Archive for Maggio 24th, 2007

Mag 24 2007

Prima da New York

Published by Maurice under Costume & Società

Riporto fedelmente il post di Jo Mason. jo-mason.jpgNew York - L-atmosfera e’ la solita, caotica ed eccitante. Mille cose da fare e il nuovo incarico da inviata speciale in cucina. Ho gia’ assaggiato, raccolto impressioni, valutato, locali, preso montagne di appunti, ma di scrivere da qui nemmeno l’ombra di una possibilita’, I’m very sorry. Dovrete aspettare ancora un po’ ma… stiamo lavorando per voi! Non sara’ facile mettere ordine tra appunti, foto, ricordi, corse ma questa e’ una citta’ cosi’: sei tu che devi adeguarti a lei e non viceversa. Posso solo dire che ieri sera ho cenato nella Steack House preferita da George W. Bush, ma sta cadendo la connessione…….. Giovedì 24 maggio 2007

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Mag 24 2007

Ai tempi dell’America’s Cup

Published by Maurice under Cucina

C’è stato un tempo che l’acqua salata che ho nelle vene mi ha fatto illudere di potermi dedicare alla vela, pur abitando tra la Cima Adamello e la Presanella. A quel tempo forse ero l’unico che faceva man bassa in edicola dei mensili acquaroli che arrivavano con il contagocce: Nautica, Bolina, Gente mare. Nella biblioteca è rimasto ancora qualche residuo, come il Portolano o i Glenans, la summa di tutte le summae per chi solca o intende solcare le onde con la sola forza del vento. viking-pianta.JPGOggi, ringraziando La7, siamo tutti un po’ più navigatori, magari solo teorici. In tempo di America’s Cup, chi non ha mai provato a salire sul ponte di una barca, o ancor meglio a scendere sottocoperta, immagini di mettersi le scarpe appropriate, di salire a bordo, scendere di sotto, ed immagini ancora a convivere con altre cinque persone anche per soli quindici giorni. Osservate la pianta che ho trovato a caso sul Web: gli spazi verdi sono gli "armadi", quelli gialli più quelli grigi sono le cuccette, il bagno è quello celeste e blu, la cucina quella bianca. Ci rendiamo conto di com’è la vita a bordo in sei persone (e questa è una bella barca spaziosa)? Pensate che si possa lasciar in giro la t-shirt, le scarpe o anche solo un libro? Ammesso che siate così imbecilli da farlo, appena lo skipper se ne accorgerà un turno al timone alle 3 di notte non ve lo risparmierà di certo. A parte qualche bresciano - che è notorio hanno un fondo schiena che ci passa un cane con una pagaia in bocca per traverso - la quasi totalità di cuochi è costretta a passare le giornate e le serate a bordo di un dodici metri. Questo spiega perché gli chef sono dei paranoici dell’ordine. Anche nella peggior tempesta dev’essere possibile armare una vela: non esiste che una cima sia aggrovigliata, dev’essere sempre libera, perchè non ci si può permettere di perdere tempo (a volte in barca può essere questione di vita o di morte) a districarla. Così in cucina tutto dev’essere al suo posto perché non si può giocare a nascondino con le attrezzature. E, come in barca, il linguaggio è fondamentale. Sauteuse, chinois, saltare, sfumare, dadolata, brunoise, scortichino, abbattere, mantecare, arricciaburro: tutto ha uno e uno solo significato. Se l’equipaggio è composto da italiani, australiani, giapponesi e senegalesi, tutti devono capire gli ordini dello skipper, senza traduttore al seguito. Se dico: prendi la salsa x, chiunque deve sapere qual’è, senza perdere un millesimo di secondo per chiedere la traduzione. Come dice Bourdain, chi non rema o rema contro si butta fuori bordo, senza pensarci due volte.

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