Ago 16 2007
Silenti montagne trentine
Siamo al 17 agosto. Le masse vacanziere stazionano ancora, per quanto ancora? Partiranno domani o la settimana prossima o si fermeranno fino alla fine del mese? Ne arriveranno altri? Non lo so, e non mi fido minimamente di quanto prevedono i tg, la Confcommercio o le varie associazioni di consumatori. Forse ci imbroccherebbe di più Paolo Fox.
In questi giorni le pause di lavoro sono rare, giusto il tempo di un caffè e di una sigaretta dopo il pranzo e la cena, prima di cominciare il servizio, o alla sera quando tutto è finito e chiudiamo baracca e burattini. In questi pochi momenti osservo la gente che passa e rifletto. Sarà che per undici mesi all’anno vivo in un paese di duemila anime, distribuite oltretutto in diverse frazioni, in una valle che fa quanto un quartiere di città, quattordicimila persone in tutto, lungo una strada lunga una quarantina di chilometri; sarà che il mio lavoro non è in un ufficetto, ma è sempre a contatto con il pubblico; sarà che forse soffro di agorafobia; sarà che avendo vissuto per trent’anni in una grande città amo la tranquillità; sarà che con il passare degli anni i miei timpani si sono assottigliati; sarà che le ferie le ho sempre fatte "fuori stagione", ma non riesco proprio a capire come le vacanze siano sinonimo di casino massimo. Orchestrine che suonano in continuazione, spettacoli in piazza tutte le sere, frittelle che ammorbano l’aria con il loro puzzo di fritto anche a 35°, bimbi lasciati liberi di urlare fino a perdere la voce, karaoke, falsi clown, ciclisti che sfrecciano in isola pedonale, queste sono le tranquille vacanze in montagna. Il bello è che poi c’è sempre qualcuno che si lamenta che non c’è vita in montagna. Manca solo Disneyland, e poi abbiamo tutto.



























