Lug 23 2007

Lo Chef in ospedale

Published by Maurice at 00:05 under Alimenti

Tranquilli, sto benone, ringraziando Iddio, almeno fino a questo momento. La notizia viene dall’Ansa di martedì scorso, ed a me segnalata da Jo Mason, che ringrazio.

cloone2g_jpg.jpgNon sarà come cenare in un ristorante a cinque stelle, ma presto i pasti in ospedale ‘volteranno pagina’: in arrivo, nel menu in corsia, ci sono infatti prodotti tipici locali di qualità, che scalzeranno senza pietà pasti precotti e ’spediti’ al mittente. Sembrerebbe un piccolo obiettivo, ma non è così, e per realizzarlo è nata un’inedita alleanza, quella tra il ministero della Salute e l’associazione Slow Food. Gli obiettivi sono chiari: garantire una ”buona e corretta” alimentazione al malato, perché anche il cibo contribuisce a migliorare il suo equilibrio psico-fisico facilitando la guarigione. E come rendere pranzi e cene più succulenti? Portando nel piatto dei pazienti quei prodotti locali e stagionali di qualità, punto di forza delle piccole produzioni tradizionali e artigianali, che nascono nel territorio stesso. Questo vuol dire un rapporto diretto con le realtà agricole locali. In questo modo la maggiore qualità è garantita, anche perché i prodotti utilizzati non sarebbero più sottoposti a lunghi tempi di percorrenza. Ma non solo. E’ come prendere due piccioni con una fava, anzi tre: cibo di maggiore qualità per i malati, più guadagni per l’economia locale, dal momento che i produttori del territorio diventerebbero diretti referenti delle aziende sanitarie, e risparmi per la collettività (si taglierebbero i costi di trasporti e filiera). Insomma, si punta ad una grande riorganizzazione del modello di ristorazione ospedaliera, senza dimenticare il nodo, spesso dolente, degli appalti: ”Oggi - ha sottolineato Turco - sono molte volte assegnati con la logica del prezzo più basso, senza particolare attenzione alla qualità del prodotto; vogliamo, invece, gare d’appalto che puntino al miglior rapporto costo-qualità”. Un’impresa non da poco, se si considera che sono oltre 240 milioni i pasti serviti ogni anno negli ospedali italiani e che i risvolti economici sarebbero rilevanti. E ‘riorganizzare’ significa anche evitare gli sprechi, soprattutto alla luce di un dato: oggi il 50% del cibo somministrato viene poi buttato via. Un progetto che sta molto a cuore al ministro: "A volte - ha commentato - sono le piccole cose che cambiano il senso della dignità della vita, soprattutto in ospedale, e anche la migliore delle strutture ha bisogno di essere attraversata da ‘ondate di calore umano’". E una ‘piccola, grande cosa’, per il malato, sarebbe anche non essere ad esempio costretti a cenare, immancabilmente, alle cinque del pomeriggio: per questo, Turco pensa ad una maggiore flessibilità negli orari dei pasti, per renderli più vicini alle abitudini del paziente. E poi: basta a pranzi e cene consumati da soli in camera. Il pasto, dice il ministro, deve diventare un ”momento di convivialità, in luoghi più confortevoli”.

Ci rimarrà solo il ricordo di quei buoni brodini d’acqua colorata con la pastina scotta, la fetta di formaggio o il prosciutto quadrato, quel buon purè dal gusto indescrivibile e soprattutto le mele cotte. Il tutto anche per chi ha solo un braccio rotto.

4 commenti a “Lo Chef in ospedale”

  1. la conigliail 23 Lug 2007 alle ore 15:13

    il cibo ospedaliero è…..indescrivibile!!!!meglio non sapere come viene fatto, mamma mia!!!Mio fratello una volta si è trovato la faccia piena di bolle per un brodino…

  2. Mauriceil 23 Lug 2007 alle ore 17:38

    Doppiamente ricoverato. Acc!

  3. JoMasonil 23 Lug 2007 alle ore 19:38

    Ti lancio una sfida: che menu penseresti per un nosocomio? Qualcosa di leggero ma anche di gustoso. Hai voglia di accettare la sfida?

  4. Mauriceil 23 Lug 2007 alle ore 22:51

    E’ dura! Ci proverò.

Comments RSS

Lascia una replica


Comments links could be nofollow free.