Mag 21 2007

Paradisi ottusi d’Italia

Published by Maurice at 00:05 under Cucina, Costume & Società

Come mai la cucina spagnola, in questo momento, rappresenta l’apice della gastronomia mondiale? Ma soprattutto, è un caso che questa cucina sia la più creativa ed effervescente, proprio nel momento in cui tutta la Spagna sta vivendo una fase esplosiva in economia, nella politica, nella vita più in generale? manara3.jpgHo già detto in passato di come la cucina parli della società che la circonda. Prendiamo, ad esempio, di un classico della cucina italiana: il minestrone. Esso ci racconta di generazioni legate alla terra, di servi della gleba prima, di mezzadri poi, di piccoli contadini che raccolgono quello che offre il fazzoletto di orto dietro casa, prendono tutto e lo interpretano al meglio con solo l’acqua che non manca mai. Cosa ben diversa dal consommé che viene servito nella casa patrizia, dove non manca la carne, la pregiata cacciagione di piuma. Quindi non mi meraviglia che - in questo momento, ripeto - la Spagna la faccia da padrona nel panorama economico-sociale-culinario europeo. Cultura in senso lato e cucina si interfacciano. Sarebbe stato difficile anche per Ferran Adrià esprimere il proprio genio se il suo ristorante fosse stato in Botswana, occorre anche un envirement che lo accetti, gli permetta di respirare, di esaltarsi. Tutto questo discorso per capire come mai la cucina trentina - oggi - proponga una gastronomia di retroguardia. Dico oggi, perchè ai tempi del Concilio di Trento (ma siamo nel ‘500) la città dell’Adige era il centro del mondo, con i migliori chef al seguito dei principi-vescovi in assemblea plenaria. Per capire qual è il clima culturale che oggi si respira nella terra di Rosmini e Depero, di Battisti e De Gasperi, rimando alle polemiche cattotalebane in atto a proposito di una mostra al Museo Tridentino di Scienze Naturali. Altoparlanti di questa visione ultrareazionaria sono i due quotidiani locali che non voglio neppure citare, espressione di una cultura ben radicata in una società che non è ancora uscita dalla visione rurale - nel peggiore senso della parola - del Trentino. Sylvie Coyaud ha poco da portare ad esempio il museo di Pittsburg nell’Ohio. Io porto ancora nel mio cervello i semi di anni di educazione cattolica, ma non avevo mai sentito negare così brutalmente l’evoluzionismo, ed a tutt’oggi sono convinto che la creazione divina non sia incompatibile con la nostra discendenza dai primati, anzi una completa l’altra. D’altra parte non è la prima volta che i giornali locali sono la cassa di risonanza della faccia oscura del Trentino. Penso che molti si ricordino ancora le polemiche su quelle nefaste pagine che seguirono ed affossarono la campagna pubblicitaria ideata da Milo Manara per la provincia alpina. In questo contesto siamo costretti a fare cucina. Che dire? o che fare?

3 commenti a “Paradisi ottusi d’Italia”

  1. rubenil 21 Mag 2007 alle ore 08:53

    Ecco, da impenitente filo-iberica ti posso dire che giova a favore delle cucina spagnola il fatto che loro - come in tute le cose - non abbiano tagliato con la tradizione ma l’abbiano “reinterpretata”. Un esempio: in uno dei ristoranti più rinomati dell’Andalusia, Tragabuches, ho provato “cucina andalusa alternativa”. C’era gazpacho e ajo blanco però era tutt’altra cosa…

  2. La conigliail 21 Mag 2007 alle ore 17:33

    Bello che la cucina sia lo specchio della società…

  3. francescoil 22 Mag 2007 alle ore 15:50

    anch’io sono sicuro che la cucina è lo specchio della società. però in alcune zone (molto arretrate) come quella in cuii vivo io può anche rappresentare la punta più avanzata. Ne avevo parlato sul mio blog (venerdì 13 aprile 2007), mi farebbe piacere un commento di un esperto come te. ciao

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