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Apr 03 2007

Quella lunga notte in diretta

Published by Maurice under Temps perdu

in-radio-venezia.JPGC’era stata una scossa a metà mattina, ma non l’avevamo avvertita, intenti a sfogliare per strada la mazzetta di giornali appena acquistati. Poi c’è stata la botta poco dopo le sei e mezza di sera. Assieme alla prima, quella che ha cancellato mezzo Friuli, questa è quella che ricordo con maggior precisione e terrore. Dopo la prima grande scossa di terremoto, io ed Egidio avevamo contattato Radio Venezia per farne dei servizi sui CB che avevano scelto la sede della radio come centro di coordinamento tra il Friuli ed il resto d’Italia. Non esistevano nemmeno nella fantasia i cellulari, le linee telefoniche erano saltate, ed i CB erano gli unici che riuscivano ad avere un collegamento costante con i friulani ed i soccorritori. Allora Radio Venezia non aveva un suo giornale radio, così noi due eravamo stati invitati a collaborare con l’emittente. Come "direttore", oltre ai gr, alle 18.30 facevo anche una rubrica sugli appuntamenti della sera: cinema, teatro, concerti, manifestazioni varie. Quella sera ero alla consolle per la mia rubrica, al dodicesimo piano. In piedi davanti al microfono comincio a leggere i vari appuntamenti. Ad un certo punto sento il pavimento che balla a destra e a sinistra, faccio finta di niente pensando "Se sentono che ho paura, creo il panico, quindi tranquillo" e continuo a leggere. Trenta secondi dopo un altro conduttore mette la testa dentro la sala trasmissione: lo vedo con la coda dell’occhio che mi fa ampi cenni come per dire "L’hai sentita?". Faccio cenno di sì con capo, trovo una frase di chiusura e metto su un disco. Se fino a quel momento ero riuscito a mascherare ogni emozione nella voce, il disco parla da solo: il braccio comincia a ballare sui solchi del vinile, saltando avanti ed indietro sul piatto. Che fare? Riapro il microfono: "Ok, scusate per l’inconveniente tecnico, ma anche noi abbiamo sentito la scossa". Ci riuniamo con la direzione della radio e prendiamo la decisione. Le trasmissioni continueranno - come di consueto - in diretta fino a mezzanotte; poi, invece di mandare in onda il revox fino alle sette del mattino, noi giornalisti ci offriamo di fare una notturna no-stop per far aggiornare i nostri ascoltatori sulle altre scosse che sarebbero sicuramente avvenute, vista la giornata appena passata. Sette ore in diretta, intervallando interventi in voce con brani di musica, interviste con i lavoratori della notte (portieri, panettieri, medici ospedalieri, poliziotti), rassegna stampa dei giornali appena usciti alle cinque del mattino. Purtroppo avevamo cannato la notizia di qualche scossa in diretta, ma alle 8 siamo finalmente andati a letto con una grande soddisfazione. All’alba, infatti, hanno cominciato a piovere le telefonate degli ascoltatori: "Grazie, ragazzi. Abbiamo passato la notte in macchina ascoltandovi. Grazie per la compagnia". E noi che pensavamo di aver parlato al vento. Come un blogger. Dopo il post. Nel commento Coniglia mi chiede com’è la sensazione di un terremoto. E’ una sensazione irrazionale, probabilmente atavica, nel nostro Dna, come la saetta o il tuono: quando lo senti razionalmente sai che è già passato, ma ti rimane nelle ossa. Ogni volta che sei seduto tranquillamente, per esempio, ed una persona fa ballare il piede sulla tua sedia, scatta la sensazione del terremoto. La prima volta che l’ho sentito è stata quella prima devastante scossa che ha steso il Friuli. Allora vivevo a Mestre, al primo piano. Tutta la famiglia era raccolta attorno al tavolo, a cena; ad un tratto sentiamo come un boato lontano, tipo un tuono estivo, poi il silenzio, ma non ci facciamo caso. Una decina di secondi dopo sento il tavolo che oscilla, penso che sia mio cognato che con la gamba "tremante" lo fa ballare, guardo sotto la tavola, ma vedo che la sua gamba è distante dal tavolo. Rimango sgomento. Alzo lo sguardo ed in quel momento tutto comincia ad oscillare, a cominciare dal lampadario sopra il tavolo. Come dice Coniglia, vengono a mancare le certezze, se anche i muri si spostano ed il pavimento sfugge sotto i piedi.

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