Ott 24 2007
Una mattina in tv
Partiamo da Roma. Erano più di trent’anni che non ritornavo nella Capitale ed i miei ricordi sono stati subissati dalla realtà, non so di chi sia il merito, ma Roma comunque è una gran bella città.
Ricordavo la stazione Termini come una specie di bivacco, ma sia ieri sera sia stamani, quando sono ripartito, ho trovato un posto degno di una capitale europea: niente schifezze, luminosa, accogliente, disponibile a darti quello che ti serve, sia esso un paninone di tacchino, sia che sia un quotidiano.
Roma, a parte le bellezze storiche ed artistiche, mi ha ricordato Parigi, per certi versi meglio di Parigi, rimessa a lucido nei suoi palazzi privati, commerciali o istituzionali.
Una città sicura. In un giorno ho sentito tre sole volte una sirena, ed era sempre quella di un’ambulanza. La polizia ed i carabinieri si vedono, e danno sicurezza, ma non fanno le belle statuine: stavo decidendo quale giornale scegliere quando si è avvicinata la "solita " medicante; il tempo di stendere la mano ed è arrivato un agente che l’ha fatta sgommare.
Credo che effettivamente sia vero che il mondo si presenta come noi ci relazioniamo con il mondo. Se sei ospite in casa d’altri non puoi sputare per terra, devi rispettare i tuoi ospiti, e loro rispetteranno te: a Roma io sono uno dei milioni di ospiti, quindi devo comportarmi da ospite. Ed ecco il romano che si fuma una sigaretta fuori dal bar che ti dà l’indicazione preziosa (ed esatta), la pantera dei CC che ti indica la strada dell’albergo, il cameriere che esce a fumare assieme a te e si concede a confidenze, il tassista che fa da cicerone con discrezione.
Dicono che i romani siano cacciarrosi e volgari, io li ho trovati semplici e disponibili, segno dei tempi che cambiano anche le persone.
Ed eccomi alle 8 del mattino prelevato dall’Hotel a pochi passi da viale Mazzini e via Teulada, e portato a Saxa Rubra. Il centro di produzione Rai si presenta subito nella sua potenza ed ufficialità: uscire dall’auto, passare per il metal detector e quindi alla reception per il pass. Oltre la porta a vetri mi aspetta Francesca in sobrio tailleur blu che ho già sentito per telefono e mi dà il benvenuto; subito dopo incontro Piermaria che mi sta aspettando e sarà il mio prezioso angelo custode, ricordandomi il copione, accompagnandomi nel camerino, elargendomi consigli sul cosa e come fare, bloccando il Maestro per la promessa di una intervista per il blog, dopo la diretta.
Trolley in una mano (ho dentro la divisa ed il resto che mi serve) e valigetta termica nell’altra (ho i miei piatti già pronti), vengo accompagnato nel back stage dove gli addetti stanno preparando le cassette di porri e cipolle. Mi sento già a mio agio, ci diamo tutti del tu, anche se fanno capire che sono io l’ospite: mi serve un piatto fondo per la vellutata, ed ecco che l’addetta mi prende quasi per mano e mi porta in magazzino a scegliere i piatti che preferisco.
Questa è la categoria di persone che fanno vivere i programmi, quelli che non vediamo mai in video, quelli che saltano da una parte all’altra perchè tutto sia televisivamente perfetto. Questo è il punto centrale: tutto è finzione, virtuale, artefatto, ma tutto è naturale, tutto deve sembrare naturale.
Il pesce non è arrivato? Ok. Prendo tre sardine già pronte, quelle che dovevano fare "vetrina", le lavo sotto l’acqua, ed in diretta le reinfarinerò e le rifriggerò, tanto poi non le mangerà nessuno.
Poi c’è la categoria di chi vive di televisione, i divi, quelli che se la tirano, quelli che manco ti degnano di un’occhiata. E chiudiamo qui il capitolo, salvando Eleonora Daniele che alla fine della nostra diretta, mi abbraccia e mi bacia, non so se perchè è andata bene, perchè siamo corregionali o se perchè così si usa in tv. E l’ho conosciuta solo mezz’ora prima, ma per me va benissimo.
C’è una terza categoria di personaggi, quelli che sono di casa in tv ma non vivono di tv.
Come Klaus Davi che sta aspettando il suo turno seduto nella poltroncina. Io entro in studio e mi preparo mettendomi il grembiule ed i guanti; guardandomi intorno i nostri sguardi si incrociano, accenna ad un sorriso e mi saluta con un cenno del capo. L’eleganza ed il bon ton fanno parte del suo DNA.
Come Gianfranco Vissani, ma questo è un capitolo che merita un post a parte.
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Domani sul blog Il mio incontro |
Gente che fa televisione senza che sia la professione, che la sfrutta - nel senso positivo del termine - senza esserne drogato, che ci gioca con piacere ma senza ossessione.
E poi c’è la categoria degli "ospiti" come me, le stelle cadenti che appaiono e scompaiono nel giro di pochi minuti, se non secondi.
Se presa con troppa serietà si rischia di venirne stritolati dalla pseudo notorietà: sono andato in televisione!, ma chi cavolo sei? ma chi ti ha visto? ma chi si ricorda di te dopodomani?
La tv è un palcoscenico, ma non è un teatro dove anche il maggiordomo con una sola battuta alla fine ha la sua dose di applausi. Possono essere anche qualche milione i telespettatori che ti hanno visto, ma rimani un signor nessuno.
Perchè la televisione ha tempi e ritmi che non permettono di star lì a smenartela: tutto è dinamico, tutto corre, e gli ospiti sono un fotogramma nell’insieme dei programmi quotidiani. E’ lo stesso rapporto che c’è tra scrivere per un quotidiano o per Internet: se catturi subito l’attenzione, perchè "buchi" il video, perchè dici cose interessanti, perchè litighi, allora emergi, altrimenti vieni risucchiato nello spazio nero.
E - se si è attenti - la televisione insegna. Insegna appunto i tempi, la sinteticità, l’essenzialità, proprio come in cucina. Non c’è spazio né tempo per i barocchismi.

















































