Giu 04 2007
Il Signore delle Tempeste
Sono uscito sulla terrazza della mia camera per un minuto di solitudine con la natura. Stasera il cielo aveva tutte le tonalità del grigio-blu, dal grigio fumo di Londra al grigio canna di fucile, con ampie zone di nero-tempesta, ma l’aria era gravida dei profumi del sottobosco che arriva fin dentro al paese, mescolando la fragranza dell’erba e del terreno bagnato con le cortecce ed i rami caduti in decomposizione ed il muschio che sta rinnovandosi su pietre e radici. Giugno è cominciato all’insegna delle perturbazioni, non solo meteorologiche. A cavallo dei festeggiamenti - si fa per dire - per il primo mezzo secolo di vita della mia signora nonché capo, abbiamo proceduto alla turnazione in cucina tra gli aiuti. La fanciulla che mi ha affiancato per tutto l’inverno se n’è andata verso nuovi e migliori lidi, almeno così spero per lei, ed è stata sostituita al volo da un aspirante disegnatore fumettista, ex liceale non maturato, ex lavapiatti, che mi riprometto di portare al livello di Paul Bocuse, o almeno di Marco Pierre White. Ha due grosse doti che mi danno qualche speranza di raggiungere il mio obiettivo: nel suo cassetto tiene un quaderno Pigna dove annota, nei momenti di pausa, tutto quello che vede o gli dico. Non mi permetto di aprirlo, ma so che scrive tutto, e per essere al suo terzo giorno di servizio fa ben sperare. Il secondo pregio è che, pur non avendo mai fatto preparazioni, ha imparato immediatamente le dosi, senza abbondare o limitare le porzioni. E’ una gran dote: oltre che dimostrare di essere un docile discepolo, significa che ha nelle mani il tocco giusto, oggi nel calibrare il peso, domani nell’amministrare i vari ingredienti. Non mi voglio sbilanciare. Nonostante io sia universalmente riconosciuto per le mie capacità divinatorie, paranormali, metafisiche e pranoterapeutiche, non voglio azzardare nessun pronostico per il futuro. Per i difetti abbiamo tutta l’estate per pensarci.




















































