Apr 16 2007

Ammalarsi in Trentino

Published by Maurice at 08:38 under Costume & Società

er-2.jpgVisto da fuori il Trentino appare come un’oasi felice, sempre ai primi posti nella classifica dei luoghi dove migliore è la qualità della vita. Ultimamente però qualcosa comincia a scricchiolare, se per difendere la qualità della sanità trentina ha dovuto intervenire la stessa potente Provincia Autonoma (il corrispondente Consiglio dei Ministri nazionale) con una massiccia campagna di propaganda con manifesti e inserzioni sui quotidiani nazionali. Sono contro il populismo e la demagogia, quindi mi danno fastidio le chiacchere da bar che criticano questo o quello: dico sempre che lo sport più praticato è la ginnastica della lingua. Un banale raffreddamento nell’ultimo fine settimana, con conseguente febbre altina, copogiri, spossatezza e permanenza a letto, mi hanno dato tempo e modo di riflettere sulle chiacchere da bar: vuoi vedere che effettivamente vox populi vox Dei? Ed ho rivisitato nella memoria le mie sporadiche esperienze sanitarie degli ultimi anni. Da una fiera a Montichiari mi ero portato a casa una brutta influenza; fino a trentotto di febbre non c’è da allarmarsi, dicono, ma quando la colonnina di mercurio allora raggiunse i 39 e 8 pensai bene che fosse arrivato il momento di chiamare il medico di base (una volta era di famiglia). La diagnosi poteva farla che il mio peloso quadrupede felino casalingo: dopo la prassi auscultorea il medico mi prescrisse… di aspettare fino al lunedì seguente, per vedere se la febbre passava da sola. Per fortuna mia nella cassetta dei medicinali era rimasto qualche antistaminico, e la febbre me la sono fatta passare da solo. Caso volle che l’anno seguente mi sono ribeccato il virus. Esperto, ho evitato di chiamare il medico di base e sono andato direttamente al pronto soccorso dove, però, mi avrebbero visitato solo dopo le urgenze, perchè 39 ed oltre di febbre non è un’urgenza. Dopo due ore e mezza di inutile sala d’attesa me ne sono tornato a casa, e mi sono dato all’autoterapia. Domenica scorsa, doppiamente esperto, ho evitato il medico di base ed il pronto soccorso e sono ricorso direttamente alla solita cassetta. Qualche anno prima di questi casi sono stato ricoverato in osservazione per un presunto caso di infarto incipiente: nulla di nulla, si è scoperto subito, forse un forte stato di stress. Però dall’ospedale periferico il cardiologo coscienzioso mi mandò all’ospedale del capoluogo per dare un’occhiata - tramite endoscopia - ad una sospetta macchiolina scura nel cuore (un embolo?). Di buon mattino un’ambulanza mi scaricò in pigiama e a digiuno nella sala d’aspetto del reparto, in attesa del mio turno. All’una, al ritorno dalla pausa pranzo di medici e paramedici, chiesi almeno una coperta per scaldarmi; con gli occhi sgranati il personale mi domandò cosa diavolo ci facessi lì in quelle condizioni (a digiuno ed in pigiama). Appurato che si erano letteralmente scordati di me, ho avuto allora l’onore di avere subito un’équipe di cinque persone dedite alla mia endoscopia. L’ultima pagina della mia cartella clinica riguarda una sindrome abbastanza oscura sulla quale ho trovato nel web una buona documentazione, autore proprio un primario dell’Ospedale di Trento. Sono diversi anni che convivo con questa sintomatologia, ma non ci faccio molto caso: lungi dall’essere un ipocondriaco e con una soglia del dolore molto alta, ho sempre imputato la causa a questo o a quell’altro. Solo quando non ne potevo più sono ricorso al medico (di base). Così una ventina di giorni fa l’ho quasi supplicato di fare qualche esame approfondito e, dopo essersi accorto che nel suo database esisteva traccia di analoga richiesta un paio di anni prima, per gli stessi dolori, mi ha prescritto dei prelievi di sangue che effettivamente evidenziano qualcosa che non va. Ora non so se tornare di nuovo dal medico o rivolgermi direttamente e privatamente al luminare di città. Il problema dove sta? Volendo contenere al massimo i costi pubblici della sanità, la nostra efficientissima Provincia Autonoma ha pensato bene di badgettare in qualche maniera i medici di base: ogni mesi invia loro un prospetto con tutte le spese che hanno fatto in medicinali, cure ed esami vari. Se per sfiga un medico ha un paziente con una malattia grave e rara, che comporta spese altissime di farmaci, chi ne sopporta le conseguenze è il paziente "meno grave", che si vede negato l’antibiotico o la visita specialistica. La soluzione, a cui sto pensando seriamente, è questa: facciamo risparmiare completamente l’ente pubblico, rifiuto l’assistenza sanitaria di base, se ho bisogno di quella specialistica vado come privato (almeno ho il vantaggio della celerità) e per il resto faccio tutto da solo. Aggiornamento alle 13.30 - Stamattina ho telefonato per ottenere un appuntamento con il celebre luminare del capoluogo. Prima disponibilità a pagamento come privato: metà settembre! No comment.

