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Giu 09 2007

Il sig. Rossi di Roccacannuccia

Published by Maurice under Politica, Ristorante

Ho fatto una prova semplice semplice: sono andato sul sito di Mc Donald’s ed ho cercato i ristoranti della mia provincia. Risultato: uno, a Trento città. Ognuno può provare e verificare per la propria realtà. mc-donalds.jpgMc Donald’s non è un pirla qualsiasi, se l’anno scorso ha quasi toccato i 4500 milioni di dollari, è il marchio simbolo del capitalismo globalizzato, i suoi vertici sanno bene cosa fare, come farlo, quando farlo e dove farlo. Rimanendo nello stesso esempio e nella stessa regione, tempo fa McDonald’s aveva aperto nella centralissima Piazza Walther di Bolzano; è durato qualche anno ed ora è in zona commerciale perchè evidentemente hanno capito che qui vendono di più. Potremmo citare Gucci, Armani, Benetton, ma cito McDonald’s perché è il caso più tipico che dovrebbe far riflettere lo stimato ministro per lo Sviluppo Economico, Pierluigi Bersani. Se un’azienda come quelle citate non ritiene opportuno aprire una succursale in un certo luogo, perché dovrebbe farlo un cittadino qualsiasi? In nome della liberalizzazione? In nome del libero mercato? Per far piacere a chi? Io sono contro le liberalizzazioni. Primo: le liberalizzazioni vanno bene se rompono un monopolio. Mi va benissimo che i supermercati vendano le Aspirine o il Moment, anche senza la presenza di un farmacista. Vorrei la testimonianza di una persona, anche una soltanto, che abbia trovato un farmacista che lo abbia avvertito degli effetti collaterali dell’Aspirina; il massimo che chiedano è che tipo di Aspirina si desidera e quante scatole. Se, invece, lasciamo spazio a chiunque di aprire una filiale bancaria o una nuova compagnia assicurativa, che poi fa cartello con le altre, quale beneficio ne ha il consumatore? Me lo spieghi, ministro Pierluigi Bersani. leone.jpgSecondo: McD e tutti i grandi capitali insegnano che, come in natura, esiste uno spazio minimo vitale di sopravvivenza. Un leone, come un passero, ha bisogno di tot metri quadrati: un altro leone che entra in questo spazio vitale dovrà combattere e rimarrà solo chi sopravvive. Lo stesso è in economia: esiste uno spazio vitale, cioè un minimo di abitanti che permettono la sopravvivenza di un esercizio commerciale. Cento ristoranti per cinquanta abitanti (esaspero per farmi capire) sono destinati a chiudere tutti. Una volta i comuni dovevano redigere il piano commerciale: per tot abitanti erano previsti x negozi di abbigliamento, y ortofrutta, z macellerie. Poi la liberalizzazione ha permesso a chiunque di aprire, ma cosa? Solo dei cimiteri economici, ed i consumatori non ne traggono nessun beneficio. Terzo: l’imbecillità non fa l’interesse dei consumatori, e porto ancora un esempio border line. Domani qualcuno si sogna di liberalizzare la professione di ingegnere o di medico, ve lo immaginate? Personalmente chiudo subito il ristorante ed apro una catena di pompe funebri. Oggi qualsiasi imbecille può aprire un negozio o un ristorante, basta una comunicazione al Comune che dovrà rilasciare la relativa licenza. Fino a ieri occorreva fare l’esame al Rec (e non era tanto semplice superarlo) o avere un titolo professionale, oggi un idiota qualsiasi può improvvisarsi commerciante di seta o di diamanti o aprire una pizzeria. Conseguenza: deprofessionalità e caduta di qualità, senza nessun vantaggio per il consumatore. Quarto: il prezzo più basso non è socialmente utile. Vado sempre per esempi estremi. Un bacino d’utenza di cinquemila abitanti è servito da un ristorante che sopravvive con 100 (numero fittizio) di reddito. Nove imbecilli decidono di aprire un ristorante nella stessa zona: abbandonano il proprio posto di lavoro, investono tutti i risparmi, si indebitano perché i risparmi non bastano, assumono personale ed aprono. Il reddito 100 viene diviso per 10, quindi abbiamo 10 morti di fame. Dopo un ragionevole tempo 8 chiuderanno, lasciando a seguito:

  • una sfilza di debiti
  • un manipolo di disoccupati (titolari e dipendenti)
  • aziende fornitrici in sofferenza
  • 2 ristoranti che non riescono neanche a sopravvivere

Sulla collettività non avremo nessun beneficio, ma anzi solo passività che qualcuno dovrà pur pagare. E mi fermo qui. Facciamo un bel passo indietro, onorevole ministro. Libertà non vuol dire fare ognuno i cavoli propri, se poi alla fin fine non riesco neppure a farli. Ci hanno insegnato che la mia libertà finisce là dove inizia la libertà di un altro. E non me ne frega assolutissimamente niente delle associazioni dei consumatori che spesso sbraitano senza aver prima acceso il cervello. L’interesse dei cittadini non si fa con gli slogan o con i grandi numeri, ma andando a vedere in concreto come sta il sig. Rossi, calzolaio a Roccacannuccia. P.S. - Il 29 maggio ho inviato un’email chiara e decisa a tre importanti personaggi politici. Il più importante mi ha risposto. Due hanno fatto dichiarazioni (uno oggi, l’altro qualche giorno fa) evidenziando i problemi che ho sollevato nelle email. Il mio sogno è che il ministro qui citato non mi scriva, ma soltanto mi legga e mediti.

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