Apr 10 2007
Che anno è?
Passa in fretta il tempo, osserva Smoking Permitted. Fino ai vent’anni non passa mai: vuoi diventare grande, come i grandi, vuoi avere la stessa altezza, gli stessi peli sulle guance, come loro una donna al fianco, non vedi l’ora che succeda e ti sembra non voglia succedere mai. Poi il primo giro di boa, dopo i venti. Non vedi l’ora di essere non più grande, che lo sei già, ma adulto. Vuoi certezze, centri di gravità permanente, una famiglia perchè una donna ce l’hai già. Ed il tempo comincia pian pianino ad accelerare. A trent’anni io sono diventato adulto. Potrei dire con esattezza il giorno, l’ora ed il minuto in cui sono diventato adulto: il momento in cui l’infermiera è uscita dalla sala parto e mi ha annunciato di essere diventato padre. Lo stomaco e l’anima si sono letteralmente capovolti, ho sentito - non capito - che tutto era cambiato, che nulla era come prima, che io e lei ora eravamo noi, una famiglia con un cucciolo da nutrire, allevare, educare, far crescere e far maturare. L’orizzonte si spalancava a trecentosessanta gradi, non era più il mio ed il suo sguardo. Ed il tempo va ad accelerare sempre di più. Immerso nel turbinio del lavoro, della carriera, del denaro, non ti accorgi che il cucciolo va già alle superiori, che un’altra cucciola è arrivata, che le sono già spuntati i seni, che sta per finire l’università, che il cucciolo ha messo su famiglia, che la casa è di nuovo vuota. Ma dentro sei ancora giovane, hai ancora trent’anni. Salvo i giornalisti. Per loro a trent’anni sei un ragazzo che si schianta il sabato sera, a cinquanta sei un vecchio che conta i giorni per andare in pensione. Dopo i cinquanta sei la terza e la quarta età, una specie da proteggere come politically correct, ma sempre da proteggere come la foca monaca, che non ha più nulla da dire. L’esperienza che diventa saggezza non conta più, il sesso che ora pratichi non come impulso biologico, ma come valore totalizzante non conta più, i progetti che hai ancora e che aspetti il momento opportuno per tirarli fuori non contano più. Credo che la mia generazione sarà una terza ed una quarta età di incazzati, come lo eravamo a vent’anni. Abbiamo scontato la dura reazione al ‘68, abbiamo lasciato che ci castrassero quelle ali che avevamo visto crescere sul nostro corpo e nella nostra mente, ci siamo arresi e conformati ad una realtà che non ci appartiene. La rabbia però è rimasta dentro, e prima o poi dovrà uscire.




















































Questi ultimi quattro anni della mia vita(dai 20 ai 24)ono volati.E sento proprio i bisogni che descrivi tu…Che bel post,mi è piaciuto veramente tanto..
Ci rifletteva in questi giorni che ho passato sulle spiaggie dell’Argentario, su quelle stesse spiaggie a vent’anni poi a trenta e ora a quasi quaranta mi volto e vedo altri me con davanti a loro una strada da percorrere che sembra lunga ma a me oggi sembra passata in un soffio e se non fosse per quegli acciacchi causati dall’umidità il mio spirito sarebbe lo stesso. Gran bel post :)
Solo una (dovutissima) precisazione: io mi limito a osservare Rillo che lo osserva :)