Giu 22 2007
La Nuova Frontiera
Qualche giorno fa La Piccola Cuoca postava alcune riflessioni che anche attorno ai fornelli si fanno, che se poi al tavolo del ristorante si incontrano amici o clienti che la pensano alla stessa maniera, una riflessione ti fa fare le ore piccole con il contributo di tutti. La cheffa lancia un sasso, e non è la prima volta, sulla senescenza dell’attuale classe politica italica, incapace non solo di rinnovarsi, ma anche di rinnovare il paese. Da qui la delusione di molti che, fatta una scelta nell’urna, si trovano oggi a ripensare criticamente a quel voto.
Già in precedenza avevo commentato che non è il certificato di nascita che fa di un governante un personaggio positivo o negativo: la guida di un Paese non è un esercizio dove impegnare bicipiti e adduttori, e molti che hanno fatto dei neuroni lo strumento di lavoro hanno dimostrato nei secoli e sotto tutte le latitudini che spesso l’età è un vantaggio, fondendo disciplina ed esperienza di vita in un unicum di saggezza. E’ però inconfutabile che oggi la gente, cioè noi tutti, sentiamo il bisogno primario ed insopprimibile di dare una svolta al pollaio del Palazzo. Non se ne può più di un sistema dove non trascorre non dico giorno, ma ora, in cui non monti una polemica, su tutto e su niente, dove ognuno non esprime una legittima opinione per concorrere al miglioramento della vita comune, ma solo per infangare quello che ha detto l’altro, sia esso dello schieramento politico avverso, ma anche della stessa coalizione così com’era uscita dalle urne solo un anno fa. La destra che attacca il governo per l’intenzione di cambiare il vertice della Polizia di Stato, per trovarsi neppure un paio d’ore dopo a difendere un inquisito. La sinistra che decide di raggrupparsi in un unico soggetto politico, ed immediatamente i capponi scuotono le ali e se ne vanno in un altro pollaio, confermando la malattia genetica della sinistra italiana che da Livorno in poi ha dimostrato di saper solo sbattere la porta. Il desiderio di vedere, quindi, spazzata via la generazione degli over-(quanto?) per dare un segno visibile al rinnovamento effettivo della nostra bella Patria, è legittimo. Ci lamentiamo degli Andreotti, degli Scalfaro, dei Cossiga che hanno fondato la Repubblica ed ancora siedono sugli scranni di Palazzo Madama, ma anche il prof. Prodi è datato (1939) come il cav. Berlusconi (1936). Tutti a casa, dunque, se la pia intenzione del presidente della Camera on. Bertinotti (1940) venisse tramutata in legge, impedendo ogni carica pubblica al compimento del 75° anno d’età, come fa la Chiesa Cattolica per l’elezione del Pontefice e la missione dei vescovi. Ma basterebbe un atto di svecchiamento anagrafico motu proprio per dare nuovo slancio ad un Paese che sempre più vede infoltirsi le schiere degli anziani e dei vecchi? Il 35° Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, assunse la più alta carica mondiale a 45 anni, ma la sua forza non fu un certificato di nascita, bensì un grande progetto che rilanciava tutto il popolo americano verso la Nuova Frontiera. Sotto il Tricolore c’è qualcuno che ha uno straccio di progetto? Il primo governo Prodi riuscì a galvanizzare la maggioranza degli italiani attorno al progetto Europa-Euro, salvo poi naufragare miseramente tra le endemiche risse di pollaio ed una assoluta carenza di comunicazione verso il Paese. Attorno alla bandiera del suo rivale cinque anni dopo si ritrovò una maggioranza senza progetti, ma con il solo obiettivo di salvaguardare gli interessi del padrone e l’illusione che la ricchezza scendesse come manna per il solo fatto di aderire a quel truppone politico. Nel panorama attuale, a ben guardare, c’è solo un progetto, scalcagnato e volgare quanto si vuole, ma pur progetto è: quello di spaccare l’Italia in principati o signorie, consegnando al Senatur lombardo un trono che altrimenti non riuscirebbe mai a conquistare. Nonostante l’uso delle lenti non riesco a vedere nel nostro panorama un JFK, anche in formato ridotto, che lanci una sfida di rinnovamento, un progetto per un nuovo rinascimento che ponga la parola fine ad una politica dominata da cariatidi, arruffoni, maneggioni e galli spennacchiati. Luca Cordero di Montezemolo (che ultimamente fa molto parlare)? Classe 1947. Massimo Cacciari? Classe 1944. Anna Finocchiaro? Classe 1955. Gianfranco Fini? Classe 1952. Pierferdinando Casini? Classe 1955. Il minimo, che si guardi da una parte o dall’altra, sono 52 anni. Ma quale grande progetto hanno in tasca, ammesso che ne scegliessimo uno fra questi? Io aspetto mercoledì prossimo, quando a Torino un altro del 1955 scenderà in campo. Che sia il nostro piccolo JFK? Glielo e me lo auguro.




















































