Ago 09 2007
I lanciatori di sassi
Il ponte è passato sotto i ponti, l’hanno scaricato e sabato sarà montato. A Natale sarà aperto. Mi riferisco al nuovo ponte sul Canal Grande, la grande opera voluta dal sindaco Massimo Cacciari e progettato da Santiago Calatrava, che collegherà le due rive tra Piazzale Roma (il terminal automobilistico di Venezia) e la stazione ferroviaria di Santa Lucia.
Non entro nel merito del dibattito sull’utilità o sul futuro nome del ponte, che coinvolge già troppa gente. Le grandi opere, soprattutto se rappresentano un momento di rottura architettonica molto forte, hanno sempre suscitato polemiche anche accese: è successo quattro secoli fa sempre a Venezia con il ponte di Rialto - che assieme alla Basilica di San Marco è sicuramente il monumento più fotografato e più conosciuto nel mondo - è successo a Parigi prima con il Centre Pompidou o con la piramide del Louvre. Solo "el tempo xe galantomo" come si dice in Laguna, e solo il tempo dirà se è stato un bene o un male costruirlo, se sono stati soldi ben investiti. Ma ci sono altre due notizie di questi giorni che in qualche modo si collegano al ponte di Calatrava: l’indagine su don Gelmini e quella sui preti di Torino, presunti pedofili anche questi. Come si collegano questi fatti? Presto detto. Premesso che, fino a prova contraria e dimostrata senza ombra di "ragionevole dubbio", sono innocentista, tutto ad un tratto ci troviamo attorniati da pedofili, sodomizzatori e maniaci sessuali. Tra maestre d’asilo, maestre elementari, professori, bidelle, preti, chiunque abbia a che fare con minori, di colpo si trova ad essere messo nel girone infamante; aspetto solo la retata di pediatri e poi il panorama è completo. Mi pare di aver capito che, quando non si hanno argomenti validi per combattere un’idea o una persona, c’è un solo metodo sicuro: attaccare l’avversario su un piano che non si può difendere con il ragionamento. Il ponte di Venezia. Lo scontro tra favorevoli e contrari non è sul piano dell’opportunità sociale, sull’economia, sulla cultura, ma è uno scontro ideologico, con la destra e la Lega sul piede di guerra, destinati però a perdere su tutti i fronti. Allora qual’è l’arma vincente? Calatrava porta sfiga! E’ il metodo che ha portato al suicidio Mia Martini, che castra socialmente chiunque, metodo contro il quale l’interessato non può assolutamente nulla. Solo un potere forte lo può contrastare, come è successo con Wojtila e l’ex presidente del consiglio, che dove passavano arrivava un terremoto o un ciclone. Ma loro potevano difendersi. I pedofili. Questa è la stilettata più subdola, più vigliacca che si possa portare. Ricordo ancora quel padre accusato da un medico di aver abusato della propria bimba di tre anni: il mostro, sbattuto su tutte le prime pagine dei giornali e dei telegiornali, costretto alla separazione ed alla fuga, finché sei mesi dopo la piccola morì per un non diagnosticato tumore al retto. Ora ci saranno anche quelli che sono usciti dalle regole del vivere civile, ma che tutti quelli che anche solo lontanamente hanno a che fare con i piccoli siano pedofili, mi sembra fuori di ogni logica. Ed infatti - pare - pare che gli accusatori di Torino siano sbandati dediti a ricatti per sopravvivere. Però intanto il sasso è lanciato e a qualcuno capiterà in testa. C’è poco, poi, da essere prosciolti con formula piena: il dubbio rimane dentro come un tarlo, come Andreotti insegna. L’importante è colpire. Che poi arrivi una sentenza (definitiva) che condanna il giornalista colpevole (Feltri) per articoli pubblicati (sul Giornale), poco importa: nessuno se ne ricorda più, ed anche la pena pecuniaria rientra nel budget previsto.




















































