Ott 22 2007
C come Cinema, Cucina, Cibo
Da La Grande abbuffata a Metti una sera a cena, da Indovina chi viene a cena a Pomodori verdi fritti, da Chocolat a Autunno a New York, fino ai recentissimi Ratatouille e Waitress, in proiezione in questi giorni nelle nostre sale: da sempre il cinema ha preso a piene mani dalla cucina o dal cibo motivi e pretesti per raccontare storie, conflitti razziali, problematiche sessuali, crisi esistenziali e spaccati di vita.
Waitress, Ricette d’amore ha scatenato addirittura la ricetta-mania delle bloggers americane: una decina di siti e blog hanno pubblicato le ricette delle fantasiose torte create da Jenna, interpretata da Kery Russell. Ora ognuna delle ricette descritte al cinema dalla protagonista hanno trovato spazio sulle pagine di internet dedicate alla cucina e sono diventate moda (Ansa). Parafrasando un pessimo slogan pubblicitario, la cucina tira sempre.
Non è il mangiare, come attività primaria del genere umano, che attira i registi, ma i luoghi deputati alla preparazione ed alla consumazione del cibo che diventa lo scenario perfetto per raccontare storie, drammi o commedie.
In cucina, come avviene in tutte le cucine casalinghe o professionali del mondo, ci si racconta, un po’ per socializzare, un po’ per passar meglio il tempo, per scaricare quello che rode dentro, per confessarsi, per farsi una risata, per smorzare la tensione.
In cucina si vive, la cucina è la zona della casa più calpestata. In cucina abbiamo passato tutti i pomeriggi della nostra infanzia, scrivendo pensierini e studiando tabelline, sotto l’occhio vigile della mamma che faceva la maglia, stirava o preparava la cena.
In cucina in genere si mangia, ed attorno al tavolo si unisce la famiglia, si racconta la propria giornata, si discutono i problemi dei figli, si commentano i fatti nazionali ed internazionali. Si discute, magari anche animatamente, ma un fil rouge unisce tutti quelli che sono a tavola: lo stesso cibo che unisce tutti.
C’è stato un tempo che la tavola sembrava un autogrill: chi arrivava mangiava e se ne andava. Spesso questo era dovuto ai diversi tempi lavorativi o scolastici, personalmente però mi sono sempre battuto perchè almeno la cena fosse un momento di comunione familiare, un ritrovarsi insieme fuori dal mondo esterno.
Per molte persone la cucina è anche una palestra dove mettere a (dura) prova le proprie abilità intellettuali e manuali. Preparare un buono e bel piatto per sè o per gli altri non è poi così semplice: ci sono molte donne che di fronte ad una ricetta impallidiscono e gettano la spugna ancora prima di cominciare. Altre la vivono come sfida, e ci mettono anche l’anima per far lievitare bene una torta o cuocere a puntino un uovo alla coque.
Se la camera da letto è il basso ventre, la cucina è sicuramente il cuore della casa.
| Per il noto impegno, nei prossimi due giorni non potrò pubblicare il consueto post. A mercoledì. |




























un mio amico vive in un gigantesco loft occupato per metà dalla cucina. grande, luminosa, disposta in modo da “guardare in faccia” chi si trova nel salone.
non so se potrò mai permettermi una casa del genere, ma il mio rimpianto più grosso sarà (quasi) solo per una cucina così.
in bocca al lupo!
Non ho voluto la classica sala da pranzo, ma una grande, comoda, luminosa, calda cucina, dove mangiare con la famiglia, ma anche con gli amici. Una grande cucina dove si fa salotto mentre preparo il pranzo o la cena, attorno al tavolo di un caldo colore giallo. E all’eremo la cucina è sempre stata il luogo delle confidenze fra amiche o fra genitori e figli, perchè lassù anche i papà, a volte, si cimentano fra i fornelli, o in quella che in gergo chiami ” la plounge”, ovvero il secchiaio, mentre si lavano i piatti.
Tutti comunque impegnati a preparare qualcosa di speciale da condividere insieme, fosse anche solo una bruschetta, perchè legati da amore, da amicizia, da affetto profondo:
OT: ti ho visto in TV: eri bello come il sole!
A parte gli scherzi, certo che la presenza dell’importante personalità al tuo fianco ha ingessato un po’ la prestazione.
Secondo me non t’ha reso giustizia.
Mia figlia pensava che le cipolle fossero calamari. E quando le ho detto che eri un mio amico ha risposto: non ci credo!
A parte tutto, spero che tu ci dettagli i retroscena!
Oh che invidia! Spero davvero che qualcuno ti metta presto su You tube!
Son tornato sano e salvo. A prestissimo la blog-cronaca.
Mi permetto di aggiungere: ogni volta che vedo frullare il gazpacho in “Donne sull’orlo di una crisi di nervi”, mi sembra di sentire il profumo degli ingredienti, uno per uno. Aglio, peperone, pomodoro…
Odore di Andalusia…