Ott 19 2007
Ritorno dal nord
Premessa di servizio. Può essere che nei prossimi giorni io non sia puntuale agli appuntamenti quotidiani; ciò dipenderà dagli impegni lavorativi ed extra, e dalle bizze del mio pc, che ogni tanto si autosospende.
Sono riuscito a rientrare in tempo per buttare giù due righe. Lo dico sempre al mio Capo: nella vita bisogna provare tutto, almeno una volta. Come dice Marzullo, meglio vivere di rimorsi che di rimpianti. Così anch’io - pur senza occhio nero ed impermeabile bianco - mi sono sobbarcato cinque ore di viaggio, tra andata e ritorno, ed ho provato l’ebbrezza dell’Ikea almeno una volta nella vita, compreso antipasto di salmone, involtino di renna, paella svedese e polpettine Ikea. Qui siamo nel mio campo. Per 21 euro in tre si può anche sfidare il menu nordico per una volta, anche se il ricordo del pranzo è durato fino a tardo pomeriggio. Potevo già supporre come lo chef prepara il menu ogni giorno per centinaia o migliaia di visitatori, ma la cosa più divertente è stata osservarlo fare i dessert di fronte ai clienti: ha aperto una bella scatola, ha estratto una forma di tortine surgelate, le ha spezzate in rettangolini già segnati, ed ha così confezionato il piatto. Lungi da me il dire che i surgelati non siano buoni, ma una migliore discrezione non avrebbe guastato. Per il resto, avendo fatto la Ikea Card, ho ricevuto in omaggio anche il caffè in bicchierino di carta, ecologica però. Ho acquistato alla modica cifra di 3,99 euro il contenitore che vedrete in trasmissione martedì prossimo, un grande orologio da parete per la cucina a 14,95 e due taglieri pesantissimi in legno massiccio a 8,49. Un po’ di aria svedese anche al lavoro rigenera l’entusiasmo. C’erano anche bei servizi da tavola - oliere, posate, bicchieri, sottopiatti - ma siccome l’obiettivo erano libreria, letto, comodini, materassi, doghe, lampade per gli ex-fanciulli, il reparto pranzo l’abbiamo passato come una retta tangente ad un cerchio. Magari in futuro potremmo tornarci. Anche se il signor Ikea non mi passa un centesimo per la recensione, mi permetto di spezzare una lancia in suo favore. Tornando seri, a prescindere dalla qualità, dal design e dal prezzo degli articoli, bisogna riconoscere che un aspetto positivo è la trasparenza. Volendo leggere i cartellini espositivi, si può apprendere di che materiale sono costruiti, se è riciclabile o no (con ammissione implicita che prima o poi verranno buttati via), come vanno puliti, cosa è compreso ma anche quello che non è compreso nel costo. Insomma, penso che le associazioni dei consumatori non abbiano di che lamentarsi. Ottimo il personale di vendita. Da parte della giovincella al mio seguito ho sentito solo commenti estasiati sulle qualità estetiche degli Ikea-men, qualità che devono contare parecchio nel curriculum personale. Massima gentilezza e disponibilità, frutto non casuale, ma conseguenza di pesanti corsi di addestramento interno. Al bar le banconiste, se chiedi qualcosa che preveda tre oggetti (un caffè, un cappuccino ed una brioche, ad esempio) si precipitano a prendere e porgerti un vassoietto targato Ikea ovviamente: "Forse un vassoio le farà comodo, signore, se vuole accomodarsi al tavolo". Mi è piaciuto il modo con cui ti dicono "Svegliati! I cassettoni li hai già passati: torna indietro al reparto XY, rinco!"; in Ikeese diventa: "Se posso suggerirle, i contenitori che lei desidera sono subito dietro l’angolo, a sinistra, signore". Peccato che tutti questi ragazzi e ragazze siano figli di Biagi, e fra sei mesi al massimo saranno tutti a cercarsi un nuovo CoCoCo. Tante potenzialità sprecate. Averne qualcuno in sala, a prezzo Ikea, si potrebbe fare un gran salto di qualità, e quantità di vendite. Peccato che cameriere sia più degradante di commesso.

















































