Giu 22 2007

La Nuova Frontiera

Published by Maurice at 17:34 under Politica e democrazia

Qualche giorno fa La Piccola Cuoca postava alcune riflessioni che anche attorno ai fornelli si fanno, che se poi al tavolo del ristorante si incontrano amici o clienti che la pensano alla stessa maniera, una riflessione ti fa fare le ore piccole con il contributo di tutti. La cheffa lancia un sasso, e non è la prima volta, sulla senescenza dell’attuale classe politica italica, incapace non solo di rinnovarsi, ma anche di rinnovare il paese. Da qui la delusione di molti che, fatta una scelta nell’urna, si trovano oggi a ripensare criticamente a quel voto. jfk-e-rfk.jpgGià in precedenza avevo commentato che non è il certificato di nascita che fa di un governante un personaggio positivo o negativo: la guida di un Paese non è un esercizio dove impegnare bicipiti e adduttori, e molti che hanno fatto dei neuroni lo strumento di lavoro hanno dimostrato nei secoli e sotto tutte le latitudini che spesso l’età è un vantaggio, fondendo disciplina ed esperienza di vita in un unicum di saggezza. E’ però inconfutabile che oggi la gente, cioè noi tutti, sentiamo il bisogno primario ed insopprimibile di dare una svolta al pollaio del Palazzo. Non se ne può più di un sistema dove non trascorre non dico giorno, ma ora, in cui non monti una polemica, su tutto e su niente, dove ognuno non esprime una legittima opinione per concorrere al miglioramento della vita comune, ma solo per infangare quello che ha detto l’altro, sia esso dello schieramento politico avverso, ma anche della stessa coalizione così com’era uscita dalle urne solo un anno fa. La destra che attacca il governo per l’intenzione di cambiare il vertice della Polizia di Stato, per trovarsi neppure un paio d’ore dopo a difendere un inquisito. La sinistra che decide di raggrupparsi in un unico soggetto politico, ed immediatamente i capponi scuotono le ali e se ne vanno in un altro pollaio, confermando la malattia genetica della sinistra italiana che da Livorno in poi ha dimostrato di saper solo sbattere la porta. Il desiderio di vedere, quindi, spazzata via la generazione degli over-(quanto?) per dare un segno visibile al rinnovamento effettivo della nostra bella Patria, è legittimo. Ci lamentiamo degli Andreotti, degli Scalfaro, dei Cossiga che hanno fondato la Repubblica ed ancora siedono sugli scranni di Palazzo Madama, ma anche il prof. Prodi è datato (1939) come il cav. Berlusconi (1936). Tutti a casa, dunque, se la pia intenzione del presidente della Camera on. Bertinotti (1940) venisse tramutata in legge, impedendo ogni carica pubblica al compimento del 75° anno d’età, come fa la Chiesa Cattolica per l’elezione del Pontefice e la missione dei vescovi. Ma basterebbe un atto di svecchiamento anagrafico motu proprio per dare nuovo slancio ad un Paese che sempre più vede infoltirsi le schiere degli anziani e dei vecchi? Il 35° Presidente degli Stati Uniti, John Fitzgerald Kennedy, assunse la più alta carica mondiale a 45 anni, ma la sua forza non fu un certificato di nascita, bensì un grande progetto che rilanciava tutto il popolo americano verso la Nuova Frontiera. Sotto il Tricolore c’è qualcuno che ha uno straccio di progetto? Il primo governo Prodi riuscì a galvanizzare la maggioranza degli italiani attorno al progetto Europa-Euro, salvo poi naufragare miseramente tra le endemiche risse di pollaio ed una assoluta carenza di comunicazione verso il Paese. Attorno alla bandiera del suo rivale cinque anni dopo si ritrovò una maggioranza senza progetti, ma con il solo obiettivo di salvaguardare gli interessi del padrone e l’illusione che la ricchezza scendesse come manna per il solo fatto di aderire a quel truppone politico. Nel panorama attuale, a ben guardare, c’è solo un progetto, scalcagnato e volgare quanto si vuole, ma pur progetto è: quello di spaccare l’Italia in principati o signorie, consegnando al Senatur lombardo un trono che altrimenti non riuscirebbe mai a conquistare. Nonostante l’uso delle lenti non riesco a vedere nel nostro panorama un JFK, anche in formato ridotto, che lanci una sfida di rinnovamento, un progetto per un nuovo rinascimento che ponga la parola fine ad una politica dominata da cariatidi, arruffoni, maneggioni e galli spennacchiati. Luca Cordero di Montezemolo (che ultimamente fa molto parlare)? Classe 1947. Massimo Cacciari? Classe 1944. Anna Finocchiaro? Classe 1955. Gianfranco Fini? Classe 1952. Pierferdinando Casini? Classe 1955. Il minimo, che si guardi da una parte o dall’altra, sono 52 anni. Ma quale grande progetto hanno in tasca, ammesso che ne scegliessimo uno fra questi? Io aspetto mercoledì prossimo, quando a Torino un altro del 1955 scenderà in campo. Che sia il nostro piccolo JFK? Glielo e me lo auguro.

