Lug 20 2007
Com’è cara questa polenta
Il mais ha un posto di assoluto rilievo nella catena alimentare, molto al di là di polenta e tortillas. Soprattutto negli Stati Uniti, il più grande mercato del mondo per il cibo. Prodotti diversi come il Gatorade e gli hamburger partono dal granturco. Prendete i "chicken nuggets", i bocconcini di pollo di McDonald’s: il pollo è stato cresciuto a granturco, ed è granturco la farina che lo riveste, la colla che lo tiene insieme, l’olio in cui è fritto. Non solo: derivano dal mais la lecitina e il lievito, i mono e trigliceridi aggiunti al pollo, il colorante, finanche l’acido citrico che lo preserva. Insomma, su circa 45 mila prodotti reperibili in supermercato americano, più di un quarto contiene mais: pannolini, sacchi della spazzatura, dentifrici, fiammiferi, batterie, fino al luccichio sulle copertine delle riviste. E poi c’è la carne: in buona sostanza, polli, tacchini, maiali, anche le mucche, per non parlare dei salmoni, vengono allevati - in America, ma non solo - a granturco.
Queste ed altre belle - si fa per dire - notizie le apprendo da Maurizio Ricci su Repubblica.it di oggi, un articolo che meriterebbe una serie di post, e non brevi, e che invito tutti a leggere. Il nocciolo della questione è che, grazie agli ecocarburanti (etanolo, biobenzina e biodiesel) che vengono ricavati dal mais e che dovranno sostituire i prodotti derivanti dal petrolio, i prezzi all’ingrosso dei prodotti alimentari stanno schizzando alle stelle, complice anche una primavera tutt’altro che benigna. Qualche esempio: la Federalimentare "denuncia aumenti dei costi nell’industria italiana del 20 per cento per le uova, 50 per cento per il burro, 20-40 per cento per le carni". Da parte sua "la Unipi, l’associazione dei produttori di pasta italiani, il mezzo chilo di spaghetti rincarerà fino al 20 per cento. La De Cecco ha già ritoccato i listini del 10 per cento. Il gigante del settore, la Barilla (oltre 1 milione di tonnellate di pasta, l’equivalente di 10 miliardi di piatti di rigatoni o penne) sta per farlo. Gli altri seguiranno a ruota. Perché il prezzo della semola di grano duro - la materia prima della pasta - è salito, nel giro di sei settimane dall’ultimo raccolto, del 50 per cento sui mercati internazionali, da dove importiamo poco meno della metà del fabbisogno delle nostre industrie". La raffica di aumenti, che hanno ben poco a che vedere con il mais, deriva dall’effetto domino di quest’ultimo: se il mais cresce, di conseguenza trascina nella sua corsa il frumento e tutti i prodotti che hanno a che fare con essi. Non mi dilungo - e rimando ancora all’articolo citato - sulle conseguenze sui paesi più poveri, dove la fame diventerà ancora più nera. La stessa Fao ha già annunciato che non riuscirà a mantenere gli impegni presi. E non dico altro. Prima considerazione. Qui è il classico gatto che si morde la coda: in nome della salvaguardia del biosistema planetario (passare dal petrolio al combustibile ecologico) stiamo orientandoci verso una società più povera, più affamata, e la storia insegna bene cosa ha fatto l’uomo nei millenni per la fame. Vengono i brividi solo a pensarci. Come la mettiamo allora? Pensare che alla mia Stilo dò da bere il biodiesel, convinto di scegliere il male minore; se è così devo tornare ai barili arabi. Gli amici verdi ed ecologisti ci dicano cosa fare. L’alternativa è fra la guerra tra paesi ricchi e paesi produttori di petrolio, o la guerra tra paesi ricchi ed affamati e paesi produttori di mais e cereali. In entrambi i casi non è una bella prospettiva, a meno che… A meno che non si tirino fuori dalle casseforti blindate di Ford, General Motors, Fiat, Mercedes, Bmw, Volkswagen e sorelle i progetti del motore ad idrogeno, che ben esistono, ma che si è deciso di tener ben segreti fino a quando… già, fino a quando? Fino a quando il genere umano si sarà autoridotto a suon di bombe? Seconda considerazione, e poi finisco. L’effetto domino si avrà anche nella catena alimentare, e di chi sarà la colpa? Facciamo un’ipotesi a caso? Dei produttori? Giammai. Dei grossisti? Meno che mai. Dei commercianti? eh, quasi ci siamo. Dei ristoratori? Fuoco! Ci scommetto una cena gratis a tutti gli amici blogger: quando il prossimo inverno, sulla scia degli aumenti a monte, anche i ristoratori saranno costretti a rivedere i propri listini prezzi, ci scommetto una cena che tutti i tg, tutti i giornali, tutti gli speciali radio-tv, tutti i magazine daranno la colpa a quegli strozzini, a quegli ingordi, a quegli evasori fiscali dei ristoratori. Che volete farci? Qualcuno deve pur pagare.



























