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Giu 27 2007

V come vittoria

Published by Maurice under Politica

Me lo sono ascoltato tutto nel pomeriggio ed adesso ho appena finito di leggere le reazioni al discorso di candidatura di Walter Veltroni a futuro leader del Partito Democratico. Credo che siamo sulla via giusta.veltroni.jpg Walter ha sparigliato le carte nel centro sinistra, ma ha posto non pochi problemi nel centro destra, anche se ovviamente faranno di tutto per nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di niente. Già nei primi commenti la CdL dimostra di non capire assolutamente niente di cosa sta succedendo, di quello che vuole la gente, di quelli che sono i problemi che stanno a cuore ai giovani, ai precari, a chi è preoccupato per l’ambiente, per una politica sempre più scollegata dal Paese. Se Veltroni avesse raccolto anche solo un piccolo consenso a destra, la cosa mi avrebbe preoccupato. Ora (o fra quattro anni, o prima) con quale faccia può presentarsi il cavaliere all’elettorato? Il nuovo? A settant’anni suonati contro un cinquantenne? Già solo il profilo anagrafico è un bel salto. C’è stato un passaggio nel discorso del Lingotto che mi ha colpito, ma che nessuno ha sottolineato: c’è un potere (cito a memoria) che ha tutto l’interesse che il nostro Paese vada allo sbando, che abbia i problemi che ha e che non trovi la forza di risolverli. Mi ha fatto pensare all’ipotesi, circolata negli ultimi giorni, di una rinascita di un potere massonico. E’ l’Italia delle rendite, delle corporazioni, del conservatorismo delle posizioni che si oppone al rinnovamento, all’innovazione, ed è molto chiaro - se si vuole vedere - dove sta questo potere, anche in termini anagrafici. Era da quando ero giovane che un politico non mi emozionava. Non per il riferimento finale alla lettera di Giulia, ma per il progetto complessivo per il mio Paese, per l’Italia in cui sono nato e vissuto e che amo, nonostante tutto e nonostante ci siano stati anni in cui ho pensato seriamente che l’unica soluzione era andarsene altrove. Finalmente si ricomincia a parlare di progetti, della Grande Frontiera kennediana, della forza di una politica capace di attrarre consensi e capacità individuali. Già solo per questo vale la pena crederci ancora.

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