Apr 28 2007
Critica all’evoluzionismo darwiniano
La maestra interroga Pierino: "Parlami dell’ignoranza". Pierino risponde: "Esistono tre tipi di ignoranza: quella idraulica, quella religiosa e quella sessuale". Maestra: "Che dici, Pierino?" "Sì, signora maestra: quella idraulica quando uno non capisce un tubo, quella religiosa quando uno non capisce una madonna, quella sessuale quando uno non capisce un cazzo".
Anche in campo gastronomico esistono vari tipi di ignoranza. Il primo tipo lo definirei legittimo. Servito su un piatto, non tutti sono in grado di distinguere la coda o il cuore di un filetto. E’ legittimo non sapere le sottigliezze, a volte non le sappiamo neppure noi addetti ai lavori: ricordo che, in visita ai mercati generali, tutto il gruppo di chef non conosceva determinate varietà di frutta e verdura, soprattutto se esotica. Io stesso ammetto di non distinguere ad occhi chiusi un bicchiere di Riesling da uno di Müller Thurgau: non è il mio campo, e potrei facilmente essere tratto in inganno. Talvolta lo chef è talmente bravo (o furbo) da rendere difficile distinguere una cosa da un’altra. Agli inizi della mia "carriera" di cucina ricordo le pezze di carne che salivano dalle celle, carni marchiate Kenya: di che animale si trattasse non lo so, le voci parlavano di zebra o elefante. Sta di fatto che il giorno dopo si trasformavano magicamente in
- bistecca di roastbeef ai ferri
- scaloppine di vitello in tutte le possibili varianti
- spezzatino (anzi: bocconcini) di manzo
- cotoletta di maiale alla milanese
- entrecôte, paillard, e chissà cos’altro.
Ve avesse potuto Mario, lo chef, ne avrebbe fatto anche delle frittate. La medicina per questo tipo di ignoranza è abbastanza semplice: studio, studio e sane frequentazioni al mercato ed in cucina. Un secondo tipo di ignoranza il mio professore di lettere la definirebbe "crassa e supina", ed è già più grave. E’ quella, per esempio, a causa della quale un individuo non sa distinguere un alimento sano da uno avariato: tutto fa brodo, come diceva un vecchio Carosello, basta che sia masticabile (della serie quello-che-non-chiude-ingrassa o basta-che-respiri). Questo tipo di ignoranza si eredita come un genoma, si coltiva e si sviluppa con anni di cattiva o assente educazione alimentare, molto spesso consumata nelle mense o nelle para-mense scolastiche ed universitarie prima, aziendali poi. Su questo tipo di ignoranza si fonda e si moltiplica il business delle multinazionali del fast-food. Combattere questo tipo di ignoranza è già più arduo. Bisogna prima estirpare le pessime abitudini e poi ricostruire tutto. E, come si sa, le ristrutturazioni sono sempre più onerose delle costruzioni nuove, però c’è ancora speranza. Il terzo tipo di ignoranza è il più grave, a cui temo non ci sia rimedio. E’ quella che si sposa con la "fighettitudine" e l’arroganza, della serie pago-quindi. E’ tipica di quella classe sociale ed economica che ha già di suo i due tipi di ignoranza precedente e che se ne strafotte degli altri. I portatori del terzo tipo sono facilmente distinguibili: si muovono a piccoli branchi, difficilmente a coppie, quasi sempre maschi, singles, in età neo-lavorativa (25-35 anni), sguaiati anche in una sala affollata e silenziosa, preoccupati solo di ingurgitare cibo vini e liquori, senza distinguere tra qualità e qualità, anzi, spesso, amanti dei piatti che costano di più. Sono quelli che mettono in serio dubbio le teorie evoluzionistiche di Darwin, perché la loro esistenza è una forte critica al fatto che il passaggio dall’homo erectus all’homo sapiens sia ormai compiuto. Ogni cura a questo tipo di ignoranza è sottoposta a prognosi riservata, perchè in gioco non è il cervello o le papille gustative, ma solo il portafoglio. Il rimedio è drastico e, per fortuna, improbabile: come avrebbe detto mio suocero, per questi ci vorrebbe la guerra.



























