: questa mattina quando non sono riuscita a entrare ho avuto un tuffo al cuore!

  2. rubenil 23 Mar 2007 alle ore 09:22

    Noi invece avevamo una 128, di quelle con i sedili in (finta) pelle nera e la stoffa del tettuccio a minuscoli puntini neri su fondo bianco, che se li guardavi, ti veniva da vomitare (nausea a cui contribuiva anche l’odore della finta pelle nera). Ma poi mia madre si è comprata la 600, grigio scuro con i sedili rossi e le porte anteriori che si aprivano per avanti. Per quei tempi, quando ancora l’utilitaria “chic” non era ancora la Panda, l’incubo mio e di mio fratello era solo la bianchina: quella no, non l’avremmo sopportata. Era la macchina di Fantozzi…

  3. aidiil 26 Mar 2007 alle ore 18:26

    bestiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!
    pensare alla prole dovevi, che tra 500 e mini ti saresti assicurato una pensione in supervilla!!!
    ;P

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