Ago 21 2007
Attendere, prego
Se c’è una cosa che odio profondamente è attendere. Potendo fare un rewind della mia vita, eliminando tutte le attese, riuscirei a recuperare anni di vita.
Ci sono le grandi attese. Da adolescente aspettavo di diventare adulto per eliminare la goffaggine, per essere "grande" e sapere tutte quelle cose che da piccolo mi tenevano nascoste dicendo: lo capirai quando sarai grande. Diventato grande ho atteso di trovare la mia strada, di arrivare al traguardo del lavoro che amavo e che mi sfuggiva continuamente. Ho atteso di avere una famiglia, di avere dei figli, di realizzare tanti progetti. Ora attendo di smettere di lavorare, di riposare, di fare quelle cose che avrei sempre voluto fare. Ci sono, poi, le piccole attese, quelle concrete, quelle che si possono contabilizzare con l’orologio e che odio di più perché mi danno il senso concreto dello scorrere della vita, del perdere quel tempo che non ritornerà mai, salvo il caso che esista la metempsicosi. Un’attesa che mi brucia ancor oggi è stata un mancato appuntamento con una compagna di classe al liceo: ho aspettato trequarti d’ora prima di mandarla a quel paese. Ma odio aspettare il mio turno in una sala d’attesa, odio un treno che non arriva o la partenza di un aereo. Odio viaggiare o, meglio, odio i tempi per gli spostamenti: se esistesse la macchina dello spazio sarei sempre in viaggio, ma stare alla guida per ore o seduto su una poltrona d’aereo per mezza giornata mi dà l’angoscia. Odio aspettare i clienti che si siedono a tavola tanto quanto amo preparare un piatto. Sono capace di stare un’ora a fare julienne di verdure senza annoiarmi, ma non chiedetemi di stare mezz’ora fermo. Non sopporto di aspettare il computer che si accende, un’email che non arriva, il giorno che finalmente mi toglieranno il chiodo dal dito fratturato, la seduta fotografica promessa, l’arrivo dell’autunno, la prima neve, la stufa accesa. Invidio il mio amico Carlo che dell’ozio ne ha fatto un’arte. Io non riesco a concepirlo. Molto probabilmente sono afflitto da una qualche forma di ansietà, ma il punto è che aspettare mi pesa come un macigno sul petto. Ogni minuto improduttivo lo considero sprecato, e sprecare la sola vita che ho mi dispiace proprio.




























Che bravo che sei. Ogni giorno un post. E degno di nota, poi. Come ci si sente lassu’ ?
il problema è la prospettiva con cui si guarda l’attesa. prova a pensare che l’attesa fa bene per ciò che arriverà dopo. che ti è biologicamente necessaria. ma non è una cosa facile. io difficilmente ci riesco. e quindi sto male e m’incazzo come te.
@ Cliente: quando ricevo un commento, ancor più se positivo, da un cliente come te mi sento veramente bene, e mi fa dimenticare gli “ex”.
Fare un post tutti i giorni non è né facile né leggero, anche perché cerco - non so se ci riesco sempre - a non scrivere banalità, non per me, ma per rispetto verso quelli che impiegano il loro prezioso tempo a leggermi.
@ Luc: le tue parole sono sempre cariche si saggezza.