Set 09 2007
Quel quid che fa la differenza
Non amo i foodblog perché o sono fatti da professionisti del settore - e si pretenderebbe molto di più da addetti ai lavori - o sono fatti da spasimanti del food, e quasi sempre fanno pietà. Ci sono anche le eccezioni, come Loste, ma sono eccezioni.
Il feed mi lancia un post non firmato, che però attribuisco a Eleonora Cozzella, che stimo perché sempre documentata - forse anche troppo, tanto da sembrare una Wikipedia gastronomica - e spesso stimolante. Non sono di buon umore, vorrei poter non andare al lavoro e starmene ad impigrire, per cui sono ipercritico su tutto e tutti. Ma devo andare perché ci sono già prenotazioni in ballo, ho alcune cose da fare ex-novo, e così la ricetta dei tagliolini con i funghi mi ronza nella testa per tutta la sera, come un tormentone dei Righeira. Tagliolini con i funghi. Una ricetta - così com’è presentata - da Donna Moderna, niente di speciale, anzi di una banalità che non varrebbe neppure un commento, se non fosse che lo chef del ristorante di un albergo a 5 stelle mi allunga la salsa ai funghi con del brodo vegetale. Personalmente avrei usato un fondo di funghi, però, però… Ed allora mi scatta l’incavolamento. D’accordo, anche Gualtiero Marchesi ha fatto e fa il risotto alla milanese (con il midollo, non con il surrogato), ma ci mette la foglia d’oro. In altri termini: anche un piatto "banale" può essere interpretato da un grande o grandissimo chef, ma ci dev’essere una differenza con quello fatto dalla signora Pina. Dev’esserci un valore aggiunto, un plusvalore che fa la differenza. Sarà il prodotto che dovrà essere semplicemente fantastico, sarà la lavorazione, sarà un’invenzione, ma ci dev’essere un quid per cui vale la pena segnalarlo. Sennò viene un vago sospetto. Sennò ha ragione quello che diceva: cucina casalinga? allora me ne resto a casa e non vado al ristorante. "Capo - chiedo a fine servizio, levandomi il grembiule, a mia moglie - quanto abbiamo il prossimo anno nel budget per corrompere qualche critico gastronomico?" Mi guarda con uno sguardo interrogativo. "Sai, vorrei andare anch’io su Kataweb".



















































