Apr 27 2007
Chef per un giorno
Non c’avevo mai fatto caso, anche perché a quell’ora - in genere - sono in pieno servizio, preso tra una comanda e l’altra del pranzo domenicale. Quindi per qualcuno non sarà una novità, ma per tutti quelli che si interessano di cucina ed hanno voglia di divertirsi è un memo per domenica prossima, alle 13 su La7. Chef per un giorno, così si intitola il programma, è un "docu-reality" (secondo gli autori) alla sua seconda edizione, ambientato nel ristorante Durlindana di Roma. A dirigere la brigata di cucina per un giorno viene chiamato un personaggio dello spettacolo che detta il menu e sovrintende alle varie operazioni; domenica scorsa c’era Max Tortora, ma si sono succeduti al timone di comando in altre puntate Marco Baldini e Fiona May, Lamberto Sposini, Ela Weber e Barbara Bouchet. Ovviamente la parte tecnica in cucina è supportata dai cuochi veri - Sergio Maria Teutonico, Maurizio di Mario, una splendida collega di cui non si sa né il nome né il numero di telefono, ed altri - che grazie a dio fanno i piatti. In sala vi sono clienti (o invitati?), due critici gastronomici (Fiammetta Fadda e Leonardo Romanelli) ed uno chef professionista che degustano, commentano ed alla fine della cena danno un punteggio allo chef, che rimane segreto fino alla fine del pranzo, quando sarà introdotto in sala. In cucina lo chef per un giorno e tutta la brigata possono seguire quanto viene detto e fatto in sala grazie ad un impianto di ripresa interno, e questo è il primo elemento divertente della trasmissione. Immaginate l’espressione di Max Tortora quando i critici cercano di individuare lo chef dalle portate: "Secondo me è una donna", dice un critico. "Sì, tu sorellla è na donna", gli risponde fuori audio Max. Il secondo elemento, per cui la trasmissione corre via piacevolmente, sono i commenti dei critici e dello chef in sala. Tortora ha proposto come primo "Al massimo? Rigatoni", nient’altro che una carbonara alla vecchia maniera. Non conosco Leonardo Romanelli, quindi non so se si comporta sempre così: ma il cercare di fare una critica letteraria, una esegesi degna di Umberto Eco, una lettura trascendentale di una semplice carbonara è quanto di più marxiano (Groucho) si possa immaginare. Mughini è uno scolaretto elementare al confronto di Romanelli, e la considerazione che si fa lo spettatore è: se i critici gastronomici lavorano in questa maniera, allora si capisce bene perché certi cuochi sono così quotati, mentre altri di pari meriti professionali non sono neanche considerati. Per fortuna che a riportare la bilancia in giusto equilibrio c’è Fiammetta Fadda, per nulla istrionica e più attenta alla sostanza degli alimenti, molto ben calata nella sua professionalità. Non parliamo dei clienti, dove troviamo tutto il panorama della "normale" clientela dei nostri ristoranti. C’è quello che tenta improbabili acrobazie intellettuali, quella che si lamenta della porzione non proprio abbondante (e Max Tortora che le manda subito una seconda porzione) , la snob rompiballe di turno che si lamenta di tutto, quello che prova tutto, quella che gli fa schifo il fegato "in gondola" (salvo rapinare il compagno di tavola con il classico assaggino). Insomma, tutto lo zoo delle nostre giornate di lavoro. Chi si salva in questo panorama è lo chef (vero) che degusta i piatti con i critici in sala. Giustamente la cuoca (stellata) faceva osservare come lei avrebbe preparato il piatto: meno salsa, un tocco qua, un tocco là. Come facciamo tutti noi professionisti quando andiamo a mangiare da altri colleghi, senza fare tanto i saputelli ma con obiettiva cognizione di causa. A proposito: in settimana ho avuto a pranzo dei colleghi locali. Avere in sala delle gente che è del mestiere mi dà sempre un certo disagio: basta una sbavatura per essere decapitati seduta stante. Fffff, mi è andata bene: ai saluti di commiato complimenti a dismisura. Anche stavolta è andata.

















































