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Mag 08 2007

Pornogastronomia

Published by Maurice under Cucina

Nel momento stesso che è calato il consumo del letto, è andata progressivamente espandendosi la pornogastronomia o pornografia culinaria.

a1.jpgForse la gente non scopa abbastanza. C’è stato sicuramente un incremento delle fortune degli chef da quando, all’inizio degli an­ni ottanta, si è scoperto che l’attività sessuale indiscriminata può portare alla tomba. Quel che è certo è che la gente mangia di più, a riprova, forse, di un desiderio sublimato. Mentre gli chef si af­fannavano ad acquisire le nozioni basilari di comunicazione e di­plomazia, le cosce della gente cominciavano a espandersi in misu­ra direttamente proporzionale. “La pornografia culinaria” inco­minciò a prendere piede in tutto il mondo: lettori di manuali di cucina lussuosamente rilegati, con illustrazioni patinate, sbavava­no davanti alle foto di persone che facevano sulla carta o in televi­sione quello che loro non avrebbero mai osato fare in casa loro. Probabilmente gli chef di successo sono visti come un’alternativa più sicura, meno preoccupante, per esempio, delle rock e porno­star del passato. (Avventure agrodolci, Anthony Boudain, 2006, Feltrinelli Traveller)

I miei primi passi in cucina sono stati segnati da montagne di riviste di pornografia culinaria. Alla fine del mese correvo in edicola per rapinare quattro-cinque mensili di cucina, me li portavo a casa, li sfogliavo come fossero Playboy, mi perdevo sulle foto dei soufflé o dei timballi come fossero state il paginone centrale di Playmen. Strappavo le pagine che più mi intrigavano, non con le conigliette ma con il turbante di coniglio o la mousse al melograno, le mettevo via come fossero le foto esclusive di Pamela Anderson. Più tardi, con l’avvento dello scanner, gli scaffali della libreria si sono svuotati e si è riempito l’HDisk di file di ricette. Oggi sono abbonato ad un bimestrale professionale (solo in abbonamento) e a Bibliotheca Culinaria che ogni tre mesi mi manda il catalogo aggiornato con le novità in libreria (per chi desiderasse, c’è anche la versione online, ma il cartaceo è tutta un’altra cosa). Passata la sbornia della pornografia culinaria di basso livello, ora cerco solo quella d’alto bordo, il libro particolare, ricercato, dello chef famoso. Dall’euro della rivista di una volta, però, si passa finanche ai cento e passa euri di certi volumi, ma ancora una volta la qualità si paga. Purtroppo le posizioni, gira e rigira, sono sempre quelle. Giovedì scorso, attratto dallo strillo di copertina, dopo anni ho comprato un mensile specializzato: la cucina del Quirinale. Ci saranno ricette super raffinate, ho pensato, non posso perdermele, non che io abbia l’onore di avere Re o Capi di Stato alla mia tavola, ma qualche idea può andar bene anche per il popolino. Il grande servizio si esauriva in quattro ricettine, fatte in redazione del giornale peraltro, molto molto banali: risotto alle erbe e code di scampi, carciofi trifolati, lombata di vitello al forno, babà al rhum. Roba da Donna Moderna. Sono riuscito a salvare un servizio sui piatti nel bicchiere che mi piacciono molto, nulla di eccezionale come ricette, interessante come idee. Quando decido di svenarmi con il porno d’alto bordo, poi mi vengono i sensi di colpa. Sul tavolo ho almeno sei libri che attendono di essere consumati: carta grezza, tutto scritto fitto fitto, roba da studiare, non da lustrarsi gli occhi con le foto. Non più pornografia, ma filosofia culinaria. Invecchiando si diventa più esigenti.

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