Apr 18 2007

Una vita da biscotto

Published by Maurice at 16:16 under Alimenti

prima-elementare.JPG Una vecchia foto in bianco nero. Un bambino, ancora con il fiocco celeste della prima elementare al collo, sullo sfondo di una vecchia Topolino decapotabile. Il bimbo sta mangiando dei biscotti che tiene nella mano sinistra. Dal mio album ho tirato fuori questa foto. Di quel momento ricordo che ero appena uscito da scuola, alla fine del pomeriggio - sì, perché allora esisteva il doppio turno, dato l’elevato numero di scolari del dopoguerra - ero affamato e mia mamma mi aveva portato un sacchettino di biscotti. Non ricordo altro, ma il gusto di quei biscotti ce l’ho ancora qui. Erano biscotti secchi che si vendevano anche sciolti, a forma di lettere dell’alfabeto o di ochetta, talmente secchi che mi si impastavano sulla lingua e sul palato; duravano a lungo in bocca, perché la saliva doveva essere prodotta a litri per poterne fare qualcosa di digeribile. Penso che sia da allora che ho sempre odiato i biscotti secchi, anche nel tè o nel caffelatte. Oggi preferisco i frollini molto zuccherati: per un galletto del Mulino Bianco rinuncio a tutti gli altri. Ma ogni età è stata contrassegnata da un tipo di biscotti, come una colonna sonora. Alle elementari le mie colazioni in cartella erano costituite da un panino con il burro e lo zucchero, quindi niente biscotti. Questi sono arrivati alle medie, in collegio, con il carico domenicale della mamma. Adoravo i Bucaneve o i wafers che sgranocchiavo alla sera, sotto le coperte, pianissimo per non farmi sentire. Quattro o cinque ogni sera, perché un pacchetto doveva durarmi tutta la settimana, fino alla prossima visita della mamma. Al liceo sono arrivate le delicatessen, i biscotti farciti alla frutta. Il massimo erano quelli ai fichi, cicciotti, più fichi che pasta, dolcissimi, intinti nel vin santo o nel vermouth. ‘A fine ‘o munno, direbbe il mio amico Alberto. Poi è subentrato il periodo salato, con i crackers, rotondi o rettangolari, il classico snake da consumare di fronte alla tv al naturale. Nella versione più sofisticata sui crackers veniva spalmato il burro prima di adagiarvi sopra il salmone piuttosto che le acciughe, il patè di olive o quello che la voglia e la fantasia suggerivano al momento. tag-ricetta.jpgNegli ultimi anni le peregrinazioni mi hanno portato ad apprezzare prodotti artigianali che rimpiango ancora oggi. Nella piemontese Val di Susa un panificio vendeva dei biscotti di farina di mais, dalla grana grossa, ma così delicati nella gradazione zuccherina che fermarsi dopo il terzo era sempre un dramma. Un biscotto per tutte le occasioni. Nella maremmana Manciano fino a pochi mesi fa Fiorenzo faceva nel suo panificio i cantucci, insuperabili, imparagonabili ai vari cantucci più o meno senesi, più o meno industriali. Duri al tatto, una volta tritati sotto i molari diventavano morbidi, fragranti con le loro mandorle, deliziosi se abbinati ad un buon vino come un Morellino di Scansano. Oggi i biscotti li faccio io, e spero che almeno ad una persona rimanga nei prossimi anni un piccolo ricordo. Sarebbe una bella soddisfazione.

9 commenti a “Una vita da biscotto”

  1. Lucil 18 Apr 2007 alle ore 16:38

    è incredibile come ogni ricordo di un tipo di biscotto ti apra un mondo di ricordi. Quelli ai fichi, in particolare gli strudel ai fichi, son stati compagni di viaggio in autostrada per anni. Si trovavano (quasi) solo negli autogrill. La famiglia a dormire in macchina, ed io a guidare su o giù per le autostrade dello stivale, verso le vacanze o verso casa (sopratutto di notte). Con un pacco di strudel e un po di acqua a tenermi sveglio !!

    Beh, riguardo ai tuoi, se avrò modo di assaggiarne, e mi auguro di sì, ti saproò dire …. ;^) … ma ioo son (parecchio) goloso !!

  2. La conigliail 18 Apr 2007 alle ore 17:29

    mandami una scatola,non ti deluderò nel ricordo :)

  3. labelladdormentatail 19 Apr 2007 alle ore 07:26

    A casa poche volte c’erano biscotti: la nonna e la mamma erano grandi produttrici di ciambelloni casalinghi che venivano alternati, nelle merende, al classico pane, burro e zucchero, oppure, a volte, dal rosso dell’uovo montato con lo zucchero. A scuola, come merenda, quando si faceva il turno del pomeriggio, davano pane e quella specie di marmellata gelatinosa che cercava di imitare la nutella, invece si capiva benissimo che era marmellata, oppure un pacchettino di biscotti oswego. Gli oswego poi sono legati a un ricordo particolare: alle elementari, per fare un po’ di ripasso delle tabelline, qualche pomeriggio la mamma mi portava da due anziane signorine, due sorelle, una cieca e l’altra zoppa. Penso che in realtà fosse perchè erano piuttosto sole. Da un cassetto tiravano fuori una mare di bottoni colorati e con quelli mi facevano ripetere le tabelline. E alla fine, come premio, potevo pescare da un grande vasone di vetro 1 biscotto! Come era buono quel biscotto! Adoravo quelle due signorine!

  4. labelladdormentatail 19 Apr 2007 alle ore 07:27

    P.S.: ma dove sono i miei lillà???
    Questa è un’apparecchiatura invernale!

  5. Mauriceil 19 Apr 2007 alle ore 07:51

    Sono le cose più semplici che ci danno il profumo di tanti ricordi, e mi piace vedere che tutti ne abbiamo in abbondanza. Proprio bello.

    @ Bella Addormentata: da buon cancro ogni tanto mi stufo, devo cambiare posizione altrimenti mi vengono i crampi. Non potendo cambiare il modello per non correre rischi inutili di perdite varie e mal funzionamenti, ogni tanto cambio la foto di testata, un colore.
    Questo mi piaceva per la varietà di colori caldi, non è poi così invernale, fa molto intimo e noblesse.

  6. Lucil 19 Apr 2007 alle ore 09:04

    ma perchè invernale? il mio glicine in giardino, che è proprio di quel colore, è esploso nella sua fioritura annuale !!!

  7. popAleil 19 Apr 2007 alle ore 11:39

    Bella la foto, il ricordo e la descizione del sapore dei biscotti. Conosco bene il morellino di Scansano, mio nonno era nato lì e ogni estate passo nel paese qualche giorno nelal casa che oggi è diventata di mia madre. Mi piarebbe proprio provare i toi biscotti, cercherò di venire a trovarti prima o poi.
    Buona giornata

  8. Mauriceil 19 Apr 2007 alle ore 12:29

    Le porte sono sempre aperte per tutti.

  9. mariatnil 19 Apr 2007 alle ore 13:31

    Anch’io faccio i biscotti a volte ma non ne sono mai molto soddisfatta. Devo venire a provare i tuoi :-)

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