Ago 25 2007
Nudo è bello?
C’è qualcosa che non mi quadra. Dopo la cosiddetta arte fotografica di Spencer Tunick- quello, per intenderci, che scrittura migliaia di persone che posano tutte insieme, nude - anche Greenpeace si cimenta con il nudo di massa, e stavolta è per salvare il ghiacciaio.
D’accordo che fondamentalmente siamo tutti dei guardoni, ma a me il nudo piace - come dire? - in privato. Dopo aver passato un po’ tutti i generi della fotografia, dal paesaggio al fotogiornalismo, dallo still-life alla natura, dal BN al ritratto, da anni mi dedico al nudo, perché credo che il corpo femminile sia quanto di più bello ed affascinante abbia fatto Madre Natura, ed il ritrarlo è una bella impresa che - quando riesce - dà delle belle soddisfazioni. Non si può quindi dire che io sia un bacchettone, che mi scandalizzi per un paio di tette al vento o un pube più o meno depilato: per le mie foto sono abituato a guardare le foto di nudo degli altri, ed una in più non mi fa né caldo né freddo. Questa mania, però, di denudare le masse ed immortalarle con un obiettivo, non capisco proprio cos’abbia di artistico o di eclatante da smuovere i mezzi di comunicazione di massa. Posso intuire le motivazioni pseudo artistiche di Tunick che, in verità, per me sono solo espedienti di marketing per darsi visibilità, in mancanza di altri contenuti. Vogliamo forse paragonarlo al genio di un Helmuth Newton? Non c’è storia, siamo su pianeti lontani anni luce tra di loro. Basta ignorarlo. Ma quando ci si mette anche Greenpeace per le sue battaglie ecologiche, la cosa mi dà parecchio fastidio. E’ come se per eliminare la fame nel mondo il 31 agosto ci spogliassimo tutti. Cosa cavolo risolviamo? Così si sensibilizza l’opinione pubblica sui problemi dell’ambiente, diranno i sostenitori. Beh, se gli strumenti per diffondere un messaggio sono questi, ho il vago sospetto che anche il messaggio sia debole, come se per diffondere le Sinfonie di Beethoven la London Symphony Orchestra usasse fumi, laser e luci psichedeliche. Quando compongo un piatto posso anche metterci i fiori, l’ho fatto e lo farò ancora, ma soni fiori eduli, che si possono e si devono mangiare assieme al resto. Nonostante Fabio Tacchella - capitano della nazionale italiana cuochi - mi abbia insegnato molte cose sulle decorazioni, (quasi) mai un piatto uscirà dalla mia cucina con qualcosa che non c’entra. Perché credo nel valore intrinseco del piatto, e non serve una cameriera nuda per farne apprezzare la qualità. O forse è per questo che non faccio incassi da Superenalotto.

















































