Archive for Marzo 24th, 2007

Mar 24 2007

Dal borsello allo zainetto

Published by Maurice under Costume & Società

Popale nel commento al post precedente mi suggerisce lo zainetto per risolvere i problemi logistici legati all’abrogazione del borsello. In effetti lo zainetto è ultracomodo ed ergonomico, ha solo due controindicazioni: lo scippo silenzioso e il doverlo levare-mettere ogni volta che serve qualcosa. Nell’ultima escursione presso il figliolo a Parigi, a novembre scorso, mi sono attrezzato con l’Invicta rosso di mia figlia. Una mattina esco dall’albergo per andare a far colazione al caffè Vergnano di rue Cler (macchiato italiano in locale veramente italiano), passo davanti ad un bistrot e da fuori vedo sul bancone un vassoio con una montagna di croissants dall’aspetto regale. Cambio i miei propositi primitivi ed entro. Mi accoglie una graziosa e gentilissima ragazza. (dialogo in francese) "Buongiorno signorina. Vorrei un macchiato ed un croissant". Mi guarda perplessa e dice: "Italiano?" Rimango di stucco e penso "Che cavolo ho sbagliato a dire?" "Sì, italiano. L’ha capito dalla pronuncia?" "No, è perfetta" - gran respiro di sollievo "Mi pare di cavarmela ancora bene col francese" - L’ho capito dall’Invicta, io sono siciliana". Minchia, lo zaino tradisce.

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Mar 24 2007

Viva il borsello

Published by Maurice under Costume & Società

La Bella Addormentata ha fatto acquisti ma si lamenta che nella sua borsetta non ci sta più nulla. C’è stato un tempo, nel secolo scorso, che qualcuno per noi uomini aveva inventato il borsello, o borsetto più volgarmente. Più che per inseguire la moda, quanto per motivi strettamente pratici sono stato uno dei primi ad automunirsi di borsello (ricordo che erano i primi anni Settanta, quelli dei jeans scoloriti superattillati anche per i maschietti, e quindi impermeabili anche al solo fazzoletto). Il mio primo borsello era nero, piccolino come una pochette, da portare in mano o tipo baguette-sotto-ascella, con la cerniera che permetteva di aprirlo in due, una specie di portafoglio chiuso, solo un po’ più grande. Poi è stata la volta del Bridge, bello, grande, in pelle marron, con il manico in ottone e la più comoda tracolla, con scomparti e scompartini con cerniera o bottoni, il posto per tre penne. All’inizio mi sembrava troppo grande, ma poi lo spazio era sempre poco per (in ordine puramente casuale):

  • portafogli
  • portadocumenti
  • fazzoletto
  • chiavi di casa
  • chiavi della macchina
  • altre chiavi varie
  • agenda
  • sigarette ed accendino
  • blocco per appunti
  • occhiali da sole
  • penne varie
  • magazine(s)
  • la Repubblica, che essendo in tabloid non doveva essere piegata in quattro.E non c’era ancora il cellulare.

Poi è arrivato un qualche stilista imbecille (probabilmente è stata una donna mossa da invidia) che ha dichiarato out il borsello. Via. Così siamo tornati al punto di partenza. Oggi si gira: con la tasca posteriore rigonfia come se ci fosse dentro una 44 Magnum (portafoglio con almeno tre carte di credito, patente, carta d’identità, tessera sanitaria, tessera del sindacato, tessera di quello che volete voi, oltre ad euri, bigliettini vari, biglietti da visita…), le chiavi (almeno sei-sette: portone, portoncino, macchina, ufficio, cassetta della posta…) appese alla cintura, agenda sotto l’ascella sinistra, sigarette ed accendino nella mano sinistra, cellulare nella destra, occhiali infilati nel pullover, giornale in mezzo ai denti. Quei suonatori di strada di una volta, quelli con tamburo, piatti, armonica a bocca e chitarra, sembravano nudi rispetto a noi uomini moderni.

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