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Mar 27 2007

Nella Repubblica di Gerlandia

Published by Maurice under Costume & Società

Fatto realmente accaduto nella civilissima Repubblica di Gerlandia. Il signor Bislacchi, sollecitato dal figlio che abita e lavora nella vicina Osmania, va nel proprio Comune per informarsi se il nuovo passaporto del figlio è stato mandato dalla questura della contea al municipio, avendolo egli perduto o smarrito e avendone faccia regolare denuncia alla gendarmeria del paese. piccione1.gif La donzella del Comune cade dalle nuvole e promette di informarsi presso la questura della Contea, essendo passati ormai due mesi e mezzo dalla richiesta che, afferma orgogliosa, viene evasa normalmente nel giro di quindici giorni. Due giorni dopo, per dar tempo al piccione viaggiatore di andare e venire dal capoluogo, il signor Bislacchi torna in Comune ed apprende quanto segue: il passaporto del Bislacchi junior non è stato smarrito, ma giace presso la questura di Contea da due anni e mezzo. Il giovane, infatti, aveva fatto richiesta di rinnovo (per chi non lo sapesse, Gerlandia è forse l’unica repubblica del mondo dove il passaporto deve essere rinnovato, non si sa mai che in cinque anni una persona cambi sesso, si rimpicciolisca, si faccia una chirurgia plastica, si reincarni in qualcun altro…), ma essendo egli residente in quel di Osmania, la pratica dipende dal consolato di Gerlandia in Osmania. Ragion per cui il Bislacchi junior deve andare al proprio consolato, dichiarare che è residente colà, e colà gli rinnoveranno il lasciapassare. Questo succede in Gerlandia, perchè se fosse successo in Italia - ovviamente - un qualche poliziotto di Stato, verificato che il Bislacchi junior è iscritto nelle liste degli italiani all’estero, con una semplice email avrebbe avvertito il comune di residenza, e in cc anche il consolato, perchè il profugo in tempi rapidi sistemasse la faccenda. Ma, si sa, in Gerlandia scrivono ancora con la penna d’oca e gli impiegati pubblici non si preoccupano se le pratiche rimangono inevase per anni: ci penseranno le generazioni future a smaltirle.

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