Mag 04 2007
Parliamoci addosso
Ma sì, parliamoci un po’ addosso. Il mio primo blog, o forse un tentativo di blog ché durò non più di un mese, risale agli albori dei blog, quasi dieci anni fa. Scrivevo di e contro la politica locale: in un mondo sonnolento come la nostra periferia italica c’era ben poco da dire, così morì alla stessa velocità con cui nacque.
Me ne parlo addosso perché nella stessa giornata ben tre avvenimenti mi hanno colpito. Incipiamo continuando il discorso lanciato da Giuliana, la mamma in corriera, sullo scoprirsi. Se il blog nasce come diario personale, aperto nel web, non vedo il motivo per non scoprirsi. Essendo aperto - ma c’è anche chi lo tiene chiuso al volgo, e lo apre solo a pochi amici - non tutto è possibile dire, per ragioni di stretta privacy, per convenienza commerciale, per impostazione del blog stesso, o per altri motivi personali. D’altra parte ci nascondiamo tutti dietro ad un alias, ad una biografia più o meno ristretta e fantasiosa, ad una collocazione geografica, politica, economica, sociale, culturale, sessuale che potremmo anche inventarci di sana pianta. Un giorno potrei fare un porno blog e raccontare le mie performances di squillo d’alto bordo, con i più bei nomi della finanza e della politica nazionale ed internazionale. Di sicuro il mio rating salirebbe alle stelle. Ho scelto di fare un po’ l’Anthony Bourdain della situazione. Parlo di cucina ma non dò ricette, parlo di cibo ma non faccio recensioni di cene, parlo di ristorante ma non faccio pubblicità al mio ristorante. Essendo questa la mia linea, quando c’è da parlar bene faccio nomi e cognomi di persone reali, quando devo parlarne male, mi astengo, per una questione di privacy.
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Leggo che da diari i blogs si stanno evolvendo (?) in palcoscenici dove - anche qui - chi più stupisce più raccoglie applausi. E’ anche normale. Sul mio FeedReader non c’è neanche un blog dedicato alle ricette, non mi interessano, le trovo noiose, quindi li salto a piè pari. Molti faranno lo stesso con questo blog, è il bello della diretta, diremmo se fossimo in tv. Troppe volte, però, ho sospettato che lo scrivere qualcosa sia funzionale agli applausi, così ho preso l’abitudine di leggere molti post amici, ma di non lasciare commenti dove ne trovo già tanti. La razione di clap-clap è già stata data. Ma ora c’è anche la classifica dei clap-clap. Non è basata sui dischi più venduti o sugli indici d’ascolto (no Technorati, no BlogItalia, no rank Google, no contatori), ma sui circoli dei fans, una specie di premio Bancarella. Ogni blog bene o male ha un suo "giro". Io linko te, tu linki me, io leggo te, tu leggi me, e così si fanno i muretti; ci troviamo tutti i giorni a farci l’aperitivo o il caffè virtuale, facciamo quattro chiacchere in compagnia e chi s’è visto s’è visto. C’è chi se ne strafrega dell’applauso, cito per tutti la Piccola Cuoca: quando ha tempo e le gira fa i suoi meravigliosi post, raccoglie un po’ di commenti, non si fa pubblicità o PR, e tira diritta. C’è che, invece, apre un blog e tre giorni dopo ha inondato mezzo web con i suoi commenti, un modo come un altro per passare con il cappello a raccogliere le monetine. Questione di carattere.
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Il terzo aspetto è il giovanilismo. Un po’ di nomi della finanza e del giornalismo si sono dati convegno per istituire un premio al miglior blog giovanile. Dopo la webmania la blogmania, strilla la Repubblica. Sarà l’invidia che mi prende per non aver più vent’anni, ma questa ghettizzazione mi sta tanto sui santissimi. Il ghetto giovanile ed il ghetto non-giovanile. Vedo tanti blog "giovanili", ma sono rari quelli che si salvano dalle banalità o dalle cavolate sparate per stupire o perchè non hanno nient’altro da dire. Perchè premiarli? Speriamo che fra tanti ci sia il Giacomo Leopardi del ventunesimo secolo? Ne dubito fortemente, almeno da quello che leggo. Trovo più divertente, interessante, rilassante, commentabile un post di Diamante Rosa sui bottoni che un video di YouTube buttato lì. Questione di gusti, certo, ma anche di contenuti. La mia generazione, pur eroica, si distingue per l’analfabetismo digitale. Senza superbia, ho stupito i compagni di liceo di mia figlia per come mi destreggio con pc e web, ma io sono un’eccezione. Ma se questa mia generazione rischia l’isolamento futuro, perchè non incentivarla ad imparare ad usare una tastiera ed un modem? Arriverà, arriverà. In America i blog di maggiore successo, dicono, sono quelli dei "vecchietti" che appassionano con le loro esperienze di vita, i loro racconti vissuti. Prima o poi arriverà anche da noi, spero.



















































