Set 07 2007

Puerto Escondido

Published by Maurice at 00:05 under Costume & Società

Se vuoi vivere bene devi lavorare molto, dice la cara Bettchen. La guardo attraverso le volute di fumo della sigaretta che giro tra le dita e sorseggio un altro goccio di Sirah, stancamente appoggiato su un tavolino traballante del Bistrot. volute.jpgButtata lì così, la cosa sembra equa, ragionevole, logica, come una formula algebrica, come una ricetta. Nulla da eccepire. Potremmo trovarci tutti d’accordo: da me che lavoro dietro i fornelli, a Betta che scrive scrive scrive, da Demetrio Brambilla che fa gli straordinari in fabbrica per comprarsi una casetta al mare, a Mario Strambelli che questo mese vuole vendere dieci polizze in più per farsi una bella vacanza supplementare a Natale, a Teresa Guadagnin che decide di andare a lavorare in India per guadagnare di più e magari aprirsi il suo ristorante. Dato un obiettivo, tutti siamo disposti a farci il mazzo per raggiungerlo, per vivere meglio, per essere più felici, in definitiva. Perché nessuno si pone un obiettivo negativo, nessuno vuole rinunciare al benessere raggiunto. In questo c’è la rivincita sul Concilio di Trento, sulla Controriforma, del Calvinismo sul Cattolicesimo. Ci sono voluti un bel po’ di secoli, ma alla fine ci siamo arrivati anche noi, anche se non fanaticamente come gli americani: il denaro non è il demonio, guadagnare non è un passaporto per l’inferno, star bene è il nostro fine, far soldi significa monetizzare i talenti che ci ha dato quel Signore lì. Però, come sempre c’è un però. Chiariamo subito che lavorare non vuol dire farsi venire i calli alle mani. Spero che solo gli stupidi pensino ancora oggi - in una società oltretutto sempre più di servizi - che lavoratore è solo chi lavora con le mani: la contrapposizione marxiana tra operaio ed intellettuale è storicamente superata, e neppure le bestie sono più curate per il lavoro fisico. E’ anche vero, però, che fa particolarmente incavolare la gran massa dei lavoratori (dipendenti ed autonomi) il vedere una casta di non-lavoratori che dicono di lavorare, che fanno solo finta di lavorare, e stanno molto molto meglio di tutti gli altri. Chiarito questo, c’è da chiarire il punto fondamentale: cosa vuol dire vivere bene? Anzi, tutto il problema è in quell’avverbio: bene. E’ una strada molto pericolosa, come il concetto di democrazia. Chi glielo dice ad Achmadinejad che non è democratico? Andiamo a dirglielo noi democratici occidentali con i nostri democratici B-52 o le nostre democratiche bombe al napalm? Ripeto a me stesso: vivere bene cosa vuol dire? Proviamo a fare un elenco:

  • garantire una vita serena alla mia famiglia
  • aiutare i miei figli nelle loro scelte di vita
  • assicurare a me e al mio coniuge una vecchiaia tranquilla
  • potermi curare presso i migliori ospedali e specialisti in caso di necessità
  • andare in ferie una o due volte l’anno
  • uscire a cena uno o più volte la settimana, senza limite di spesa
  • comprarmi un vestito o un paio di scarpe senza ricorrere al fido
  • riempirmi la casa di libri, andare ai concerti ed alle prime cinematografiche, visitare mostre e rassegne a qualsiasi latitudine
  • ……

L’elenco potrebbe non finire mai, perché la Stilo non mi basta più e voglio il Ferrari, un mese di ferie a Campiglio e Porto Rotondo mi sono insufficienti, perché oltre a Ferragamo voglio anche Valentino ed Armani. Vivere bene non è uno spot da Lucignolo o da Nonsolomoda. Un giorno ho pensato di mettere mio figlio con le spalle al muro prospettandogli una scelta di vita "seria": ma qual è il tuo progetto di vita? Mi ha risposto: "Aprire un chiosco sulla spiaggia di Puerto Escondido e cucinare pesce per chi va a fare surf". Ha messo me con le spalle al muro. "Se riuscirai - gli ho risposto - mi offro per venire a pulire il pesce ed i peperoni gratis". Perché, anche se il tuo cognome è Agnelli e non hai ancora 40 anni, un giorno qualsiasi può venire Quella a tagliare quel tenue filo, e buona notte ai suonatori. Ed allora?

