Archive for Agosto 7th, 2007

Ago 07 2007

A scatola chiusa

Published by Maurice under Ristorante

Mi piace molto giocare all’indovino. Mi piace vedere se azzecco gli ordini dei vari clienti, in base al loro fisico (leggi: panza e posteriore), al loro abbigliamento, alla loro età. Talvolta mi va bene, altre volte canno clamorosamente, ma è un gioco. I bambini, per esempio, accompagnati dai genitori, immancabilmente chiederanno la pastina al pomodoro, anche se sappiamo che loro vorrebbero qualcosa di più appetitoso, ma chi ordina sono mamma e papà. Ed immancabilmente la pasta finirà nella spazzatura, dopo due o tre bocconi. tonno.jpegE’ cominciata la transumanza delle vacanze ferragostane, e quindi se ne vedono di tutti i colori. Nel gioco dell’indovino cerco ora di capire chi entrerà e chi invece tirerà diritto. Chi ci conosce già entra a colpo sicuro: li vedo parcheggiare, scendere dalla macchina ed indirizzarsi con passo deciso verso l’entrata. Ma chi è nuovo ha un suo rituale (probabilmente faccio anch’io così quando sono in vacanza). Passa, vede l’insegna bassa, guarda l’insegna alta, si ferma a leggere la lavagna dove ho reclamizzato alcune "proposte forti", poi passa al menu esposto. In genere la prima cosa che fa è leggere la colonna di destra, quella dei prezzi; poi, con calma, sciorina a voce alta tutto il menu, dagli antipasti ai dessert, con varie espressioni a seconda dei piatti. Mi chiedo se capisce cosa vuol dire "in camicia di speck", ma diamogli il beneficio d’inventario. Dopo tutta questa liturgia se ne va, ed allora capisco che non verranno mai a cena, per il semplice fatto che sono alloggiati in albergo. Questi gli italiani. Gli stranieri, ma principalmente i tedeschi, hanno lo stesso rituale con alcune variazioni. Dopo aver letto il menu bilingue, vanno a verificare se è lo stesso che è nella tabella di legge, perché è risaputo che siamo un popolo che riesce a vendere anche il Colosseo a certi tontoloni. Una volta che hanno appurato che è identico (cosa capiscano dell’italiano è un mistero), se ne vanno in giro per tutti gli altri ristoranti del paese. Quando hanno imparato a memoria tutti i menu, con relativi prezzi, ed esserci passati davanti almeno tre volte, finalmente si decidono ed entrano per ordinare un primo piatto e qualche birra. L’indecisione. Ma anche il voler raffrontare i prezzi di un locale con un altro. Un ristorante non è un negozio di abbigliamento, non ha senso fare paragoni, non ci sono Lacoste da mettere a confronto. Ammesso che io ed Alajmo avessimo lo stesso piatto in menu, come descrizione intendo, la composizione sarà completamente diversa; ed anche ammettendo che facessimo lo stesso piatto uguale identico, sarebbe perfettamente giustificato se Alajmo lo vendesse a diversi euro in più, perché io non offro argenteria, coppe di Murano o tovaglie in lino. Non ha senso, quindi, fare raffronti a priori. Li posso fare solo dopo aver mangiato, raffrontando non il singolo piatto, ma l’insieme. Purtroppo da qualche anno si sta diffondendo il brutto vizio di confrontare i prezzi senza andare alla sostanza. Mille sono le variabili, dal servizio alla location (in una stalla o in un castello), dalle materie prime (di prima qualità o acquistate al discount) al personale impiegato (qualificato o avventizio dequalificato, solo titolari o dipendenti, numero…) e via discorrendo. Per moltissimi queste variabili non esistono, è tutto uguale: Quanto costa un primo qui ed un primo là? Bene, andiamo là, qui sono dei ladri. Un amico, che ho citato altre volte nei miei post, quand’era dipendente di una grande compagnia di TLC faceva discorsi… da dipendente. Un giorno ha deciso di andarsene e mettersi in proprio: ora anche i suoi discorsi sono cambiati, dovendo fare i conti - tutti i giorni - con le buste paga dei dipendenti, le banche e tutto il resto. Tornando al nostro campicello, scegliere un ristorante è sicuramente un atto di fiducia. Non basta dare un’occhiata da fuori, imparare a memoria il menu, confrontare i prezzi: bisogna affidarsi allo chef ed al personale di sala. Qualcuno più informato fa la sua scelta con la guida gastronomica alla mano, ma sono pochi. Bisogna fidarsi e provare (e parlo da utente, prima che da cuoco). Se va bene, uscendo mi prendo un bigliettino e memorizzo i dati sul cellulare; se va male, ciccia, lo cancello dalla memoria e certo lo consiglio solo ai nemici. Ricordiamo tutti la pubblicità di quel tonno, che invitava a non comperare a scatola chiusa. Ok, comperiamolo sotto vetro, ma chi mi assicura che comunque non ci sia dentro anche il botulino? Io resto per la filosofia Galbani.

5 responses so far

  •