6 commenti a “La Nuova Frontiera”

  1. francoil 22 Giu 2007 alle ore 19:52

    condivido tutto ciò che scrive e che vuol farmi capire la “grande frontiera”. peccato che siano pensieri ed opinioni già lette e ripetute. Ciò non vuol dire che non siano giuste e condivise. ho 77 anni, con un pò di esperienza (così dicono tutti i vecchi) ed a forza di vivere un cosa l’ho capita: la realtà, vera, è quella quotidiana, con la sua cultura, con i suoi bisogni, con i suoi parametri e la sua dinamica ed appartiene alla sua generazione e soltanto quella la può capire ed adeguatamente interpretarLa.
    come può un “vecchio” (me compreso) amministrare e guidare una “realtà” che non è in grado di capire ed assimilare totalmente? purtroppo ne viene fuori un funzionario burocrate.

  2. Mauriceil 22 Giu 2007 alle ore 22:24

    Sono onoratissimo di avere tra i miei lettori Franco che dimostra come Internet non è monopolio dei giovani e come anche a 77 anni (ed oltre) si può capire e convivere con una realtà dinamica ed attuale come la rete, partecipando ai blog.
    Anzi, Franco, aspetto l’indirizzo del tuo blog dove metterai le tonnellate di esperienze, di ricordi e - perché no? - anche i progetti futuri. Intesi?

    P.S. - Mi sono accorto che sono caduto in un piccolo errore storico che vado subito a correggere: JFK non parlava di “grande frontiera”, ma di “nuova frontiera”. Me ne scuso.

  3. lapiccolacuocail 23 Giu 2007 alle ore 10:51

    cCome sempre grazie. Aggiungo: a fronte di persone che ritornerebbero a fare politica (vedi progetto iMille) voglio vedere quale sarà la risposta della vecchia classe dirigente. Perché se di gente che fa politica in senso quotidiano (quasi tutti noi l’abbiamo fatta e poi per ovvie ragioni ne siamo usciti e vedi il commento di Franco) ce n’è. Problema: levare l’oligarchia è sempre difficile.

  4. Losteil 23 Giu 2007 alle ore 22:19

    In ciò che dice la piccolacuoca c’è la risposta: “quasi tutti noi l’abbiamo fatta (la politica) e poi per ovvie ragioni ne siamo usciti…”. La politica oggi in Italia è affidata ad una classe dirigente mediocre, gente sf****ta che fuori di lì farebbe la fame, incapaci non solo di rispondere alle domande delle Jene, ma anche di sbarcare il lunario quotidiano,figuriamoci far carriera in un’azienda multinazionale, o fare gli imprenditori come voi. Il problema è che la colpa è nostra, me per primo, che dopo quindici anni di attivismo politico, ho abbandonato tutto, schifato dal sistema. Se oggi vado a votare lo faccio perchè credo nel dovere civico e credo che per parlare e criticare bisogna aver fatto la propria parte. Sono certo anche che alle prossime elezioni politiche, roba a breve, verrà eletto un governo con la più bassa partecipazione al voto della storia.
    Bene detto ciò che facciamo?
    Ciao Marco

  5. Mauriceil 24 Giu 2007 alle ore 16:56

    Invito tutti a leggere il pensiero del vecchio Eugenio Scalfari su Repubblica.it di oggi, e ringrazio la collega per avermi segnalato il sito de I Mille, che non conoscevo neppure come movimento: molto molto interessante.

  6. La Meringail 25 Giu 2007 alle ore 15:21

    Leopardi diceva: “Oh speranze, speranze, ameni inganni della mia prima età”….

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