Lug 21 2007
Do you are from?
Nei mesi passati ho già espresso il mio giudizio sugli americani, non sulla loro attuale amministrazione che è tutt’altra cosa, ma proprio sul carattere degli americani, ancor più di quelli che vengono in Italia e che rappresentano il meglio di quel popolo.
Giovedì sera viene a cena una coppia distinta di californiani (questo lo saprò dopo); lei una graziosa signorina stile Julie Andrews in Mary Poppins, lui un forbito signore di mezza età stile Peter O’Tool in Goodbye Mr. Chips. Fanno la loro cena tranquilla, e poi intervengo io: "Are you English?" butto lì, sfoggiando il mio inglese da scuola Radio Elettra. "No, we are from Califo(r)nia". "Wow, Califo(r)nia, very nice!" E, vista la mia sagacia opportunistica penso subito: Adesso mi faccio correggere la versione inglese del menu, così, tanto per essere tranquillo. Detto fatto. Gli propino il menu e chiedo loro, gentilmente, se hanno voglia di dargli un’occhiata, tanto per vedere se ci sono dei mistakes (tanto so che non ce ne sono). "Mistakes? What’s?" Comincio a rabbrividire: "Yes, mistakes". "Mistakes? - ripetono come se avessi detto pirla o ostregheta o minchia. C’è qualcosa che non va. Ma errore non si dice mistake? O come ca…volo posso tradurlo? Mi supporta l’informatica: "Some errors". "Oh, errors! Good!" Ffff, tiro un respiro di sollievo, sono riuscito a farmi capire fino a qui. Rileggono il menu - che già l’avevano letto per ordinare - e mi chiedono carta e penna: sono proprio bravini a scrivermi la correzione, perché di una correzione deve trattarsi. La faccio breve. Nonostante il dizionario Garzanti del liceo e nonostante la guida Buffetti per la traduzione in inglese-francese-tedesco dei termini gastronomici e culinari da me usati, i gentili signori califo(r)niani mi hanno lasciato due pagine protocollo di correzioni, disquisendo altresì sulla differenza tra strawberries, blackberries, blueberries, wildberries, e rimanendo affascinati dal mio tomato, cucumber and celery sherbet (per gli ignoranti che non hanno fatto la scuola Radio Elettra: sorbetto di pomodoro, cetriolo e sedano). E senza mai fare la faccia schifata di fronte alle bestemmie grammaticali del mio inglese. Così sono gli americani (a differenza degli inglesi): disponibili, semplici, affatto presuntuosi, comprensivi verso gli ignoranti come me che dicono uildberi invece di uaildberi, e ti correggono sottovoce come a dire, fa niente, non preoccuparti, la nostra è una lingua di merda, se sbagli non è colpa tua. Provate a dire in Trafalgar Square london invece di landon. Ti guardano dall’alto in basso con il sopracciglio sinistro inarcato come a dire: ma và a cagare, burino di un italiano. Ovvio che uscendo li ho omaggiati di cuore per tutto il disturbo. Noi italiani saremo anche burini, ma sempre e comunque con classe.



























