Mag 25 2007
Il coperto è servito
Anche al momento del conto noi italiani sappiamo esprimere la nostra atavica fantasia. Solo noi siamo riusciti ad inventare la voce "Coperto e servizio" in aggiunta a quanto abbiamo mangiato, altri - più elegantemente - mettono il pane. L’argomento "coperto" è uno di quei soggetti che periodicamente infiammano la discussione tra associazioni dei consumatori ed esercenti. Mi inserisco anch’io, dopo aver letto l’articolo di Eleonora Cozzella per Kataweb Cucina.
Premetto subito, a scanso d’equivoci, che non impazzisco per le associazioni dei consumatori.
A fronte di molte denunce e battaglie sacrosante, a volte però ho l’impressione che esse cerchino, più che l’interesse di noi poveri sassolini tritati dagli ingranaggi diabolici delle grandi imprese e delle multinazionali, una giustificazione alla propria esistenza e alla sempre maggiore visibilità. La battaglia del grano in questione, a mio modesto parere, rientra nella seconda categoria. Non so quando sia stato inventato il coperto, ma a naso dovrebbe essere stato introdotto quando la trattoria ha voluto nobilitarsi, passando dal legno grezzo della tavola su cui venivano appoggiati piatti, posate e bicchieri alla tovaglia e al tovagliolo di stoffa: l’oste che ne ha introdotto l’uso ha pensato bene di scaricare sul cliente l’optional. Di certo oggi non ha senso. Se, come sostiene la Fipe, ha ancora senso, perché non specificare nel conto anche il riscaldamento, la pubblicità, le imposte, gli abbonamenti ai giornali, e tutte le altre voci di bilancio? Trasparenza per trasparenza, mettiamoci tutto. Personalmente sono contro il coperto, ma farei come in Germania, dove esiste la voce pane, che diventa sempre più consistente se - dopo le prime quattro fettine che spariscono ancor prima che arrivi il primo piatto - ci si azzarda a chiedere il bis o il tris del cestino. Abituati al loro mondo, infatti, quando i tedeschi approdano ai nostri locali si rimpinzano di rosette e grissini, tanto non costano nulla. Oppure come in America, dove i prezzi in menu sono al netto d’imposta, che viene aggiunta in surplus dopo il totale, oltre alla mancia moralmente obbligatoria se da soli o in coppia, legalmente dovuta oltre un certo numero di commensali allo stesso tavolo (in genere 6 o 8). Nel caso della Germania il pane rappresenta un bene alimentare che un’azienda - che per sua essenza commercia alimenti - non può regalare; nel caso degli USA imposte e mancia non vanno al ristoratore, quindi è anche legittimo evidenziare le rispettive voci "esterne". Ma, mi sembra altrettanto ovvio che, se domani fossi costretto per legge o per scelta individuale ad eliminare la voce coperto, quel gettito deve ritornarmi in qualche modo. Poniamo che ogni anno io distribuisca 10.000 pasti, ad 1 euro a coperto sono 10.000 euro che non posso permettermi di regalare all’Adiconsum o associazioni consorelle. Eliminiamo il coperto e "spalmiamo" (termine orribile! scusatemi, ma ormai va di moda) il corrispettivo sui vari piatti? Ok. 0,5 euro per piatto, una media di 3 piatti per cliente (primo o secondo, contorno e pane) e fanno 1,5 euro per pasto, con un totale annuo di 15.000 euro. Eliminiamo il coperto così ci guadagno pure. Non è speculazione: chiunque ha un’attività in proprio sa che il ragionamento è corretto. Sono almeno tre anni che il listino prezzi del bar non viene ritoccato. Eppure, a detta di associazioni consumatori, giornalisti in cerca di falsi scandali e tg a corto di notizie, i responsabili di tutti i mali sono gli esercenti che con l’euro hanno banchettato. Sarò disattento io, ma non ho ancora sentito una trasmissione che mettesse a confronto i prezzi della stessa auto, di un frigorifero o di un immobile prima e dopo l’euro. Anche perché quando si compra casa il costruttore non deve battere lo scontrino fiscale. Ma questo è un altro discorso che vale un altro post.




















































A Roma vi sono alcuni ristoranti che nel conto inseriscono sia il coperto che il servizio. A chi rivolgersi ?