Apr 20 2007
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Apr 20 2007
Che giorno che fa
Oggi comincia una nuova settimana. Ma come? il venerdì sta per finire la settimana. Ed invece no, sta per iniziare una nuova settimana, e questo dimostra come il tempo sia una convenzione, sia assolutamente relativo come sosteneva Einstein. Il mio bioritmo è spostato di tre giorni, per altri di uno, per altri di due, tutto è relativo. Per chi lavora nella ristorazione questo è normale: per me il giovedì è giorno di chiusura, di riposo settimanale, il giovedì è la mia domenica, o il sabato se fossi ebreo, con il vantaggio che gli altri negozi sono aperti ed ho tutto il tempo - volendo - di fare shopping in tutta tranquillità Avere la domenica di giovedì apre una diversa prospettiva. Si comincia la settimana in un dolce crescendo: il venerdì è un giorno di preparazione per i giorni importanti, parlando di ristorazione, del sabato sera e quindi della domenica mezzogiorno, gli appuntamenti clou della settimana. Passata la domenica, si ritorna alla dimensione della routine programmata, del numero quotidiano previsto, del timbrare il cartellino, e dal lunedì al mercoledì sera è come farsi spingere dal vento in poppa, non è navigare di bolina come i giorni precedenti. Durante questi giorni di navigazione di bonaccia - non di calma piatta come all’America’s Cup di quest’anno - si fanno a bordo qui lavori che con vento teso non si possono fare, come preparare le scorte, fare l’inventario alla cambusa, procedere alle pulizie di quegli angolini che rimangono sempre dimenticati. Stamani, ad esempio, la prima cosa da fare è pulire e cuocere la borsa di ortiche selvatiche che ieri abbiamo raccolto. Nonostante l’inverno passato sia stato quanto mai benevolo e la primavera sia cominciata con notevole anticipo, la mancanza di pioggia sta rallentando lo sviluppo delle amate pianticelle. Alle mie latitudini tutti gli alberi stanno esplodendo di fiori e colori: nel controluce del tardo pomeriggio ieri la costa della montagna era una sarabanda di tonalità e di sfumature. Sulle acacie e sui meli sembrava caduta la neve, quella artificiale di cotone che si metteva una volta sugli alberi di Natale, in contrasto con il giallo intenso dei cespugli di forsitie e tutte le gradazioni di verde possibili ed immaginabili di abeti, larici, betulle e pini. Anche in questo il tempo è relativo.





















































