Ott 15 2007
Tempi d’oro in arrivo
Si chiama Taq1 A1 e la sua scoperta, pubblicata sulla rivista Behavioral Neuroscience, è frutto del lavoro dell’università statunitense di Buffalo e della State University di New York, coordinato da Leonard Epstein. Analizzando il materiale genetico, le abitudini alimentari e la passione per il cibo di un gruppo di volontari, obesi e non, i ricercatori hanno visto che coloro che mangiano di più, e quindi molti tra gli obesi, sono quelli con meno recettori per la sostanza che è considerata il messaggero neurochimico del piacere, la dopamina. Gli studiosi hanno scoperto così che a fare la differenza nella quantità di cibo si tende a mangiare é proprio questo gene, al quale si deve la produzione dei recettori, chiamati D2, che si legano alla dopamina.
Questa notizia diramata dall’Ansa, e ripresa anche dai tg, è correlata alla cura contro l’obesità. Ma, da cuoco, mi sia permesso vedere il rovescio della medaglia. Gli affari non vanno tanto bene? Siete stufi di aver gente che prende un antipastino ed un dessert e basta? Bene, cuochi di tutto il mondo, il rimedio è arrivato. Una dose di Taq1 A1 nel piatto ed il gioco è fatto. Si preparino i clienti, volenti o nolenti, a pranzi e cene luculliane con pagamento con carta di credito platino. Le due fettine di crudo con un’insalatina rimarranno nell’archeologia gastronomica. Fra poco, cioè quando entrerà in commercio, accanto agli spaghetti Barilla e alla passata Mutti troveremo nelle cucine quantità industriali di pillole arancione, già triturate ovviamente. Il segreto dello chef non sarà più il dado Knorr ma la polverina magica. I signori del tavolo 7 hanno ordinato il menu degustazione: ok, per loro niente Taq1 A1. Quelli del tavolo 11, invece, vogliono restar leggeri: ragazzo, doppia dose all’11. Ed il leggero diventa un antipasto, due primi, due secondi ed una rassegna abbondante di dessert. Pasti gonfiati per incassi gonfiati. Me l’immagino già i commenti il giorno dopo. "Siamo usciti per mangiare un boccone, ma poi ci siamo ritrovati a far fuori anche i piatti. Non so come mai, ma in quel ristorante fanno da mangiare che non riesci più a smettere". Si aprono tempi d’oro per chef e patron, finalmente pagheremo fior di tasse volentieri, visti gli incassi. Io sto già pensando di far invidia ai parigini: apertura solo alla sera, cinque giorni alla settimana, due mesi di ferie all’anno garantite. Finalmente cominceremo anche noi a goderci un po’ la vita.




























Secondo me i recettori in questione non fanno parte del dna, ma sono una dote, come dire, ambientale. La funzione fa l’organo, il cervello deve ricevere stimoli adeguati. Insomma pappabuona.
Questa cosa mi inquieta alquanto…giuro! Però vista dal punto di vista di uno chef non è male :)
Certe pillolozze bisognerebbe darle a certi cuochi che con la scusa del :
“Siete qua per degustare, non per saziarvi” , ti fanno alzare dal tavola con una fame che non ci vedi…
Ho ancora stampato in testa un pranzo in un pluristellato… concluso in autogrill con un Camogli addentato con rabbia.
Mitici anni ‘80 !
:)
‘Sta storia della pillola della fame ovviamente lascia basiti. Se dovessimo badare a queste “scoperte” ci occorre la pillola per dormire, quella per restar svegli, quella per rimanere giovani, quella per il sesso, quella per la fame, quella per digerire, quella per la felicità… e chi più ne ha più ne metta.
Ma perchè non tenerci le nostre magagne? Anche alle Isole Vergini dopo un po’ non se ne può più del tempo perennemente bello.