Set 02 2007
Adesso arriva il bello
Siamo in anticipo su tutto, quest’anno. I viticoltori stanno già vendemmiando e fra non molto cominceranno anche con le mele, già belle ed abbondanti. Da qualche giorno anche il bosco sta mostrando i primi segni di cambiamento, di passaggio dall’estate alla stagione fredda. Sta per cominciare il momento magico della montagna.
La bassa valle è un tappeto verde a pois gialli e rossi, una miriade di alberi carichi dei loro frutti Red e Golden Delicious, brillanti al sole che li inonda e dà loro l’ultima botta di calore prima di essere colti. Occorrerà aspettare le brine gelate di dicembre per veder trasformati questi alberi in statue bianche. Salendo il corso del torrente, quando l’altitudine non permette più le coltivazioni, il bosco riprende il suo spazio millenario. Ed ecco i pini, gli abeti, i larici, le betulle, i faggi, i castagni, tutto il sottobosco di felci, muschi, dei piccoli frutti come lamponi e more. Con l’abbondanza di acqua di quest’estate - alla faccia delle previsioni di siccità - basta inoltrarsi appena tra il fogliame per essere inondati del profumo dell’umidità della terra e delle cortecce, dell’humus e dei funghi. Dalle finestre del soggiorno osservo un maso ancorato a metà costa, il tipico maso della mia valle, la metà inferiore in pietra dove una volta c’era la stalla per i pochi capi di bestiame che servivano al sostentamento della famiglia, luogo di incontro dove fare filò al caldo naturale delle vacche. La pietra del maso solandro sale da terra lungo i quattro angoli fin quasi al tetto, dando stabilità alla costruzione che, al primo piano, è interamente in legno ed accoglie la vita del nucleo familiare. Vicino al maso un arbusto sta già colorandosi di rosso, imitato qua e là, scendendo lungo la costa, da altra vegetazione. Ancora un paio di settimane di notti fresche e tutta la montagna sarà una festa multicolore, dal verde profondo degli abeti che non smettono mai la loro veste, al rosso intenso dei lecci, dei larici, al giallo delle betulle, passando per un’infinità di gradazioni intermedie. Nel New England lo chiamano foliage e per andare a vedere questo spettacolo ogni anno si muovono da tutti gli Stati Uniti per recarsi nel Maine, nel Connecticut, nel Vermont. Noi italiani, che discendiamo da popoli nomadi del nord e del sud, non facciamo neppure cento chilometri per goderci questo fenomeno che Madre Natura ci regala tutti gli anni, uguale e diverso: preferiamo riempire le piazze e le vie dei nostri paesi sotto il sole cocente di agosto. Egoisticamente preferisco così: quando giovedì, per la prima volta dopo due mesi di lavoro, ce ne andremo ad immergerci nel bosco, questo sarà tutto mio.

















































