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Lug 25 2007

Lo Chef in ospedale, sul serio

Published by Maurice under Cazzeggiamenti

Si può autogufarsi? Nel post di ieri l’altro esordivo dicendo: Tranquilli, sto benone, ringraziando Iddio, almeno fino a questo momento. Evidentemente lassù qualcuno mi ama, mi ha sentito ed ha detto: facciamogliela vedere. Ore 12,30 circa di ieri, martedì. Sto parlando con il mio aiuto, appoggiato con le mani sul bancone di cucina; d’un tratto la bestia apre con la delicatezza di un pilota di F1 al pit stop il cassetto e mi ci rimane incastrato il ditone medio della mano sinistra. La scarica immediata di adrenalina mi ha bloccato subito il dolore, tant’è che ho messo la mano sotto l’acqua fredda corrente, ho guardato il danno, mi sono in pratica automedicato con garze e cerotti, per continuare il lavoro, anche se solo con la mano destra agibile. carter-2.jpgE’ stato solo nel pomeriggio che, ripensando all’immagine della mia unghia che si era staccata alla base, ho creduto opportuno fermarmi al pronto soccorso per un’occhiata, prima di andare a recuperare la figliola in arrivo dalle vacanze. Sfiga nella sfiga, per farmi male ho scelto proprio un ordinario pomeriggio di saldi al ER locale, tanto che dopo un’ora di sala d’attesa ho deciso di andare ad accogliere la figliola al treno, guidando per un’oretta con una mano sola. Al ritorno al Pronto Soccorso c’era ancora la coda, ma dopo un’altra ora sono stato introdotto al cospetto del primo medico. La prima cosa da fare è stata una radiografia, veloce ed indolore, che mi consacrava nel ruolo di fratturato, passando dal codice giallo al codice verde. Riseduto nella sala d’aspetto di ER ho rivisto nella memoria per un’altra ora la mia unghia: quella cosa bianca che avevo visto sul dito era l’unghia o l’osso esposto? Neppure la rassicurazione dell’infermiere di turno - è una cosa da niente, le rimettono a posto l’unghia senza toglierla, un quarto d’ora - riusciva a farmi passare il dolore che andava crescendo di minuto in minuto. Nonostante io abbia una soglia del dolore molto alta (alla faccia di chi dice che gli uomini sono tutti ipocondriaci), quando sono stato introdotto dall’ortopedico di turno ero sull’orlo dello svenimento. E che ti fa questo disgraziato? Senza smettere di parlare al cellulare, con la destra libera mi infila l’anestesia nel ditone, prima a sinistra e poi a destra. Con rispetto dentro di me ho rievocato tutti i suoi antenati fino alla settima generazione. Il dottor Carter nostrano (strabiliante la somiglianza!) si è poi redento con l’operazione: mi ha prima risistemato l’unghia, ha unito i due pezzi della falangetta con un bel fil di ferro che entra da sopra ed esce di lato, ed infine mi ha ricucito il tutto a punto croce o punto erba, non ho visto bene. L’infermiera ha completato l’opera con abbondante bendaggio e messa al collo della mano infingarda. Così per una trentina di giorni girerò mostrando al mondo intero il saluto automobilistico del medio alzato. Nel frattempo in cucina si consumava il golpe. Il mio capo, nonché moglie, ha deciso di usurparmi il posto di Chef e declassarmi al rango di cameriere addetto alle comande (non posso certo portare i piatti con una mano sola), ma anche con una mano sola lo Chef sono sempre io.

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