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Lug 14 2007

Non sono proprio un imbecille

Published by Maurice under Politica, Ristorante

Mi fa molto piacere constatare ogni tanto che non sono un emerito imbecille. Un mese fa dissentivo con il ministro Bersani e le sue liberalizzazioni selvagge nel settore dei "pubblici" esercizi; ieri l’altro, giovedì, il Corriere del Trentino ha dedicato tutta la terza pagina al problema, riportando il punto di vista del governo provinciale (di centro-sinistra). imbecille.jpgChi mi legge sa bene la mia posizione: non sono contro le liberalizzazioni tout-court, ma contro le rendite, tutte le rendite, di potere ed economiche. Non posso accettare il potere monopolistico delle farmacie o i cartelli bancari ed assicurativi, ma non mi disturba se uno guadagna anche molto per un’idea o con il proprio onesto lavoro. Per quanto riguarda il mondo della ristorazione il discorso è diverso, e non perchè io viva di questo. Portavo l’esempio dello spazio minimo vitale che la natura ha previsto per ogni specie animale: al di sotto di certe dimensioni si scatena la lotta per la sopravvivenza del singolo o del branco. A modesto avviso non solo mio, finalmente!, il discorso è applicabile anche alle attività lavorative umane, soprattutto dove entra prepotentemente in conto la manodopera: se in una realtà di diecimila abitanti (numero a caso) vivono decentemente dieci ristoranti, cento ristoranti nella stessa realtà fanno tutti la fame. Non esiste legge di mercato che tenga: prima o dopo novanta sono destinati a fallire, tornando alla situazione primitiva, come un leone che deve uccidere un altro leone per sopravvivere nello stesso territorio. Ora, non so se sia una coincidenza o se le mie email abbiano fatto riflettere chi sta su; fatto sta che il governo della Provincia Autonoma di Trento ha deciso di applicare in senso restrittivo la legge Bersani sui "pubblici" esercizi, lasciando libero spazio a nuove iniziative anche senza le distanze minime di una volta, ma sottoponendole ad una pianificazione territoriale che tenga conto dei ristoranti e dei bar esistenti, in rapporto alla domanda della popolazione. Questo ha scatenato le ire del burocrate di turno dell’antitrust (che non sa minimamente cosa sia il lavoro manuale o cosa vuol dire rischiare il proprio capitale) che ha chiesto la sospensione dell’operato della Provincia Autonoma di Trento, come delle regioni Veneto e Sicilia, anche queste sulla stessa lunghezza d’onda. Questo mi ha fatto enorme piacere, dimostrando che non sono l’unico imbecille d’Italia, e che certe decisioni andrebbero ben ponderate prima di essere adottate, mi si consenta, in maniera troppo superficiale. C’è stato un tempo che le Assicurazioni Generali, il number one in Italia e forse in Europa, sulla scia di qualche teoria yuppistica americana avevano decretato la fine delle rendite: eliminati tutti i venditori dipendenti medianti strumenti vari ("promozioni" ad agente, licenziamenti selettivi, dimissioni superpagate), avevano "scorporato" le agenzie, cioè avevano frazionato il territorio di competenza di ogni sportello e create altre agenzie. La parola d’ordine era: due + due fa cinque, cioè se manca la biada i cavalli devono correre di più per andare a trovarsi altra biada con cui sfamarsi. Passato lo yuppismo i conti non sono tornati: hanno scoperto che due + due molto spesso faceva tre, e sono tornati all’antico, riaccorpando più agenzie in una sola. Qualcosa vorrà pur dire anche questo. O no?

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