Apr 19 2007
Preti con forchetta e coltello
Sul libro degli ospiti del locale ho l’onore di avere un commento con dedica dell’attuale arcivescovo di Trento, mons. Luigi Bressan, che in un paio di occasioni è stato nostro gradito ospite. Per quel poco che lo conosco è una persona squisita, e sulle cronache locali non è un personaggio chiaccherato, quindi il suo lavoro lo fa presumo bene ed in silenzio. Con un passato in terra di missione, sopratutto a Bankok (il che è tutto dire), era stato delegato dall’allora vescovo tridentino a presiedere alla Cresima di mia figlia. Per un qualche disguido era arrivato con una mezz’ora di ritardo alla cerimonia, scusandosi con tutti gli astanti e tagliando corto agli sproloqui del parroco d’allora. Un chiaro segnale del suo modo di vedere le cose, concreto, risoluto: non a caso poco dopo il suo insediamento ha rimosso il parroco, portandolo in un ufficio dove non poteva far danni. In un periodo non certo bello per la chiesa italiana, dove i prelati preferiscono usare il coltello piuttosto che il cucchiaio, esistono di sicuro ancora preti che testimoniano il messaggio di Cristo con rettitudine. Avendo studiato dai preti - come diceva il mio laicissimo prof di matematica del liceo - ne ho conosciuti parecchi; di uno ne porto non solo un caro ricordo, ma i segni inconfondibili dentro di me della sua semina. Bello, affascinante (il suo confessionale era particolarmente ricercato dalle donne), raffinato (i suoi paramenti sacri sapevano sempre di lavanda), don Aldo era il motore turbo dei giovani della parrocchia. Erano i tempi del Concilio Vaticano II, in piena riforma liturgica e pastorale, in un territorio operaio dominato politicamente da una forte presenza del PCI. In chiesa non avevamo l’organo, e lui introdusse chitarre elettriche e batteria. Nelle riunioni dell’Azione Cattolica si parlava di LSD, di pillola come sistema contraccettivo migliore, di rapporti prematrimonali doverosi, di impegno politico dei cattolici. Girava l’Espressone (quello enorme, tutto nero), Testimonianze, il Regno, Settegiorni, le nostre firme preferite erano Livio Labor, Lidia Menapace, Rossana Rossanda, don Milani ed i ragazzi di Barbiana. I miti: padre Camillo Torres (il prete rivoluzionario amico del Che), il card. Lercaro, ovviamente Papa Giovanni. Un giorno don Aldo ci portò, noi gruppo di giovani impegnati, nella cattedrale bizantina dell’isola di Torcello. Una messa privata, dove per la prima volta ci comunicò consegnandoci l’ostia in mano e facendoci bere dal calice. La notizia trapelò in qualche maniera e ne venne fuori un putiferio negli ambienti ecclesiastici tradizionali. Ma le nostre "uscite" erano anche molto laiche. Nella foto di questo post siamo nel Cadore, in settimana bianca (don Aldo è quello a sinistra, l’autore a destra); ma ricordo anche le gite in barca, le cene sui Colli Euganei, le serate in discoteca a Jesolo. Mi ero appena fidanzato con una brava ragazza di parrocchia. Un giorno mi chiama e mi fa una ramanzina: "Stai per finire il liceo, l’anno prossimo andrai all’università dove conoscerai tantissime altre ragazze. Prima di impegnarti ricorda che devi farti le tue esperienze". Dopo la separazione dalla prima moglie mi richiamò: "La sostanza del sacramento del matrimonio è l’amore fra gli sposi: quando cessa , termina anche il sacramento. Se un giorno vorrai risposarti in chiesa, chiamami". Non l’ho più rivisto. Grazie don Aldo.

















































