Ago 27 2007

La Valle della Morte

Published by Maurice at 00:05 under Temps perdu

Domenica 26 agosto. La piazza che solo una settimana fa sembrava Corso Buenos di Milano appare deserta. Tutti, o quasi, sono rientrati al lavoro. Un vuoto così repentino mi ha fatto tornare in mente l’unico film che ho rivisto (dopo quasi quarant’anni) quest’estate, proposto dalla tv pubblica in occasione della morte di Michelangelo Antonioni: Zabriskie Point. Per essere in sintonia con il Maestro la prima volta l’ho visto da solo, per tornare una seconda volta in sala con Nicoletta, una dolcissima amica allora diciottenne dalle labbra morbide ed i lunghi capelli biondi. Quest’anno avevo vicina mia figlia. zabriskie-point.jpgAntonioni e l’incomunicabilità, Antonioni e la solitudine. Visto oggi il film rappresenta un altro pianeta o, più probabilmente, ha in sè i germi profetici della società avvenire. In quegli anni ‘70 era impossibile essere soli, anche se Mina cantava Città vuota e l’Equipe 84 Tutta mia la città. Anche chi era solo (il single è venuto dopo) aveva modo di vivere in mezzo agli altri, tra occupazioni ed autogestioni, cineforum e dibattiti, manifestazioni e vasche (struscio, liston o altri sinonimi indicanti il camminare su e giù per la piazza principale della città, prima di cena). Non ricordo sera che non fosse in compagnia di altri: a casa degli uni o degli altri a fumare, bere whisky e chiaccherare, al cinema o a teatro, a casa nostra in compagnia, alle riunioni in parrocchia o nel partito o al circolo fotografico. In questi nostri giorni di grandi comunicazioni viviamo tutti ognuno nella propria piccola isola. Telefonini, Internet, sms, chat, forum, interattività: sembriamo un mondo di chiaccheroni, ma costruiamo continuamente parole per riempire il vuoto che ci circonda. Riuscire ad avere amici a casa anche solo per un caffè è più difficile che essere ricevuti dal Presidente, non parliamo poi se l’invito è rivolto ad una persona single. Figurarsi invitare fuori qualcuno o, ancor peggio, qualcuna. Una sera telefono ad un amico per invitarlo fuori a cena; sapendo che è single l’unica possibilità che rifiutasse l’invito era che avesse di meglio da fare in camera sua. Sono uscito da solo e l’unica persona con cui sono riuscito a parlare è stata la cameriera del ristorante. Un’altra sera telefono ad una ragazza per invitarla a cena, ma ho dovuto sudare le proverbiali sette camicie per farle capire che il mio unico interesse era passare insieme una serata davanti ad un tavolo apparecchiato. Qualcuno ha detto che si nasce e si muore da soli. Ultimamente mi pare che si viva anche da soli.

2 commenti a “La Valle della Morte”

  1. Andreail 27 Ago 2007 alle ore 07:46

    Allora non sono solo ad avere quest’impressione…. Ma che cosa si puo’ fare per cambiare?

  2. La conigliail 27 Ago 2007 alle ore 09:18

    Forse siamo troppo presi da mille cose e non diamo il giusto valore alla compagnia altrui…E siamo troppo prevenuti. Come l’esempio della ragazza che hai invitato a cena…Mille baci questa set sarò un pò assente ;)

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