Lug 03 2007

Cosa stanno combinando in Fiat

Published by Maurice at 06:26 under Ristorante, Costume & Società

E’ di ieri la notizia che a giugno la nostra casa automobilistica ha registrato un altro boom di vendite, arrivando a posizionarsi al 31 percento del mercato nazionale globale e superando tutta la concorrenza estera. fiat-500.jpg Fino a tre anni fa la Fiat era data per spacciata, dopo che la scomparsa di Gianni Agnelli (2003) aveva segnato il punto più basso della vita dell’azienda. A succedere al trono dell’ultimo re d’Italia, come venne allora definito, dalla famiglia fu designato nel 2004 Luca Cordero di Montezemolo, avvocato con quattro lauree onoris causa, manager considerato fra i migliori cinquanta al mondo (Financial Times), dopo svariate, numerose e positive esperienze alla guida di società di gruppo. Dopo aver risanato l’azienda dal tracollo finanziario - ricordiamo l’esborso di capitale che la General Motors dovette restituire alla società italiana per aver rotto il patto di collaborazione - Montezemolo ha riportato la Fiat ai vertici dell’industria automobilistica europea, con un incremento di fatturato mese dopo mese, anno dopo anno. Montezemolo non è il santo dell’economia, che dove passa fa il miracolo di far rinascere il profitto. La sua ricetta è semplice: innovazione. Ha cominciato cambiando i vertici: via quelli che avevano svenduto la tecnologia Fiat ai tedeschi (il famoso common rail è torinese), al timone dell’azienda ha messo persone giovani e motivate, come il casual ad Marchionne. Ha rinnovato tutta la linea delle auto, non rinnegando il tradizionale settore di mercato, ma facendo della qualità e dell’estetica i punti di forza industriale. Ha cambiato la comunicazione, facendo del made in Italy e del buy in Italy i punti di forza della nuove campagne pubblicitarie. Perché mi interessa Montezemolo? Come dice un altro grande dell’economia, Bill Gates, pensa in grande ed agisci in piccolo che, tradotto a mio uso, significa: osserva quello che fanno i grandi e fai nel tuo piccolo la stessa cosa. Innovazione. In una vita precedente un mio formatore era solito dire: è più facile cambiare gli uomini che la testa degli uomini. Verità santissima che nel giro di pochi giorni ho verificato almeno un paio di volte. Chiamato a dare un giudizio sull’andamento degli affari nel mio settore, ho avuto modo di lamentarmi della scarsa qualità della domanda. Non si può andare al ristorante la domenica - ho affermato - per mangiare un piatto di speck (la versione al tavolo del panino imbottito), quando l’offerta culinaria presenta di tutto e di più. Un pasticciere mi ha risposto: ce l’hai in menu? Sì, allora è questo che devi vendergli. Un meccanico d’auto ha a sua volta obiettato: prendi quello che ti chiedono. Due ragionamenti che si basano sull’idea della rassegnazione, che a me va molto stretta. E’ come se il pasticciere avesse la vetrina piena di torte prelibate appena sfornate e gli chiedono i Tic-Tac, o se il meccanico in officina avesse la galleria del vento e gli chiedono di gonfiare le gomme. Ok, si deve fare anche questo, ma non è il senso di una sana politica aziendale. Come imprenditore mi devo chiedere: cosa sto sbagliando? O cosa c’è di sbagliato perché le torte rimangono lì o la galleria del vento rimane inutilizzata? Innovazione e comunicazione. Non basta rinnovare e rinnovarsi, ma bisogna far sapere al mercato che abbiamo cambiato marcia, che c’è di meglio, che quello che valeva fino ad ieri oggi non vale più, che il prodotto è diverso e migliore. Non è facile dirlo, soprattutto quando certa gente si tappa le orecchie per non sentire. Allora è il momento di alzare al massimo il volume e sparare i decibel senza ritegno. Non c’è altra scelta.

8 commenti a “Cosa stanno combinando in Fiat”

  1. La Meringail 03 Lug 2007 alle ore 13:32

    Il piccolo imprenditore che mira alla qualità e all’innovazione nel suo piccolo paga. Bisogna utilizzare un tantino di forza bruta, ma paga. Non so se conosci una famosa gelateria di Roma gestita da due toscani, suppongo anche abbastanza provinciali di modi. Beh, alla gelateria di San Crispino è vietato il cono. Non solo nel senso che non c’è, ma anche nel senso che se lo chiedi loro ti guardano proprio male. La qualità delle materie prime è eccellente, i prezzi sono alti, ma la fila fuori è di quelle veramente lunghe. Il successo della formula è stato grandissimo e tutti a Roma conoscono questa gelateria. La gente che vuole il cono e il gelato gonfiato, va altrove….

  2. rubenil 03 Lug 2007 alle ore 14:58

    … E quindi vuoi dire che non è merito di LAPO???

  3. Mauriceil 03 Lug 2007 alle ore 16:23

    @ Meringa: grazie del contributo, e portami altri esempi dalla capitale, sono più che accetti.
    @ Ruben: meglio che Lapo si dedichi ai gadget, ancora per un bel po’.

  4. La conigliail 04 Lug 2007 alle ore 09:28

    un pò fuori dal coro però io non me la prenderei se una persona viene e ti chiede solo lo speck. D’altronde tutti sono liberi di prendere quello che vogliono, non tutti devon desiderare la torta,magari voglion davvero solo le tic tac..E forse sta all’imprenditore convincerli che è meglio la torta…anche usando un pò di ‘forza bruta’ come propone la merigna…O no? Forse ti ho capito male?

  5. La Meringail 04 Lug 2007 alle ore 15:13

    Effettivamente il senso che vorrei dare al mio intervento è che la filosofia de “il cliente NON ha sempre ragione” può anche pagare, nel senso di rendere bene!

  6. La conigliail 05 Lug 2007 alle ore 10:09

    ma io sono d’accordo con te meringa,ma come noti i gelatai hanno proprio eliminato i coni…Forse anche maurice dovrebbe togliere lo speck ;)

  7. Mauriceil 05 Lug 2007 alle ore 22:32

    Preciso anch’io. E’ ovvio che per motivo o per un altro uno possa desiderare un bel piatto di affettato (da notare che nel menu della stagione precedente lo speck era un gran secondo freddo, abbondante, elaborato, con un suo complemento, mentre per l’estate lo propongo come antipasto, in versione ridotta).
    Quello che non mi va giù è che uno si fa il mazzo per preparare dei piatti elaborati, che mettono in luce - bontà a parte - anche la professionalità del cuoco, e poi chiedono di mettere la pezza di speck nell’affettatrice e fare quattro fette: mi fa sentire molto salumiere, con tutto il rispetto per i salumieri.

  8. Jo Masonil 08 Lug 2007 alle ore 09:40

    Sul mio blog un divertente articolo sul fatto che le vecchie 500 hanno raggiunto quotazioni stellari su Ebay.
    Bacio
    Jo

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