Archive for Ottobre 9th, 2007

Ott 09 2007

Bamboccione a chi?

Published by Maurice under Costume & Società, Temps perdu

Il blog ha di bello che ci sono i commenti, e spesso un commento dà lo spunto per altre considerazioni. E’ il caso del commento di Loste al post di ieri. Il mio caro amico concludeva dicendo "si debbon fare le valigie e partire, con tutto quello che ne consegue". A freddo voglio dire la mia sui bamboccioni. Ne hanno già parlato in molti, compresa la Coniglia che portava tutta una serie di argomentazioni basate sulla sua esperienza personale che comprendo benissimo e condivido. yuppie-2.jpgL’espressione del ministro, chiariamolo subito a scanso d’equivoci, non è stata molto felice soprattutto di questi infausti tempi, dove tutto si regge sulla polemica. L’avesse detto un’altra personalità ancora più autorevole quindici anni fa, non sarebbe successo nulla, ma oggi che l’unica modalità d’espressione è la volgarità, indicare come bamboccioni i figli di mamma e papà che non possono o non vogliono togliersi dalle scatole, non è stata un’idea brillante. Come la Coniglia mi rifaccio anch’io alla mia esperienza. Mi sono sposato (la prima volta) a ventidue anni, perché ci amavamo, ma anche per andarcene di casa. Allora le convivenze erano rare, anche fra i più aperti mentalmente e socialmente, quindi l’unica via era il matrimonio. Se avessi voluto chiudermi la porta di casa alle spalle, da solo, anche allora non avrei potuto farlo, esattamente come oggi. L’affitto assorbiva un quarto del mio stipendio, poi c’erano le spese condominiali (riscaldamento compreso), e tutto il resto. Pur lavorando in due senza prole, anche allora arrivavamo a fine mese giusti giusti. Per onestà bisogna dire che non ci facevamo mancare niente, ma non esistevano i costi per telefonino, abbonamenti per digitali e satelliti, pc, voli internazionali anche se lowcost, e tutto il resto che conosciamo. Francamente ammettiamo che avere una casa gratis, senza affitto o mutuo da pagare, avere qualcuno che lava e stira gratis, che prepara dei pasti caldi e sani come quelli della mamma, non è proprio uno svantaggio. Se a questo assommiamo i brunch, la disco con gli amici, l’happy hour, il SUV, i fine settimana in Riviera, le settimane bianche, il rafting con gli amici, la scarrozzata a Londra, Parigi o New York, (non voglio neanche pensare a qualche striscia), allora anche la scomodità di non aver un letto matrimoniale dove portare la sguincia di turno val bene la candela. In tempi molto più recenti rispetto ai miei, a ventitré anni mio figlio ha fatto lo zaino e se n’è andato da solo a Parigi, ad imparare un mestiere. Ora ha un lavoro, ha una compagna, lavorano entrambi nella ristorazione (è un vizio di famiglia!) e guadagnano bene, ma vivono in un pied-à-terre umido di trenta metri quadrati, con mobili recuperati in strada, piatti, bicchieri e pentolame che i ristoranti dove lavorano volevano buttar via. E, come lui, c’è ancora qualcuno al giorno d’oggi che si prende i suoi coltelli, fa la valigia, e va a fare quattordici ore al giorno in una torrida, puzzolente e fumosa cucina per 1200 euro al mese, senza giorno di riposo settimanale. Quello che voglio dire è che ci sono situazioni oggettive che non permettono ai giovani di rendersi autonomi, prima fra tutte la legge Biagi. Ma, ammettiamolo, dal vocabolario di tutti noi - giovani e meno giovani - è stata cancellata la parola sacrificio, e tutti i suoi sinonimi. La mia generazione è stata bollata come quella del tutto e subito. Mi sa che chi è venuto dopo ci ha battuti sonoramente.

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