12 commenti a “Ammalarsi in Trentino”

  1. Pepeneroil 16 Apr 2007 alle ore 10:15

    la foto è del personale che si occupò dell’endoscopia?

  2. La conigliail 16 Apr 2007 alle ore 10:48

    il punto è che se ne capisci un pò puoi far da solo,ma spesso è meglio di no…ma nemmeno i medici sanno dove mettere le mani, il tuo caso lo dimostra e altri che conosco pure…
    Ma io speravo che almeno da voi le cose filassero per bene…Qui in Sardegna siete visti come modello da seguire dalla nostra beneamata ‘Regione Autonoma’!!!

  3. giulianail 16 Apr 2007 alle ore 10:52

    di solito mi regolo come te, salvo scoprire che del medico di base c’è comunque bisogno, fosse anche solo per le prescrizioni. certo che se per farsi curare bisogna tener conto delle politiche sanitarie regionali, siamo messi maluccio. o no?

  4. danieleil 16 Apr 2007 alle ore 17:00

    azz…. che “storiaccia”… e fino a settembre è lunga si… Ciao!!!

  5. aidiil 16 Apr 2007 alle ore 17:08

    sì, di certo la sanità nn funziona in tutta italia. però c’è pure da dire che l’automedicazione va fatta con la testa. che gli antibiotici nn sono acquasanta. internet nn ci rende tutti diagnosti…

  6. Mauriceil 16 Apr 2007 alle ore 22:37

    L’autonomia va bene, ma ha tante incongruenze. Sicuramente ci sono altre realtà che se le sognano le nostre condizioni.
    Purtroppo a volte anche la pratica medica diventa una routine, ed il diritto ad essere curati qualche volta è subordinato ad altri fattori (agganci personali con qualche medico, P.R., qualche competenza della materia, ecc.).

  7. ferroil 17 Apr 2007 alle ore 00:59

    Sono arrivato anch’io. (E allora ciao!). E da bravo biologo - ma ben lungi dall’essere medico - ti consiglio degli antipiretici per la tua prossima vampata di febbre. Per gli antistaminici aspetta almeno di diventare allergico a qualcosa, al lavoro magari!

  8. labelladdormentatail 17 Apr 2007 alle ore 07:32

    D’accordo con ferro, molto meglio un antipiretico, o anche solo la classica borsa del ghiaccio e le spugnature di acqua e alcool alle braccia e alle gambe. Alla fin dei conti la febbre è già da sola un modo che ha l’organismo di distruggere i microrganismi. E poi un po’ di riposo a letto serve: spesso ci si ammala perchè non si sono saputi o voluti cogliere segnali di stanchezza del nostro corpo.
    Sul budget dei medici di famiglia, perchè tali continuano ad essere, serve solo per evitare la prescrizione di farmaci costosi quando ne esistono di assolutamente uguali a costi inferiori, e per evitare la prescrizione di esami inutili, quando una visita accurata potrebbe bastare per fare diagnosi. Il problema è che purtroppo i pazienti non si fidano più e comunque vogliono fare per forza anche esami che non sarebbero necessari.
    Il mio pensiero lo sai, porta gli esami dal tuo medico e insieme decidete come procedere.
    E soprattutto sai già cosa devi iniziare a fare! ;-)

  9. labelladdormentatail 17 Apr 2007 alle ore 07:38

    Ancora due parole sui budget e sui farmaci senza marca. Da quando sono stati messi in vendita farmaci “alternativi”, non di marca ma contenenti le stesse molecole di farmaci famosi, le case farmaceutiche hanno abbassato i costi in maniera notevole, praticamente agli stessi livelli dei farmaci senza marca.

  10. La Meringail 17 Apr 2007 alle ore 11:10

    Povero Mauri!
    E comunque non è così solo in Trentino, sappilo!
    Anche qui nel pleistocenico Lazio noi si lotta pe una ricetta in più!
    Pare che i medici di base debbano riesntrare in un budget di 15 leuri a paziente al mese….

  11. Mauriceil 17 Apr 2007 alle ore 16:29

    Weeeelcome to Ferro. Ti sei deciso finalmente ad uscire allo scoperto. Per l’occasione ho messo la tappezzeria nuova.

    @ Bella Addormentata - Speravo in un tuo aiuto prima. Se a TN devo aspettare così tanto, mi sa che faccio un salto a BO. Baci.

    @ Meringa - Dolce. A Roma però avete il papa: una benedizione e passa tutto.

  12. La Meringail 18 Apr 2007 alle ore 14:15

    Per quelli particolarmente malati la benedizione però non è detto che basti! ,-)

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