Set 19 2007
Rompere la catena
Ma quanto ci voleva a capirlo? Ho perso la memoria, ma ricordo di averne già parlato mesi e mesi fa: il web è fantastico perché si trova tutto, ma mi piacerebbe avere qualche lettore in più, ma soprattutto qualcuno che raccogliesse qualche idea buttata lì a caso e passasse ai fatti.
La notizia arriva da Kataweb: i contadini - certi contadini di Taranto - si sono svegliati, hanno aperto il rubinetto ed hanno scoperto l’acqua calda. L’insalata parte dai campi ed arriva in tavola dopo aver superato svariati percorsi ad ostacoli, con il prezzo che nel frattempo è lievitato come una massa per rosette. Soluzione: facciamo tabula rasa degli ostacoli, alziamo il prezzo all’origine e lo abbassiamo sulla tavola. In altri termini: il contadino si attrezza di camioncino, di furgoncino, di risciò, porta la sua insalata al mercato e la vende direttamente alla casalinga di Vigevano. La soluzione comporta
- prodotto freschissimo
- eliminazione di tutte le intermediazioni con i relativi aumenti di prezzo
- maggiore guadagno per il produttore
- risparmio per il cittadino
- eliminazione di tutti i costi aggiuntivi di trasporto
- valorizzazione dei prodotti tipici locali.
I farmers market, come li hanno chiamati qui, o i public market - come li chiamano negli Stati Uniti - li ho visti sette anni fa a Portland, nel Maine. Agricoltori, allevatori, pescatori, ma anche panettieri e pasticceri: tutti (quelli che ci stanno) portano le loro specialità sui banchi del mercato pubblico, e le vendono direttamente. Risultato: 10 dollari per un’oncia (due chili e mezzo, circa) di aragoste. Questa è la linea da seguire. Durante i mesi di luglio ed agosto al mio paesello il sabato fanno il "Mercatino del contadino", un timido tentativo di spezzare la filiera degli intermediari e portare formaggi, mieli, confetture ed altre bontà direttamente in piazza. Si tratta più che altro di una manifestazione turistica, ma così dovrebbe funzionare tutto l’anno. Personalmente, per la mia cucina il problema l’ho risolto all’origine, rifornendomi direttamente dal produttore: l’orto di famiglia o il contadino che mi porta fragole ed altri frutti di bosco, un’amica con ceste di asparagi selvatici o lo zio con montagne di zucchine, di mele e di pere, la plonger con le ortiche o un’altra zia con i cetrioli ed i pomodori. Ora sto pensando di acquistare una serra per avere basilico, prezzemolo ed altre erbe aromatiche anche sotto la neve. Mi manca solo la collaborazione della (futura) dottoressa in erbe.



