10 commenti a “Puerto Escondido”

  1. Losteil 07 Set 2007 alle ore 08:25

    Caro Maurizio
    è vero c’è un limite a tutto e comunque arriva sempre un giorno in cui te ne accorgi. La cosa importante è riuscire a
    farlo quando non sia troppo tardi. E sinceramente il modo è sempre uno: un muro che ti si para davanti di spigolo e tu che lo prendi in faccia. Ti fermi, ti guardi indietro, rifletti e riparti… Magari più carico di prima, ma con una coscienza nuova. Il problema è se quel muro arriva a sessant’anni (allora sono cavoli) o prima (allora va meglio). Il mio è arrivato a trentanove anni. Una tragedia, ma vista oggi una botta di c*** … e ora riparto ;)
    Loste

  2. Lucil 07 Set 2007 alle ore 09:07

    Beh, un vero post “pesante”. C’è di che riflettere e ragionare per diverso tempo, davanti ad uno Syraz (a proposito prova quello della cantina Casal del Giglio - Latina), oppure no . Siamo sempre di corsa e frenetici. Facciamo fatica a fermarci a pensare. Ma ogni tanto va fatto, per tarare la direzione di nuovo. Oppure succede che, appunto come dite Voi, arriva la botta che te lo fa fare per forza. E lo devi fare non avendo scelto te, nè tempi nè modi. Anche se comunque quella, la botta, spesso arriva comunque.
    Avrò di che riflettere il prossimo weekend.

  3. giulianail 07 Set 2007 alle ore 10:36

    credo sinceramente che stiamo esagerando, che l’idea diffusa del vivere bene non abbia più molto a che fare con la qualità della vita. ma credo anche che molti di noi, a un certo punto della loro vita, decidano per codardia di prendersi quello che c’è (10 ore al giorno di ufficio, 1 ora da dedicare ai figli, week end in cui si deve recuperare tutto quello che non si è fatto in settimana, e poi 3 settimane di ferie l’anno) e non rischiare più. non so, forse scriverò un post, l’argomento mi sta molto a cuore.

  4. Gallinavecchiail 07 Set 2007 alle ore 10:38

    Vivere bene. Che belle parole, le uniche, le più importanti. Non importa vivere lussuosamente, vivere favolosamente, vivere eccezionalmente. Almeno per me, vivere bene è tutto quello che chiedo alla vita. Non è facile lo stesso, anzi decisamente difficile, ma ci provo con tutta me stessa. E come disse uno che viveva dalle mie parti un po’ di tempo fa “chi vuol esser lieto, sia: del doman non v’è certezza”. Sante parole.

  5. La conigliail 07 Set 2007 alle ore 10:42

    Nel gorgo di desideri e speranze future che ho dentro la testa vivere bene sono le parole più semplici che mi vengon in mente per rappresentare ciò che voglio. Il punto fondamentale è che per ottenere tant di quelle cose che ci ‘fanno star bene’ ci vogliono tanti soldi. E allora dobbiamo lavorare tanto per ottenere quelle tante cose. Una spirale incredibile…Per me oggi vivere bene sarebbe prendere la tendina da campeggio e andare tre giorni via col coniglio, senza pensare al domani. Solo all’oggi, proprio per il discorso che fai alla fine del post…

  6. perecil 07 Set 2007 alle ore 14:42

    vivere bene. leggo il tuo elenco e penso al mio. anche al mio concetto di vivere bene. credo che vivere bene sia vedere l’exb. con la nina (il nostro gatto) in braccio, felice perche’ ha passato un pomeriggio e una notte disegnando. e so che posso guardarli vivere bene perche’ spesso mi alzo alle 4. la mia riflessione sul vivere bene, quella frase scritta anche un po’ al volo “per vivere bene bisogna lavorare molto”, e’ stata costosissima, per me. perche’ ho dovuto imparare a sacrificare, a scegliere, a preferire. m’e’ toccato crescere. scoprire che vivo molto meglio quando sono io a lavorare, e non c’e’ nessuno che lo fa per me. cosi’, il mio concetto di vivere bene e’ pericolosamente vicino a quello di mezzo mondo. vivere bene e’ avere tempo. e’ poter dare attenzione. e’ saper notare. accorgersi. mi sono accorta che vivere bene e’ pensare tranquillamente anche all’inverno, perche’ come diceva qualcuno sul mio blog, quando il piacere di fare le cose coincide con il mestiere che fai, viene anche piu’ facile. mi sento, so di essere e sono una privilegiata. in fondo, vivo bene con quelli che amo. in fondo, dei miei sforzi (oltre allo stato) godono quelli che amo. per tutto quello che e’ costato arrivare a definire cos’e’ vivere bene, cosa verametne serve, cosa conta, ecco… gioisco di meno. la semplicita’ e’ costata molta fatica.

