Apr 13 2007
Il virus primaverilis
Forse siamo in primavera, anche se non ci sarebbe da stupirsi più di tanto che alle mie latitudini una spruzzatina di neve a maggio la possa fare ancora. Oggi, quindi, preso dal virus primaverilis mi sono rimboccato le maniche ed ho coinvolto la mia maître a passare alla versione estiva del ristorante. C’è da dire che ieri è venuto l’idraulico che step-to-step, un colpetto qui ed uno là, ha demolito il bagno di mia suocera alla ricerca di una perdita d’acqua che da tre anni era il nostro incubo, uno sgocciolamento continuo in sala, sopra il tavolo numero 6, di cui non riuscivamo a trovare la causa. (O meglio: io da tempo sospettavo l’origine, ma - si sa - è duro ammettere che la cagione del danno siamo noi stessi, accettando implicitamente la conseguenza che dobbiamo demolire la casa) Armato di scaletta, con la signora che azionava l’interruttore del motore, abbiamo srotolato la tenda che copre il nostro dehors d’estate, e che d’inverno teniamo avvolto, dopo che un anno la neve ce l’ha sfondata. Insomma, dalla versione Rimini-a-dicembre siamo passati a Capocabana-in-montagna. Armata della sua arma preferita - una pistola vaporizzatrice con compressore modello autolavaggio - la signora si è scatenata per l’intero pomeriggio a lavare il sotto pagliolato, il pagliolato, il tappeto di fronte all’ingresso. Stasera era esausta, ma felice del risultato. Domani, ma forse anche dopodomani, dal magazzino tireremo fuori i tavolini e le sedie da esterno, le donne le laveranno col bruschìn (= spazzola dura), le adorneranno con i cuscini color bordeaux, metteranno le tovaglie sui tavoli e apriremo al pubblico. A onor del vero la vernice l’abbiamo fatta proprio oggi, con il primo cliente (tedesco, e non poteva essere altrimenti) che ha chiesto di pranzare fuori. Il dehors comporta un altro tipo di lavoro, sia per la sala che per la cucina. I runner, i camerieri cioè che portano dentro e fuori i piatti, raddoppiano le proprie scarpinate, per noi cuochi vuol dire aumentare di un cinquanta percento la potenzialità del lavoro. Ma è bello poter finalmente mangiare all’aria aperta, all’ombra della tenda senza scottarsi le corna, cadenzando il pasto con i rintocchi del campanile che troneggia sulla piazza. Alla sera, poi, quando anche da noi arriva la canicola , non c’è niente di meglio che far tardi cenando con la polo a maniche lunghe o il pulloverino leggero. Un giro di grappe alla fine non si nega a nessuno.




























Che bello mangiare all’aperto…
Buon sabato
Baci
mi fai venir voglia di montagna, mannaggia!! ma qui oggi purtroppo piviggina, ed anche se non fa freddo, la temperatura è un po calata (almeno 3-4 gradi)
Mi piace molto fermarmi a cenare fuori, le sere d’estate, sotto un tendone, con ancora gli ultimi gridi delle rondini prima che si faccia buio del tutto. Qualche anno fa, a Bruges, fummo anche allietati dal concerto del carillon della torre comunale. E ho un altro bel ricordo, di un pranzo a fine settembre, con la mia amica del cuore, a Cattolica: ci eravamo date appuntamento a metà strada, visto che lei non abita più qui a Bologna. Mangiammo sotto il tendone, con già la stufetta accesa perchè era già un po’ freddo, ridendo felici come due ragazzine.
Che gola di una buona cenetta all’aperto…dalle tue parti…