Set 18 2007

L’ultima foto

Published by Maurice at 00:06 under Temps perdu

C’è un termine inglese, che non ricordo, che sintetizza molto bene il processo che periodicamente si dovrebbe fare per "alleggerire" la casa, buttando al macero quintali di cianfrusaglie che si tengono in base al concetto non-si-sa-mai, e che non si usano mai. Democraticamente, dopo aver sentito le parti interessate, il Capo e lo Chef hanno deciso di alleggerire la casa di una camera, trasformando le due camerette dei "ragazzi" in una sola zona, visto che uno è Oltralpe, l’altra è più via che a casa, e quando tornano - mai assieme - si portano dietro la compagnia. Grande fermento, quindi, per il progettino, i fornitori (Ikea! no, basta Obi), la scelta di pavimenti, porte, letto ad una piazza e mezza, mascherine per gli interruttori… A noi vecchietti resta il compito preventivo (oltre che di pagare) di smobilitare le due camere da libri, quaderni, foto, ritagli, coppe sportive, e chi più ne ha più ne metta. newton-2.jpgSull’onda dell’entusiasmo dei lavori, si fa per dire, l’alleggerimento colpisce un po’ tutta la magione. In due intervalli metto mano ai miei ripiani personali della libreria, quelli dedicati a foto e materiale fotografico. Ripongo nella valigia quattro macchine fotografiche, obiettivi intercambiabili, filtri ed altri ammennicoli: non mi servono più. Non ho deciso di passare al digitale - anche se mi stava cominciando a convincere - ma dopo decenni di sana passione fotografica, appendo la macchina al chiodo e non se ne parla più. Si chiude un altro capitolo della mia vita. Ho cominciato a fotografare ad 11 anni, quando mio padre mi permise di usare la sua vecchia Kodak Retina, una 35 mm. a soffietto con obiettivo fisso. I miei primi scatti erano dettati dalla curiosità, dalla voglia di fissare la mia vita di collegio, i miei compagni, le nostre passeggiate e le gite, i muratori che facevano manutenzione (ripensandoci mi sembra di vedere certe foto di Diane Arbus, ma allora non sapevo nemmeno che esistesse). A poco più di vent’anni ho fatto il primo salto di qualità: la mia prima reflex, la mitica Canon ST QL, obiettivo standard da 50 mm e poi lo zoom 70-210 con il quale - a mano libera - ho fotografato Dario Fo sulla scena del teatro, ma anche Pierpaolo Pasolini con Laura Betti, Ettore Scola e Gianmaria Volontè, Marco Ferreri e Jean Luc Godard. Erano i tempi della contestazione della Biennale di Venezia, dell’autunno caldo a Porto Marghera, delle manifestazioni di piazza, e le mie foto apparvero su Panorama ed Avvenire. Accanto al fotogiornalismo stava maturando il mio interesse per le persone: foto di strada, ai passanti, al mercato, alle manifestazioni sportive, alle vecchiette calabresi avvolte nei loro fazzoletti neri. E sempre rigorosamente in bianco e nero, sviluppato nella Paterson e stampato con il mitico Durst nella camera oscura del centro sociale. Il mio blow-up diventava sempre più importante: mi intrigava sempre più il soggetto femminile, e così le mie studentesse, le amiche, mia moglie diventavano modelle. Mi è sempre piaciuto misurarmi con le difficoltà. Ecco allora misurarmi con lo still-life, la natura, i bambini, la foto pubblicitaria, ma la passione era sempre il corpo umano, il corpo femminile: esaltarne la bellezza, mascherarne i difetti (in fase di ripresa, non con PhotoShop), rappresentarne i segreti e la plasticità. Poi è arrivata la privacy. Non si può più fotografare un bambino al parco giochi senza passare per pedofilo, non si può ritrarre una ragazza con meno di 18 anni per non andare in grane legali, non si può più immortalare una donna senza il permesso di marito, fidanzato o genitori di turno. Tutto si è fatto complicato. Se non si può disporre di ingenti somme per ingaggiare delle professioniste, fotografare un corpo femminile in un piccolo paese è quantomai arduo, ed anche la moglie ad un certo punto si stufa di posare. Mi dispiace, mi dispiace molto. Dopo avermi pubblicato un paio di foto, un paesaggio ed un nudo, dopo essere stato in procinto di fare la copertina ad un rivista della Mondadori (chiusa prima di fare lo scatto), dopo aver collezionato lusinghiere critiche da gente che se ne intende, appendere la macchina al chiodo mi dispiace. Ma così è la vita: ogni stagione ha i suoi frutti ed il mondo cambia. Occorre prenderne atto con coraggio.

7 commenti a “L’ultima foto”

  1. Il Clienteil 18 Set 2007 alle ore 05:17

    Posta qualche scatto.

  2. Losteil 18 Set 2007 alle ore 08:18

    Anche io l’avevo appesa al chiodo. Comprai la mia prima macchina a quattordici anni, prima non potevi lavorare, una Canon AE-1 con n 50mm. Una intera estate a fare il cameriere a duecento mila lire al mese dalle sette alle undici di sera. Ci vollero due intere mensilità, con mio padre che mi urlava dietro che ero un deficente, e io duro come un muolo. Soldi miei. Un mare di dia, di provini, di carta fotografica tutto ammucchiato nel garage. Tutto abbandonato. Poi cinque anni fa ho ricominciato. Quindi mi sentirei di aggiungere al tuo titolo “… per ora”.
    Saluti, Marco

  3. Gallinavecchiail 18 Set 2007 alle ore 11:08

    Da fotografa appassionata mi viene spontaneo dirti… mai dire mai. La passione per lo scatto è dura a morire.
    Ciao
    Gallina

  4. la conigliail 18 Set 2007 alle ore 13:09

    concordo con gallina, mai dire mai! e concordo anche con il cliente…ci mostri le tue opere?

  5. Mauriceil 18 Set 2007 alle ore 16:40

    Con l’avvertenza che si tratta di scannerizzazioni di stampe o di dia, quindi al secondo o al terzo passaggio, ci sono un po’ di foto nella pagina “Immagini mie”, sulla sidebar di sinistra.

    @ Marco: complimenti, vedo che molti ti stanno nominando su BlogCafè. Te lo meriti.

  6. Losteil 18 Set 2007 alle ore 23:21

    Ho visto, ma mi sembra che anche tu sia della partita :)))
    Ciao
    Marco

  7. MisterQil 19 Set 2007 alle ore 13:34

    Dopo anni a girare con una Nikon rubata ai miei, chili di obiettivi e fatica pura, avevo lasciato perdere anche io, piano piano.
    E anche la Digitale mi sembrava o troppo giocattolo o di nuovo troppo pesante ed impegnativa. Poi mi è capitata tra le mani una Canon piccolina ma non troppo, senza obiettivi da cambiare ma con tutte le regolazioni in manuale (se uno vuole). Non è ancora ritornata la Passione, ma la gioia di un’inquadratura riuscita è sempre la stessa.

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