  7. La Meringail 07 Set 2007 alle ore 15:54

    Manca una cosa fondamentale Maurì, manca quello a cui nessuno di noi potrebbe mai rinunciare anche se da solo, anche su un’isola deserta…..SEX! Vedo che l’età comincia ad arrugginirti…..

  8. Mauriceil 07 Set 2007 alle ore 16:38

    Sono felice di aver scatenato delle riflessioni così profonde da parte di tutti, e ringrazio Betta/Bettchen/Perec di aver gettato il sasso ed aver provocato lo tsunami.

    Questo è il bello dei blog: possiamo anche cazzeggiare con le nostre parole, ma ogni tanto fermarci, e dibattere su qualcosa di “pesante” e trovare (io) quante persone meravigliose (voi) ci sono in rete.

    Su un tema come questo è bellissimo scoprire “le proprie carte”, meglio di qualsiasi meme, perché qui parliamo delle vite nostre e dei nostri cari.
    Una cosa per Marco: un paio di vite fa un mio formatore diceva di cogliere sempre da ogni svantaggio un’opportunità. Ne ho fatto una lezione di vita: cadere e rialzarsi, e via di nuovo.
    L’unica cosa è non farsi sopraffare dagli eventi, ma ogni tanto fermarsi, fare il punto nave, e riprendere la navigazione senza affanni. Ho letto in questi giorni in un blog che il bello non è arrivare, ma viaggiare. Magari ne parlo in uno di questi giorni con qualche avventore del mio bistrot.
    Un’ultimissima cosa per la Meringa: vedi che cerco di evitare di parlarne. Alla mia età non vorrei passare passare come un vecchio porco :-)

  9. Losteil 07 Set 2007 alle ore 20:50

    Appunto caro Maurizio … mi sono rialzato e sto ripartendo ;)
    Marco

  10. Jo Masonil 08 Set 2007 alle ore 11:56

    Parliamoci chiaro, per vivere bene non è necessario avere i soldi, ma di certo aiuta. Si può vivere bene anche ‘altrimenti’, prova ne è il fatto è che qualsiasi cifra guadagnamo i soldi non ci bastano mai, perchè adeguiamo i nostri bisogni a gradini crescenti di reddito ed abituarsi al bello è piuttosto facile. Però vi voglio dire la mia. Due anni fa ho lavorato per un ottimo stipendio, mi alzavo alle cinque e mezza, tornavo a casa alle otto di sera, avevo a malapena la forza di mangiare, andavo a letto e l’indomani tutto ricominciava da capo. Morale, ero piena di soldi ma non avevo il tempo di spenderli e stavo perdendo il controllo della mia famiglia.
    Morale, ho mollato subito, prima di bruciarmi. Poi ho fatto delle scelte costose e ora sono tornata a lavorare in una struttura (di solito sono una free lance). Non ci voglio morire, lavoro per coprire i buffi e andare in paro, magari mettere da parte qualcosa. Raggiunto l’obiettivo, torno alla mia libertà.
    Ma faccio una ulteriore riflessione: mi è capitato di giocare e stimolare gli amici a dirmi quanto vorrebbero vincere al superenalotto. In genere vorrebbero 20, 30, 40 milioni di euro. A me ne basterebbero uno, al massimo due. Estinguere il mutuo della Toscana e comprare una casetta confortevole a Roma, nulla di eccessivo, solo quello che serve, magari un bel terrazzino, comprare una macchina e tenere da parte un bel gruzzolo per gli studi di mia figlia. Insomma sapere di non dover tirare ogni mese l’anima coi denti e garantire alla piccola di scegliere dove vorrà studiare. Punto. Non mi interessa fare il giro del mondo in jet privato, non me ne frega nulla della villa al mare. Mi piacerebbe avere un cavallo da 2000 euro e una persona che ci bada quando non ci sono. Aiutare gli altri, garantire a mia madre una vecchiaia serena. Vivo per apprezzare quello che ho, non per soffrire pensando a quello che non ho. Il mondo è troppo pieno di cose belle per desiderarle tutte. Io credo che sia necessario lavorare il giusto e poi tenere tanto tempo per fare ciò che piace e stare con le persone che amiamo.

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