Lug 15 2007
Le notti bianche trentine
Con buona pace delle Derelitte Callista e Mafalda - che con le loro paturnie si ritroveranno assolutamente nella media - una ricerca del Club Eliana Monti, la più grande agenzia matrimoniale italiana, ha messo in evidenza che i trentini e le trentine ci danno dentro poco e senza fantasia, anzi sono fra i peggiori del nostro Paese.
Erano dati che si conoscevano già, e di cui le donne trentine vanno orgogliose: farlo poco (la media è di una volta ogni cinque giorni) e senza voglia. Non è questione di temperatura atmosferica (la glaciale e limitrofa Bolzano ha ben altro spirito), tant’è che in testa alla classifica vi sono i milanesi con un giorno sì ed un giorno no, prima ancora di romani e napoletani. Luca Petermaier sul quotidiano locale Il Trentino tenta disperatamente di alzare la media, adducendo il fatto che "ci sono anche i single, gli anziani, chi non ha tempo, chi ha mal di testa, chi si addormenta appena entra nel letto". Tutte scuse, perchè costoro ci sono in tutte le altre città italiane. Anzi, ribatto io, ad alzare la media di una volta ogni cinque giorni c’è tutto il sommerso, il sesso a pagamento che qui come altrove non è da sottovalutare. Chiaro, per far sesso è preferibile essere in due, quindi le responsabilità vanno divise equamente fra i due sessi. Da una parte gli uomini che spesso preferiscono el biceròt, il bicchiere, ad una sana ginnastica da camera, dall’altra le donne che nel sesso vedono solo l’adempimento di un dovere coniugale e niente più. Non è possibile che giovani spose, quando si affronta l’argomento letto, sbuffino come una locomotiva: una botta ogni tanto proprio per non far mancare il sostentamento dovuto, e che sia finita lì. E sulla fantasia? Meglio stendere un velo pietoso. Una mia amica, sposata da oltre trent’anni, tre figli ormai grandi, mi ha confidato di non averlo mai fatto sul tavolo di cucina o alla classica pecorina. Me l’immagino: la coppia sotto le coperte, lui che ha gli ormoni che stanno per esplodere come brufoli ed allunga la mano, lei che fa i conti ed a malincuore "si concede". Uno, due, tre, hai finito? Bene, buona notte. Il cronista locale si meraviglia della frequenza dei milanesi, insinuando che la ricerca sia dopata. Evidentemente non ha mai vissuto in una città al di fuori dei confini provinciali: la prima preoccupazione, appena svegliati, non è se fare a pranzo l’indivia o l’insalata riccia con la bistecca e gli spaghetti al ragù (sempre quelli per trecentosessantacinque giorni all’anno), ma come farlo e con chi farlo. Ed appena arrivati in ufficio iniziano le telefonate per pianificare la serata goduriosa. Risolto il problema, si inizia allora a lavorare (lo dico con ragion di causa, avendo ricevuto alle 9.05 la prima telefonata non del cliente, ma della brava casalinga in vena di scorrerie. Non in Trentino). Da tempo affermo che le donne trentine sono bravissime nel sesso orale, nel senso che sono molto brave a parlarne, ma tutto finisce lì. Avrebbero anche le voglie, un sano tradimento, un’avventura su e via, o anche più di una, ma qui siamo sulla terra dei vescovi principi dove la teocrazia non è finita da molti anni, dove anche le famiglie numerose non erano il frutto di una sfrenata attività matrimoniale, ma di un omaggio al dettato biblico del crescete e moltiplicatevi, ed ogni botta era un figlio. Ma Trento non era in testa alle classifiche per la migliore qualità della vita? Certo, a prescindere però.



























