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Lug 17 2007

C’è rifiuto e rifiuto

Published by Maurice under Costume & Società

A volte succede che diamo per scontato quello che per noi è ordinario, ma che per gli altri è straordinario. Lo spunto mi è venuto leggendo il post di Aurora da Berlino, a proposito della raccolta differenziata dei rifiuti, e mi sono tornate a mente le espressioni di alcuni amici-clienti quando si parla di immondizie. L’argomento non è dei più eccelsi, ma di questa stagione, con la penuria di blogger in rete, si può almanaccare anche di questo. rifiuti.jpgIl mio piccolo Comune si è attrezzato in maniera più che onorevole per la raccolta differenziata. A portata di mano abbiamo un’enorme campana semi interrata per la raccolta di tutto ciò che non è riciclabile, lo sporco in senso stretto: le monnezze, chiuse nei classici sacchetti neri, vanno calate tramite un’apertura a bussola, ed un paio di volte la settimana passa il camion a portarsele via. A fianco c’è il campanone giallo per il vetro. La differenza tra i due è che il deposito (ed il prelievo settimanale) dei sacchetti avviene in maniera silenziosa, quello dei vetri invece assomiglia al boato di un terremoto in una cristalleria, con la conseguenza che chi ha il sonno leggero viene svegliato al canto del gallo dall’impresa di raccolta del vetro o dalla signora che pulisce (alle cinque del mattino) il bar adiacente. Completano il reparto scarico i bidoni marron per l’organico, altrimenti chiamato umido, dei privati. Chi ha un esercizio pubblico, come noi, ha il privilegio di avere assegnato un bidone privato che va tenuto all’interno dei locali e portato fuori solo nei giorni di prelievo, una volta la settimana fuori stagione turistica, due volte in stagione. Ma non è finita qui. C’è tutto il resto riciclabile e non: carta, cartoni, ferrame vario, materassi, televisori, pile, bottiglie di plastica, imballaggi, suocere, vecchi amanti, e chi più ne ha più ne metta. Tutto questa va portato con i mezzi propri al Centro Raccolta Materiali, un’area attrezzata, recintata e sorvegliata dagli addetti ecologici, costruita e gestita dal Comune appena fuori il centro urbano (due minuti di auto, per intenderci). In coda ordinata tre giorni la settimana il Centro accoglie i cittadini con i loro carichi. Si entra nel Centro, si spegne il motore, si aprono tutti i portelloni e le portiere e si procede allo smistamento del riciclabile: i cartoni in un container, la carta in un altro, le bottiglie di plastica in un terzo, gli imballaggi di plastica in un altro, tutto il barattolame (pulito!) in un altro ancora, il legno in un container diverso, il voluminoso tipo materassi in un altro, le sostanze pericolose o inquinanti (medicinali, batterie, acidi vari) in altri cassoni. All’inizio la cosa sembrava un po’ arzigogolata, ci si perdeva tra un container e l’altro, bisognava chiedere continuamente se il cestino delle fragole andava tra le bottiglie o gli imballaggi. Ora tutto è automatico, come al supermercato, dove sai già dov’è lo zucchero o i piselli surgelati. Ogni container, quand’è pieno, prende la via delle aziende che riciclano o distruggono e che - se ho ben capito - vogliono essere pagate per ricevere il materiale. Il Comune afferma che da quando abbiamo la raccolta differenziata completa i rifiuti sono diminuiti del 40%, anche se non tutta la popolazione ha ancora preso l’abitudine di dividere il buono dal cattivo (ma dove se lo mettono?). A pieno regime dovremmo avere tutti un risparmio sulle imposte; diciamo che fino ad oggi non sono aumentate. Il futuro è informatizzato. L’amministrazione comunale ha spedito a tutti una tesserina magnetica personale che servirà per sapere quanto espelliamo e, di conseguenza presumo, di quanto saremo premiati. Buttiamolo via, è proprio il caso di dire.

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