Set 06 2007
Una riga di silenzio per Pavarotti
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Set 06 2007
Fra gli avventori abituali di questo Bistrot ci sono chef, medici, manager, clienti anonimi, pasticceri, derelitte, comics, artisti, belle donne, intellettuali, ma mi manca uno psichiatra disponibile a sottopormi a terapia. Mi sono accorto - Ale direbbe che gli altri se ne sono accorti da tempo - che ho bisogno di uno psichiatra, a meno che non si tratti di un raro fenomeno anomalo di propagazione delle onde sonore, che allora sarebbe necessaria la consulenza di un professor Rubbia.
Da tempo, infatti, ho il sospetto che quanto viene emesso dalle mie corde vocali subisca, nel passaggio dalla laringe alle labbra, un fenomeno di inversione, per cui penso di dire una cosa, il cervello dà l’impulso per dire quella cosa, ma dalla bocca esce l’esatto contrario. Non so se si può definire dislessia fonica, fatto sta che il mondo attorno a me sente esattamente il contrario di quello che avrei voluto dire. Il fenomeno non è di questi giorni. Quando facevo scuola guida a mia moglie - si parla di oltre vent’anni fa - le dicevo svolta a destra, e lei girava a sinistra, le dicevo frena, e lei accelerava. Se però non si tratta di un fenomeno di fisica o di anatomia, certamente siamo di fronte ad un problema psichiatrico, e qui mi serve l’esperto. Mi sembra di comportarmi in maniera normale - e già su questo lo psichiatra avrebbe da ridire - cioè secondo una logica che sembra normale, almeno a me. Ma mi accorgo che il resto del mondo che mi circonda la pensa, ed agisce di conseguenza, in maniera diametralmente opposta, per cui vivo uno strappo psichico, una dicotomia interna che mi fa assomigliare ad un alieno rispetto a me stesso. Non mi riferisco a scelte di gusto, dove ognuno ha delle sue opinioni, legittime; se dico che Titanic e Grey’s Anatomy sono una cagata - mi si scusi il francesismo - è giusto che altri 6 miliardi di persone la pensino in maniera diversa, e questo non mi provoca disturbi psichici particolari perché sui gusti non si può discutere. Il problema è più profondo, e qualche esempio forse riuscirà ad esprimere meglio quello che intendo. Se mi serve un piatto, prendo dal mobile il primo piatto della pila che sta davanti, e mi trovo in mano un piatto rovinato; normalmente il piatto dovrebbe trovarsi nelle pile di dietro, quelle con i piatti vecchi o rovinati. Siccome la cosa si ripete tutti i giorni, mezzogiorno e sera, proprio durante il servizio, evidentemente ho una psiche deviata che non collima con quella della mia lavapiatti. Se alla colf dico di non rifare il letto perché la febbre alta mi ha fatto sudare e sono bagnate lenzuola, piumino e copripiumino, di lasciar stare che intanto si asciugano ed il letto lo rifarò io dopo pranzo, normalmente non mi aspetto di trovare il tutto ben aggrovigliato su se stesso. Il fatto di trovare tutto ancora bagnato mi agita la psiche, e mi domando dove sto sbagliando. Se sulla lavagna segno un’operazione che va fatta, con calma e quando c’è tempo, ma che va fatta, normalmente mi aspetterei di veder compiere quell’operazione nel primo momento libero, ed invece con santa rassegnazione mi tocca farmela da solo, prima che la scritta scompaia sotto l’inesorabile usura del tempo. Tutti questi (e molti altri) miei pensieri perversi hanno bisogno urgente di un intervento specialistico: se il cervello mi sta andando in tilt adesso, come farò fra dieci o vent’anni?