Mag 26 2007
Ansia da prestazione
A conclusione di dodici ore ai fornelli, stasera abbiamo ricevuto una coppia: lui modello bagnino, lei …era lei. Non so se rendo l’idea. Pensando alle loro ordinazioni mi è venuta in mente una teoria, o forse è solo la stanchezza che mi fa farneticare: se è vero - come è vero - che fra sesso e cibo c’è uno strettissimo legame, vuoi vedere che l’ansia da prestazione si ripercuote anche nel cibo?
Vediamo di fare un po’ di chiarezza su questa panzanata, che tanto panzanata forse non è (una risposta esaustiva la aspetto da Aurora). Ricordo un servizio televisivo su una qualche tribù africana dove il maschio più forte è quello che si aggiudica una specie di gara del cibo: chi mangia di più è considerato anche il più potente sessualmente (qualcuno ogni tanto ci rimette anche la vita in questa assurda tenzone, ma evidentemente il gioco vale la candela). Noi, uomini civili del civile Occidente, sotto sotto facciamo la stessa cosa: ti dimostro che sono forte e potente, tanto forte e potente da mangiare per tre. Lo fanno in genere i maschi accoppiati ed accompagnati da una gentile donzella, lo fanno spesso i giovani (maschi) radunati in tribù attorno al tavolo, forse per candidarsi a maschio più virile, e lo fanno gli anziani, forse per dimostrare inconsciamente che ancora possono. Il cibo, dunque, come Viagra. Non come afrodisiaco, ché ci starebbe tutto, ma come indice di potenza sessuale. O forse è vero il contrario: il cibo come sostituto del sesso. Qualsiasi sia la risposta, questi ometti a me fanno un po’ pena. Questa teoria è coniugabile anche al femminile, in modo diverso. Se, fino a prova contraria, è la donna la depositaria della maternità, la riproduttrice, mi viene il sospetto che quelle donne che sfornano piatti su piatti, con una tale abbondanza da sfamare un intero battaglione di soldati, in realtà rappresentino con il cibo la loro fertilità genetica. In altri termini: ti dimostro che sono capace a mettere al mondo una squadra di calcio, così come sono capace di preparare otto portate per un pranzetto domenicale. Non so, sono solo sospetti, o elucubrazioni senza senso alla fine di una dura giornata di lavoro.



























