Giu 21 2007
Non importa come, purchè se ne parli
C’è una domanda che ci poniamo solo nei momenti - purtroppo - tragici della nostra vita, che prima o poi arrivano a tutti, una domanda invece che dovremmo porci ogni volta che dobbiamo operare una scelta: perché proprio io?
Poniamo che il mio obiettivo sia conquistare il partner; dovrei chiedermi: perché lei (o lui) dovrebbe scegliere proprio me? Cosa ho di speciale io rispetto agli altri da preferirmi? Se non c’è niente, beh, dovrei cominciare a guardarmi più spesso allo specchio o darmi una regolata al carattere. Se invece ho una caratteristica che presumo mi differenzi da tutta la concorrenza (maschile o femminile, a seconda dei casi) devo puntare tutte le mie carte su quello. E’ la legge fondamentale del marketing, ed oggi - dove l’offerta è pressoché illimitata - acquista una valenza impensabile fino a qualche tempo fa. Se ne parlava con Gianluca nella nostra notte di chiacchere: oggi bisogna differenziarsi, e l’innovazione è la carta vincente per differenziarsi. Per rimanere nel nostro seminato, pensiamo a quanti locali abbiamo frequentato anche solo negli ultimi tre anni fra ristoranti, pizzerie, trattorie, fast-food, paninoteche e simili. Di quanti ci ricordiamo? E per quale motivo? Di certo, fra tutti quelli che ci sono rimasti impressi non tutti è per la qualità del cibo. Di uno ci ricorderemo l’ambiente particolare, di un altro il conto, di un terzo una parte anatomica molto speciale del personale, di un altro ancora la simpatia e la cordialità delle persone. E forse ci siamo tornati ancora proprio per quel motivo. Se è vero che l’alta cucina rappresenta solo il 10 percento di tutta la ristorazione, il rimanente 90 deve pensare ad offrire qualcosa che sia unico (almeno nel suo bacino d’utenza) per essere ricordato, e quindi scelto, e quindi in grado di farlo emergere dalla massa informe. Può essere una formula nuova di menu, può essere la location, possono essere i tanga delle cameriere, qualunque cosa che possa essere peculiare e quindi ricordabile, ma qualcosa deve esserci. E deve essere innovativo. La settimana scorsa abbiamo provato la cucina di un nuovo ristorante appena aperto, vicino a noi. Non è stata solo una semplice visita di cortesia ai nuovi colleghi, ma chiaramente un’azione di sopralluogo per vedere ed agire di conseguenza. Anche ad una settimana di distanza il nostro giudizio (può darsi molto partigiano) è che è un locale dove non torneremo spesso, perché non ci ha dato nessuna sensazione nuova, ma un déjà vu, con parecchi difetti che magari saranno corretti cammin facendo. Auguri. Potrebbe darsi che ci sbagliamo. In questo caso varrebbe un’altra regola, che la gente è più conservatrice di quello che si pensa, e rifiuta di essere messa a disagio con novità. Staremo a vedere.




















































